Gualchiere di Remole, i cittadini chiedono di fermare l'asta

Le offerte sono attese entro il 29 giugno


Le Gualchiere di Remole, di proprietà del Comune di Firenze, si trovano nel Comune di Bagno a Ripoli e sono un esempio dell’archeologia pre-industriale del Medioevo, fonte di quelle ricchezze dell’Arte della Lana che finanziarono la Firenze del Rinascimento.

"In occasione del G7 della Cultura - ricorda un gruppi di cittadini - abbiamo cercato di coinvolgere il Principe Carlo d’Inghilterra notoriamente sensibile al recupero di testimonianze di arti e mestieri del passato. Il Sindaco Nardella gli indirazzava non più di due mesi fa una missiva invitandolo a essere protagonista insieme ai Comuni interessati e lo stesso Unesco, di una task force per recuperare le Gualchiere di Remole.
Fulmine a ciel sereno, pertanto, è apparso il bando d’asta che il Comune di Firenze ha emesso un mese fa per vendere le Gualchiere a soli 2,2 ML semplicemente al miglior offerente, facendo riesplodere in rischio che così facendo il bene possa cadere nelle mani di un acquirente qualsiasi.

Chiediamo pertanto: che sia annullato il procedimento d’asta perché non sarà certo con un’asta per la vendita al miglior offerente dell’intero complesso che risorgeranno le Gualchiere di Remole, che l’Amministrazione fiorentina, di concerto con il Comune di Bagno a Ripoli, individui le funzioni che potrà ospitare, attraverso un progetto di iniziativa pubblica che restituisca al luogo la dignità della sua e nostra storia realizzando un progetto articolato su un mix di funzioni tra loro complementari.

Il gruppo di cittadini "invita tutta la stampa al convegno che si terrà comunque qui il 26 giugno prossimo alle 17.00, presso il Circolo Vie Nuove, al quale parteciperanno, storici, architetti e archeologi di chiara fama. come il Prof. Franco Cardini, l’architetto e urbanista Pietro Laureano (membro del consiglio direttivo dell’ICOMOS), lo storico Prof. Leonardo Rombai e l’archeologo Prof. Guido Vannini dell’Università di Firenze".

La qualità di eccezione del bene culturale

di Leonardo Rombai (Italia Nostra-Sezione di Firenze)

Le Gualchiere di Remole costituiscono l’opificio monumentale trecentesco situato sull’Arno (in riva sinistra, con nella riva destra l’area tra gli abitati di Le Falle e Le Sieci), nell’aperta campagna a monte di Firenze e a circa 10 km dalla città. La fama di tale complesso deriva anche dal fatto che le sue imponenti strutture edilizie e tecnologiche si sono conservate quasi intatte fino ad oggi: in altri termini, le Gualchiere rappresentano un esempio raro nel nostro Paese di impianto industriale tardo-medievale (per tale ragione è inserito negli elenchi dei beni di interesse storico-artistici e architettonici di cui alla legge nazionale n. 1089/1939) ed una testimonianza tangibile della fase di maggior sviluppo dell’industria ed arte della lana fiorentina. C:\Users\Sergio-PC\AppData\Local\Microsoft\Windows\INetCache\Content.Word\gora.bmp

Anzi, si sostiene da parte dell’autorevole fiorentino Istituto e Museo di Storia della Scienza, nella specifica e puntuale scheda on-line Gualchiere di Remole (cui conviene rifarsi, anche se la situazione di fatiscenza e criticità statico-architettonica in essa descritta e denunciata, qualche anno fa, all’attenzione delle competenti istituzioni, attualmente si è ulteriormente aggravata stante il loro colpevole disinteresse), che esse “costituiscono uno dei pochi esempi di opificio industriale di epoca tardomedievale esistenti ancora oggi in Italia, documentando, al tempo stesso, lo sviluppo raggiunto dalla manifattura laniera fiorentina. L’intero complesso delle opere idrauliche è rimasto sostanzialmente inalterato [...]. Si tratta di un complesso che la presenza di due torri, l’assenza di discontinuità nella struttura muraria dell’edificio prospiciente l’Arno, e la successione seriale degli ambienti rende suggestivo ed unico. Da anni si tratta di un progetto di musealizzazione, finora nemmeno avviato.

