Firenze per residenti o turisti: il futuro di Inferno

La star Tom Hanks spera di aver contribuito ad accrescere l'appeal del capoluogo toscano


Dopo che il centro di Firenze è stato teatro del set e dell'anteprima mondiale di Inferno si è aperto un confronto sulle probabili conseguenze economiche che ricadranno sul maggiore prodotto interno: il turismo.
L'ottimismo vede una Firenze sempre più attrattiva e ricca di opportunità per tutti, una Metropoli che accoglie start-up ed innovazione, che non ha paura del lusso e della contemporaneità ed anzi ne stimola in ogni modo la presenza.
La fettunta è oro ed il lampredotto argento.
Il pessimismo vede una Firenze satura di posti letto, di proposte commerciali ed incapace già adesso di garantire mobilità e sicurezza ai cittadini e turisti presenti, per non parlare del caro vita con una sproporzione sempre maggiore data dalla necessità di sfruttare economicamente il turista rischiando però con questo di non garantire più il residente. La cucina povera non esiste più.

I dati reali. Meno arrivi e permanenza più lunga che per la prima volta sfiora le tre notti di soggiorno. L’analisi dei flussi turistici 2016 elaborata dal Centro studi turistici racconta che nei primi sei mesi dell’anno, gli arrivi in città sono diminuiti dello 0,8%, (-13mila in valore assoluto), per un totale di 1,681 milioni di turisti, ma con un aumento di presenze del 3,4% pari a 145mila in più.
Le presenze totali toccano così i 4,457 milioni con una permanenza media che passa da 2,5 a 2,7 notti. Una tendenza che si conferma nei mesi di luglio e agosto. 
Un risultato importante per il quale abbiamo lavorato in questi anni e sul quale continuiamo a investire con sempre maggiore forza – ha detto l’assessore al Turismo Giovanni Bettarini – Lo facciamo creando e comunicando qualità attraverso le grandi mostre, gli eventi, la promozione di nuovi percorsi per la gestione dei flussi. Lo faremo a gennaio con gli Stati generali del turismo, una due giorni di discussione sul futuro del turismo a Firenze”. La Città Metropolitana è la meta preferita degli americani, che sfiorano le 740mila presenze, seguiti da Germania, Regno Unito, Francia, Cina, Spagna, Giappone, Olanda, Brasile e Australia.

La bontà dei servizi pubblici, la logistica, i controlli del territorio, l'offerta commerciale sono oggi all'altezza di quel "turismo di qualità" che il capoluogo toscano vorrebbe offrire alla massa di ospiti in arrivo a seguito della incessante promozione?

A sollecitare alcune riflessioni sul tema è ancora una volta l'instancabile Vincenzo Donvito che dalle stanze di via Cavour dove ha sede ADUC scrive: "A parte gli aspetti da provincialismo di balera che talvolta si registrano su titoli e commenti e proposte, la questione è di notevole importanza perché si corre il rischio di interessarsi ad aspetti marginali che, tralasciando quelli di una certa consistenza, condannino questi ultimi alla marginalità… per poi esserne travolti tra un po', senza preparazione, con i soliti allarmi, le fatiscenti proposte proibizioniste (come quelle dei numeri chiusi) e la conseguente negativa ricaduta su tutta la città metropolitana".

Prosegue Donvito "I commercianti e gli albergatori devono capire che la città non è loro. Quando leggo di chi vuole solo fare politiche per quello che chiamano turismo di qualità ovvero coloro che spendono minimo 150 euro per una notte di albergo o minimo 70 euro per mangiare - magari male - in qualche ristorante dove tutti sono appiccicati agli altri, quando leggo questo mi viene il voltastomaco. Già mi vedo Firenze trasformata in Venezia, in quelle stradine dove per fare 50 metri ci vogliono 30 minuti dando spintoni a destra e manca e dove se prendi un caffè ti ci vuole un mutuo cosa che in parte accade già in alcuni locali del centro".

"La qualità o è per tutti o non è" tuona il patron dell'Associazione dei Consumatori.
"Se non diventa per tutti è solo snobismo economico con negative ricadute metropolitane. La preparazione della città dovrebbe vertere sulla libertà e non sulla esclusività e sul divieto. Sull'organizzazione di questa libertà e non sull'esclusione. Esempi ce ne sono:
- la netta opposizione dell'amministrazione comunale all'apertura di un ristorante Mc Donald's in piazza del Duomo, nonostante progetto e garanzie di un impatto architettonico armonioso e conforme al contesto. In tanti non amano dover spendere tanti soldi per mangiare in ristoranti lì accanto o - peggio - dover sottostare a delle qualità molto dubbiose che, solo per il fatto di non chiamarsi Mc Donald's, hanno invece dritto di cittadinanza; i biglietti da visita di ingresso alla città sono fondamentali. Cosa c'e' di peggio di arrivare alla Stazione Santa Maria Novella e fare anche un'ora di coda per prendere un taxi? Dobbiamo sempre credere a quello che ci dice la specifica corporazione? Cioè che il numero di vetture è più che sufficiente e che i rallentamenti sono dovuti solo all'imbottigliamento della città per i lavori della tramvia? No. Le vetture sono poche e le politiche del Comune già programmate in merito sono insufficienti e minimaliste; l'aeroporto di Firenze/Peretola è una burletta, soprattutto rispetto alle aspirazioni e scadenze di cui stiamo parlando. Il Vespucci, oltre ai noti problemi della pista corta e in quella posizione, talvolta è chiuso: basta che ci sia una folata di vento più forte della media o una qualche intemperia di quelle che oggi sono molto frequenti visto il disastroso cambio climatico in corso per il riscaldamento dovuto ai gas ad effetto serra. Perché non riprendere in considerazione un velocissimo collegamento ferroviario con Pisa (e anche Bologna, nei limiti del possibile), senza doverlo affidare come oggi alle sfide dei pullman su strade già di per se' intasate e, di conseguenza, con incerta puntualità? I lavori in corso per la tramvia, utili anche per i collegamenti con alberghi non in centro e nell'area metropolitana (e quindi meno costosi), dovrebbero essere raddoppiati/triplicati per la tempistica: se fra un anno, per esempio, offriamo al turismo crescente una città nelle condizioni attuali, il caos e l'emergenza e i provvedimenti proibizionisti saranno l'unica realtà con cui confrontarsi; facilitare l'acceso a quei musei che oggi, per entrarci, impongono ore di coda spesso sotto le intemperie. Facilitazione numero uno e' quella dell'acquisto dei biglietti in più punti possibile, senza onerosi ricarichi; la diffusione capillare del bike sharing. Diffusione che presuppone un intervento massiccio sulla praticabilità delle piste ciclabili (attualmente una sorta di cattedrali nel deserto) e sulla pavimentazione delle strade; raddoppio o triplicamento dei controlli e della presenza di polizia urbana contro la mini-delinquenza e l'abusivismo commerciale, nonché per la “gestione” civile della movida che, in alcuni quartieri come Santa Croce, è diventata incubo per residenti e frequentatori; i gabinetti pubblici sono praticamente inesistenti. Oltre alla loro creazione e/o riapertura dove sono stati chiusi, occorrono incentivi ai pubblici esercizi perché mettano i propri servizi igienici a disposizione di chiunque e non solo dei clienti".

Sono queste alcune idee e suggerimenti che Donvito "comune mortale che vive in questa città e che guarda la sua fruizione con l'occhio del consumatore e dell'utente" propone.

Antonio Lenoci