Furti di identità e frodi creditizie: ecco dove e chi rischia

Il maggior numero di frodi è stato registrato nella provincia di Firenze


L’Osservatorio sui Furti d’Identità e le Frodi Creditizie, realizzato da CRIF e giunto alla 24^ edizione, nell’ultimo aggiornamento stima che nell’intero anno 2016 i casi di frode creditizia o emissione di cambiali e assegni a nome altrui perpetrati mediante furto di identità siano stati più di 26.100, con una perdita economica che supera i 152 milioni di Euro. Il dato, in ulteriore crescita a fronte dei circa 25.300 casi rilevati nel corso dell’anno precedente, conferma un fenomeno in costante espansione.

L’Osservatorio CRIF prende in esame le frodi creditizie perpetrate attraverso un furto di identità, con il successivo utilizzo illecito dei dati personali e finanziari altrui per ottenere credito o acquisire beni con l’intenzione premeditata di non rimborsare il finanziamento e non pagare il bene.

La ripartizione percentuale delle frodi per regione mostra una maggiore diffusione di questo fenomeno criminale in Campania, Lombardia, Sicilia e Lazio mentre il maggior incremento rispetto al 2015 si registra in Umbria con un eloquente +29,2%.

Per quanto riguarda la Toscana, nel corso del 2016 sono stati rilevati 1.469 casi: il maggior numero di frodi è stato registrato nella provincia di Firenze, con 371 casi che la portano ad occupare la 14^ posizione nel ranking assoluto, seguita da Pisa, con 211 casi. Grosseto è invece la provincia meno colpita da questo fenomeno criminale, seppur con 50 casi registrati.

Pistoia, in particolare, ha fatto segnare un significativo incremento, con un +14,4% rispetto all’anno precedente.

Il profilo delle vittime

Lo studio di CRIF evidenzia che la maggioranza delle vittime sono uomini (nel 64,3% dei casi per la precisione) mentre relativamente alla distribuzione delle frodi per classi di età, quella in cui si rileva il maggior numero di casi risulta essere ancora una volta quella compresa tra i 41 e i 50 anni, con il 26,3% del totale.
Il maggior peso delle classi più mature trova spiegazione nella tendenza da parte dei frodatori a individuare vittime che si caratterizzano per stabilità reddituale, una storia creditizia consolidata ed elevata propensione agli acquisti di beni durevoli. Da sottolineare, però, come la fascia di età nella quale si rileva il maggior incremento sia quella degli under 30 (+11,3%) a dimostrazione che, rispetto a quanto si potrebbe pensare, i giovani spesso si caratterizzano per abitudini poco prudenti e una ridotta attenzione verso comportamenti virtuosi che potrebbero contribuire a ridurre il rischio di subire un furto d’identità finalizzato a realizzare una frode.

La tipologia di finanziamento oggetto di frode

Dall’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio di CRIF emerge che il prestito finalizzato continua ad essere di gran lunga la tipologia di prodotto di credito maggiormente colpito: il 64,27% dei casi, infatti, riguarda questa forma tecnica.

In linea con il trend degli ultimi anni, si registra un aumento significativo per le frodi perpetrate sulle carte di credito (+79%), che arrivano a spiegare il 18,5% dei casi totali.

Fonte: CRIF

La tipologia dei beni oggetto di frode

Nell’ambito dei prestiti finalizzati, il 39,8% dei casi di frode creditizia rilevati nel corso dell’ultimo anno ha avuto per oggetto l’acquisto di elettrodomestici; una quota rilevante ha riguardato anche i comparti auto-moto (12,1%), le spese per la casa immobili e ristrutturazione (10,4%) e l’arredamento (8,9%) e gli articoli di elettronica, informatica e telefonia (6,2%).

Rispetto ai volumi di prestiti finalizzati erogati spicca però l’elevata incidenza delle frodi che coinvolgono il settore travel & entertainment e quello delle spese per la casa.

La distribuzione delle frodi per fascia d’importo

Relativamente alla distribuzione delle frodi per importo, dallo studio CRIF emerge che nel 2016 il 20,9% dei casi ha riguardato un valore inferiore ai 1.500 Euro (con un peso di questa classe in calo del -36,3% rispetto all’anno precedente) ma il 13,5% dei casi ha visto un importo superiore ai 10.000 Euro.

Nel complesso, nell’ultimo anno sono cresciuti soprattutto i casi di importo compreso tra 1.500 e 3.000 euro (+57,1%) e quelli tra i 5.000 a 10.000 (+21,4%).

I tempi di scoperta

I tempi di scoperta delle frodi nell’ultimo anno sono rimasti pressoché stabili rispetto all’anno precedente, con circa il 50% dei casi che viene rilevato entro i primi 6 mesi.

Va però sottolineato come il 19,3% delle frodi venga scoperto addirittura dopo 3 anni o più, con una impennata dei casi di detection superiore ai 5 anni (+26,8%). È evidente che tanto più tempo passa dopo l’evento fraudolento quanto maggiori saranno i disagi che la vittima dovrà sostenere a causa delle crescenti difficoltà nel ricostruire la vicenda e individuare i responsabili.

Tipicamente l’ignara vittima scopre di aver subito una frode nel momento in cui riceve il sollecito da parte di un istituto di credito o di una società di recupero per il pagamento delle rate del finanziamento attraverso il quale sono stati acquistati beni o servizi a suo nome.