Lo stato attuale del complesso è di enorme degrado. Gli ambienti del corpo turrito, anticamente destinati ad accogliere i macchinari, sono completamente in disuso e quasi impraticabili per la presenza di materiale alluvionale; rimangono utilizzati come abitazioni il borgo e i piani delle torri.

La mancata manutenzione del complesso ha innescato un processo di degradazione che tende ad aumentare in modo esponenziale: ostruzione delle vie di uscita dell’acqua con crescita di vegetazione e accumulo di materiale alluvionale; fenomeni di infiltrazione di acqua meteorica; fenomeni di marcescenza delle canalizzazioni di scolo”.

Uno schizzo storico del complesso industriale

Stante l’importanza storica delle Gualchiere, non c’è da meravigliarsi del fatto che pochi monumenti fiorentini e toscani hanno attratto così tanto interesse da parte degli studiosi e dei laureandi – numerose sono state, infatti, le tesi di laurea discusse specialmente nelle Facoltà di Architettura e di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze (come, a puro titolo di esempio, rispettivamente quelle di Massimo Casimirri, Proposta di restauro e di ricomposizione museale delle Gualchiere di Remole, anno accademico 1975-76, relatore prof. F. Gurrieri, e di Antonella Valentini, Le Gualchiere di Remole: analisi della fabbrica e progetto di restauro con ipotesi di riuso museale, anno accademico 1994-95, relatore prof. G. Cruciani; e di Cinzia Cosi, Gualchiere di Remole. Un’industria nel basso Medioevo fiorentino, anno accademico 1997-98, relatore prof. G. Vannini) – come nel caso del nostro monumento negli ultimi venticinque anni.

Una di queste recenti ricerche, quella assai documentata di Lorenzo Fabbri (2004), ha fatto finalmente e definitivamente chiarezza sull’origine delle Gualchiere, dimostrando che esse (insieme con l’imponente pescaia sul fiume e la gora di derivazione delle acque) furono costruite ex novo nel 1326 dalla potente famiglia Albizzi, che nel corso di quello stesso secolo arrivò a controllare vari analoghi impianti e a consolidare in tal modo la posizione di preminenza tra i lanaioli fiorentini.

E’ noto che Firenze si dotò di gualchiere alimentate dall’Arno nell’ambito urbano fin dal XIII secolo almeno, ma gli impianti più importanti per la gualcatura della lana (operazione complessa ma indispensabile per far conferire ai panni particolari qualità di compattezza, resistenza e impermeabilità) – specialmente dopo la terribile piena del 1333 che distrusse vari opifici urbani – furono localizzati sempre lungo il corso del fiume ma a monte della città, e precisamente nel tratto compreso tra Rovezzano e Pontassieve. Si venne qui a costituire un vero e proprio ‘distretto’ industriale con il settore manifatturiero più vitale nell’Europa del tempo: infatti, le gualchiere di Remole, poste sulla riva sinistra, quelle di Quintole, del Girone e di Rovezzano, ubicate sulla destra, dettero luogo ad un bacino produttivo che occupava sostanzialmente una non esigua porzione della valle dell’Arno, organicamente connessa sia al complesso delle risorse idroenergetiche dell’area, sia al vicino mercato e centro finanziario urbano.

La presenza ancora oggi di queste strutture produttive, ed in particolare di quelle di maggiore rilevanza, di Remole appunto, che si percepiscono come una sorta di piccolo castello (con due torrioni con merli guelfi e con piazzale interno), rappresenta una testimonianza concreta degli alti livelli di produttività raggiunti dall’economia fiorentina laniera nel basso medioevo: una produttività così elevata da far pensare ad una organizzazione di tipo industriale moderno.

Il periodo cronologico in cui avviene la comparsa di tutte queste gualchiere sembra identificabile nei primi anni del XIV secolo anche se, già nel secolo precedente, è attestata la presenza di mulini nell’area extraurbana a monte della città, e precisamente nel popolo di San Jacopo al Girone, di San Pietro a Quintole e nella borgata di Rovezzano. Risalgono infatti alla seconda decade del XIV secolo alcune dichiarazioni catastali che attestano una graduale vendita delle gualchiere del Girone a Filippo degli Albizzi da parte della famiglia Donati. In questi documenti i ceppi delle gualchiere rappresentavano l’unità di vendita e di affitto dell’edificio, ciò che sta evidentemente ad indicare che, all’interno della preesistente struttura molitoria andante ad acqua, si trovavano già delle gualchiere.

Riguardo a Remole, la presenza delle due torri merlate e delle mura anch’esse coronate da merli, che chiudono il cortile delle Gualchiere, ha portato molti studiosi ad identificarle come la trasformazione successiva di un antico insediamento fortificato. Archeologicamente (e ora anche storicamente, grazie al recente studio di Fabbri già citato) è possibile affermare, invece, che l’intero edificio venne progettato e costruito in un unico momento – il 1326 – proprio come opificio idraulico. La presenza della cinta muraria con due porte di accesso aveva solo lo scopo di proteggere il complesso edilizio delle gualchiere e gli ambienti contigui adibiti a magazzini e abitazioni dagli assalti notturni che avvenivano in tali opifici da parte di malintenzionati, per derubare i panni di lana che rappresentavano, all’epoca, una merce assai preziosa.

A rafforzamento dell’importanza delle Gualchiere c’è da sottolineare il fatto che la maggior parte delle pescaie fluviali medievali sono oggi scomparse: solo la pescaia di Remole ha conservato le caratteristiche tecniche di questo tipo di sbarramento, mentre quella del Girone è stata completamente

ricostruita, anche se i documenti della Camera di Commercio, risalenti all’Ottocento, attestano una struttura simile a quella descritta. Delle altre pescaie, come degli altri impianti idraulici all’interno della città, distrutti dalla già ricordata piena del 1333, si sa che non ne venne consentita la ricostruzione se non oltre duemila braccia (un braccio 0,55/0,58 cm) sopra il ponte di Rubaconte, oggi ponte alle Grazie, ed a quattromila braccia dal ponte della Carraia.

Collegata all’antica pescaia di Remole si trova pure un’apertura detta la ‘foderaia’ (anch’essa l’unica rimasta sul fiume), una struttura con la funzione di agevolare la navigazione dell’Arno, permettendo il superamento del dislivello creato dalla pescaia medesima. Il suo nome deriva da ‘fodero’, una specie di rudimentale zattera costituita da tronchi e travi di abeti legati insieme, che dal Casentino (porti di Pratovecchio e Poppi) e dall’area di Vallombrosa (porto di Sant’Ellero) raggiungeva Firenze sfruttando il fiume come via di trasporto.

La gora è invece un canale artificiale che collega la pescaia con l’opificio, in cui scorre l’acqua deviata dal fiume allo sbarramento, mediante un piccolo edificio con cateratta tuttora ben conservati (la “Casellina” dove abitava il custode). La sua funzione era quella di alimentare il macchinario con un flusso d’acqua sempre costante poi inviata a pressione ai meccanismi o ritrecini che dovevano azionare i magli, peculiarità fondamentale per una migliore resa di questa e che il carattere torrentizio dell’Arno non avrebbe permesso.

Il complesso industriale di Remole era dotato poi di un traghetto che lo congiungeva all’altra sponda nell’area tra gli abitati di Le Falle e Le Sieci (dove, non a caso, sorge l’antica pieve di Remole), detto la ‘Nave ai Martelli’; questa struttura di passaggio era utilizzata pure per imboccare la tradizionale via di transumanza dall’Appennino fiorentino, detta Maremmana, che poi, dalle Gualchiere, saliva per Remoluzzo al Poggio di Firenze per il Chianti. In tal modo, specialmente attraverso il traghetto, l’impianto industriale idraulico era collegato alla città, grazie alla presenza nella sponda a nord del fiume dell’antica strada detta oggi aretina-forlivese.