Risulta però in crescita il numero di soggetti che rilevano la situazione anomala attraverso l’attenta verifica dei propri estratti conto oppure grazie a sistemi di alert che segnalano tempestivamente indebite transazioni o l’accensione di un finanziamento a proprio nome.

Andando a verificare i tempi di scoperta rispetto agli importi, emerge che la maggior parte dei casi scoperti entro i 6 mesi riguardano finanziamenti ‘small ticket’, mentre i casi di frode con importi superiori ai 10.000 Euro spesso comportano tempi di scoperta più lunghi (nel 55% oltre 5 anni) a dimostrare una maggiore sofisticazione delle tecniche adottate dai criminali.

“Ormai i ladri non solo più solo coloro che entrano in casa per rubare oggetti di valore, ma sono sempre più interessati ai nostri ben più preziosi dati che possono aprire loro le porte dei nostri account di posta elettronica e social network, conti correnti e carte di credito, con pesanti conseguenze per chi subisce frodi e furti d’identità – commenta Beatrice Rubini, Direttore della linea Mister Credit di CRIF -. Durante il periodo estivo, poi, questo genere di crimine si intensifica ulteriormente con le truffe legate alle vacanze, con tante persone che rispondono ad annunci apparentemente vantaggiosi, fornendo persino copia dei propri documenti senza pensare che possano finire nelle mani di un malintenzionato”.

“Considerando l’impressionante numero di casi rilevati sarebbe indispensabile adottare una serie di comportamenti virtuosi in grado di ridurre i rischi ma, allo stesso modo in cui per difendere la nostra casa mettiamo un sistema di allarme, per proteggere i nostri dati e la nostra identità andrebbero adottati anche adeguati servizi di protezione in grado di allertarci al primo segnale di pericolo” – aggiunge Rubini.

L’approfondimento monografico sui tentativi di frode intercettati dalle banche dati del sistema SCIPAFI

Il progetto SCIPAFI (riferimento al decreto legislativo 64/2011 - Sistema Pubblico di Prevenzione delle Frodi - e il DECRETO 19/05/2014, N.95 - Regolamento Attuativo del Ministero dell'economia e delle Finanze) dà la possibilità agli istituti di credito di verificare i dati anagrafici e reddituali dei propri clienti, infatti il sistema pubblico per la prevenzione delle frodi riunisce all’interno di unico punto di accesso, gestito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), alcune importanti fonti istituzionali (Agenzia delle Entrate, Ministero dell’Interno, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, INPS, INAIL). In seguito alla circolare del MEF del 17/07/2014, queste fonti possono essere consultate anche per gli adempimenti antiriciclaggio ai fini di adeguata verifica.

L’Osservatorio sulle Frodi Creditizie presenta al suo interno anche un approfondimento basato sui dati relativi agli alert più significativi emersi dalle interrogazioni fatte ai servizi di prevenzione frodi gestiti da CRIF con anche la tramitazione delle banche dati Scipafi. Un’evidenza interessante è rappresentata dal codice fiscale inesistente, quindi mai rilasciato dall’Agenzia delle Entrate, cosa che potrebbe far ipotizzare un tentativo di frode utilizzando una identità inesistente.

Nel complesso, come già rilevato anche nel 2015 si conferma l’utilizzo della carta di identità come documento identificativo principale utilizzato nei casi di impersonificazione. Nello specifico, in fase di identificazione anagrafica vengono utilizzate carte di identità contraffatte oppure valide ma non riconducibile alla vittima del tentativo di frode, o ancora, documenti per i quali risulta una denuncia per furto o smarrimento.

Per quanto riguarda patenti, passaporti e permessi di soggiorno (ad oggi le tipologie di documenti identificativi verificabili da SCIPAFI) è da sottolineare come circa il 7% delle patenti oggetto di verifica siano risultate inesistenti o non appartenenti al soggetto, mentre tra i passaporti l’incidenza è risultata pari a circa il 3,4%.
Tra le altre anomalie rilevate vanno citati gli assegni recanti una firma di traenza relativa al correntista ma contraffatta e/o non conforme, firme false, titoli rubati o smarriti con firma falsa oppure titoli colpiti da decreto di sequestro per firma falsa, truffa o altro.
Nel 2016 i protesti con le causali prese in considerazione e riferibili a persone fisiche o ditte individuali sono stati oltre 1.400, per un importo complessivo di pari a quasi 4,5 milioni di Euro.

“A fronte di uno scenario che vede una costante crescita di questo genere di frodi si inserisce un’ulteriore evoluzione normativa, con riferimento al decreto legislativo del 25 maggio 2017, n. 90 (decreto legislativo di attuazione della IV direttiva Antiriciclaggio) che ha esteso la possibilità di accesso al sistema di prevenzione Scipafi a tutti i soggetti destinatari degli obblighi di adeguata verifica della clientela, quali ad esempio gli Istituti di Pagamento e gli Istituti di Moneta Elettronica, secondo i tempi e le modalità previsti da un’apposita convenzione con il Ministero dell’Economia e delle Finanze – illustra Roberta Cadoni, Business Consultant del centro di competenza CRIF Fraud Prevention & Compliance Solutions -. L’apertura ad una platea più ampia di soggetti aderenti consentirà di avere una visione sempre più completa ed esaustiva del fenomeno, permettendo di mappare e analizzare le casistiche relative ai segmenti specifici”.

Redazione Nove da Firenze