E’ evidente che l’esistenza di più centri di produzione dei panni di lana, abbastanza vicini tra loro, ha determinato lo sviluppo di una viabilità che permettesse collegamenti il più possibile veloci tra Firenze (sorta di “bottega centrale”) e le strutture in cui si svolgevano le diverse fasi della lavorazione. Come già enunciato, le quattro gualchiere a monte di Firenze, compresa quella di Remole, erano collegate alla città dalla via denominata “Forlivese per Pontassieve e Dicomano” che compare, già nel 1280, classificata tra le dieci vie “maestre” che si originavano dalla città. Si tratta dell’attuale via Aretina che corre lungo la sponda destra dell’Arno e che unisce ancora oggi Firenze a Pontassieve. Per raggiungere le gualchiere di Remole, che si trovano sulla riva opposta, era dunque necessario lasciare la strada Forlivese alla Nave ai Martelli ed imbarcarsi sul traghetto.

Sembra che, inizialmente, il primo tratto di questa strada percorresse il territorio di Ripoli sulla riva sinistra, a causa del carattere paludoso del terreno al di là del fiume, e che poi si ricongiungesse alla riva destra dell’Arno attraverso il ponte (poi guado) che collegava Candeli con Il Girone; infine la strada proseguiva sulla sponda destra fino a Pontassieve. Quando negli anni a cavallo tra il ‘200 e il ‘300 iniziarono i lavori di bonifica delle zone pianeggianti, forse perché aumentò la necessità di collegamenti più diretti tra Firenze e la sua campagna, venne costruito il tratto di strada vicino alla città sulla stessa sponda. Un’importante copia seicentesca del Libro Vecchio di Strade, nell’originale datato con certezza al 1461, dimostra che nel XV secolo l’assetto stradale non era cambiato. Infatti il documento descrive una strada maestra che, sulla sponda destra del fiume, collegava Firenze con Pontassieve; tra i popoli che attraversava si trovano citati anche quelli dove erano collocate le quattro gualchiere.

Non è da escludere, comunque, che già nei secoli XIV-XV potesse esistere anche un tracciato viario secondario e alternativo sulla riva sinistra dell’Arno, attraverso il piano di Ripoli, che, successivamente (pare intorno alla metà del XVI secolo), con il procedere della sistemazione fluviale, della bonifica e della colonizzazione agraria nell’area, assunse l’aspetto moderno della strada da Firenze per i monasteri di Candeli e di Rosano.

Quanto alle Gualchiere di Remole, si sa che – sotto gli Albizzi (come attesta un documento del 1425) – esse potevano contare su vari mulini da cereali e su almeno sei pile di gualchiere, di cui una sotto la torre di verso Firenze e cinque nella chasa di Remole. Nel 1541, esse furono acquistate dalla potente Arte della Lana che gestì la produzione fino alla soppressione della corporazione (con tanto di costituzione della moderna Camera di Commercio) in base ai provvedimenti liberistici del granduca Pietro Leopoldo di Lorena nel 1770.

Sotto la gestione dell’Arte, le capacità produttive dell’opificio (già allora affidato alla famiglia Del Soldato che vi sarebbe rimasta ininterrottamente fino al 1977) si accrebbero ulteriormente: nel 1610, alcuni mulini furono trasformati in gualchiere e il complesso arrivò a disporre di 19 pile.

Tra l’altro, le turrite Gualchiere di Remole compaiono in una bella e raffinata veduta in bianco e nero dell’Arno del 1629 (attribuita a Giulio Parigi) (Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria degli Uffizi, n. 151P).

Nel 1708, l’Arte avviò un importante adeguamento tecnologico trasformando le 19 pile tradizionali in tre pile all’olandese, “apparati molto sofisticati e migliori dal punto di vista tecnico, capaci di garantire risultati qualitativamente ottimi. Dopo il 1770 [...], per le Gualchiere di Remole si presentano tempi non felici e alterne vicende: venne dato un nuovo impulso all’attività di gualcatura, fu collocata un’altra macchina che avrebbe dovuto rivoluzionarne l’economia e che invece, non portando i risultati previsti, fu demolita” dopo pochi anni. Nel frattempo (tra il 1781 e il 1812), le Gualchiere passarono – dalla Camera di Commercio che le avevano avute in consegna nel 1770 – al patrimonio della cattedrale di Santa Maria del Fiore ossia all’Opera del Duomo (Cosi, 2000, p. 23). In questo periodo venne costruita una nuova gualchiera all’Olandese, con il fabbricato addossato alla torre che guarda Firenze; come dimostra la mappa del Campione di Strade della Comunità del Bagno a Ripoli disegnato nel 1785-91 da Vincenzo Del Conte ed Emanuele Fiorini, allora il complesso edilizio aveva già maturato la conformazione a borghetto incastellato con le due porte di accesso verso Firenze e verso Rosano. Ben visibili sono anche la pescaia sull’Arno con la presa d’acqua al casotto (detto La Casellina) e la lunga gora (Guerrini, 1990, p. 82).

Nel 1812, sempre sotto la dominazione napoleonica, le Gualchiere furono riprese in consegna dalla Camera di Commercio di Firenze che le possedette fino al 1914-18, quando furono acquistate (insieme a quelle del Girone) dal Comune di Firenze cui ancora oggi appartengono.

“Dal 1851 molti locali all’interno del complesso vennero modificati; decaduta infatti l’industria laniera fiorentina gli stabilimenti di Remole furono adattati per ospitare una gran quantità di mulini a ritrecine con delle trasformazioni strutturali come la sostituzione con delle volte a botte in mattoni pieni degli impalcati negli ambienti del piano dei ritrecini. Nel 1863, accanto alle due gualchiere all’olandese, erano presenti 13 mulini, installati per soddisfare le accresciute esigenze alimentari di Firenze”.

L’attività del complesso ancora industriale delle Gualchiere fu favorita dalla costruzione (ultimata nel 1880) della strada rotabile Firenze-Rosano, del tutto nuova nel tratto tra Vallina e Rosano. Questo bene – inserito nell’ambiente fluviale circostante (fruito per lavaggi di panni e per bagnature) e con l’animazione sociale prodotta dalle lavorazioni e dalla fruizione del traghetto detto Nave ai Martelli – è raffigurato in tutta la sua imponente mole vista dalla sponda opposta e dal cortile interno, in una serie di suggestive e nitide fotografie scattate intorno al 1900 (già dal 1902 furono utilizzate per farne cartoline postali) dall’orafo fiorentino Alfredo Bianchi (edite in Guerrini, 1990, pp. 43, 67, 83, 85 e 96).

Con l’acquisto nel 1914-18 da parte del Comune di Firenze (che inizialmente prevedeva di riconvertire il complesso per la produzione di energia elettrica, o comunque per servire all’industrializzazione della città), la residua gualchiera venne demolita per dar luogo ad un colorificio con molitura della calce; i mulini continuarono a far girare le grandi macine di pietra alberese, ma il Comune di Firenze si disinteressò gradualmente dell’immobile.

Nel 1944, i tedeschi distrussero le due porte di accesso al complesso edilizio dalla tipica conformazione castellana. Nel 1950, nell’area circostante venne installata una draga per lo sfruttamento dei preziosi e pregiati depositi alluvionali fluviali per la loro utilizzazione nell’industria edilizia; l’esportazione avveniva a mezzo numerosi camion che transitavano proprio nel cortile dell’antico complesso industriale, con quale impatto sulla statica del monumento non è dato sapere (l’attività venne sospesa solo alla fine degli anni ‘80). L’inondazione del 4 novembre 1966 distrusse il traghetto con il suo approdo, danneggiando anche l’antico complesso industriale, i cui residui quattro mulini continuarono tuttavia a funzionare fino al 1977 (quando cessò l’attività il Del Soldato) e fino al 1984 (quando si ritirò anche il Cioni) (Armanni, 1999; www.cinqueverditerre.it).

Redazione Nove da Firenze