Firenze: come si muovono e da dove vengono turisti e cityusers

I dati di un’innovativa ricerca su mobile analytics di Vodafone presentati al Wired Next Fest. Il sindaco Nardella: “Fondamentale conoscere i flussi per governali”. Diego Piacentini: "la politica non deve frenare l'innovazione". Sophia, il primo robot umanoide in grado di assimilare aspetti anche profondi tipici degli esseri umani


Firenze, 1 ottobre 2017- I residenti effettivi del centro di Firenze sono l’80% in più di quelli rilevati dalle statistiche ufficiali. I pendolari che vengono in città stabilmente arrivano da tutte le Regioni italiane eccetto la Val d’Aosta. I turisti provengono da 170 paesi diversi su 194, e al top ci sono gli Stati Uniti seguiti da Francia e Regno Unito. I visitatori che pernottano a Firenze sono 14,8 milioni, 5,4 milioni in più rispetto alle statistiche ufficiali. Questi alcuni dei dati emersi da una ricerca che il Comune di Firenze ha avviato insieme a Vodafone analizzando i mobile analytics, presentata oggi dal Sindaco Dario Nardella al Wired Next Fest. La ricerca è relativa al periodo maggio-settembre 2016. Le persone contate come presenti vengono distinte in residenti, ovvero coloro che risiedono stabilmente in città, i residenti anagrafici che effettivamente dimorano in città e i non residenti che però vi dimorano abitualmente; pendolari, ovvero gli individui il cui telefono è ‘residente’ fuori Firenze ma che vengono con regolarità (almeno tre giorni a settimana e per 12 settimane); e i turisti, italiani e stranieri. Le persone indicate come presenti sono distinte in ‘presenze uniche’, ovvero persone presenti in un’area, escludendo coloro che ‘transitano’ su treni o autoveicoli; e ‘presenze statistiche’, una persona che per sei ore è presente in un’area. Il primo metodo consente di identificare quanto persone sono state presenti in città, ignorando il tempo di permanenza, mentre il secondo conteggio tiene conto del tempo di permanenza. Il campione preso in considerazione da Vodafone, tramite un algoritmo, viene ricondotto all’universalità e permette quindi di identificare quante persone sono ‘realmente’ presenti a Firenze e in che modo ‘vivono’ la città. Lo studio utilizza dati anonimi e aggregati della rete di Vodafone Italia mediante metodi di data science utili a fornire una visione complessiva ma dettagliata delle presenze nell’area di interesse. La tecnologia è stata realizzata nel totale rispetto della privacy dei clienti in quanto non elabora in nessun modo dati personali, ma informazioni aggregate e anonimizzate irreversibilmente che non permettono di risalire all’identità o ai comportamenti della singola persona. I numeri ‘ufficiali’ parlano di 377.625 residenti, oltre 25.800 presenze turistiche giornaliere e oltre 76.200 pendolari. Secondo la ricerca Vodafone, il 46% dei residenti frequenta il centro città: in un giorno, in media, oltre 137.700 fiorentini vanno in centro. Se gli abitanti ‘anagrafici’ del centro sono 18.600, dalla ricerca emerge che in un giorno, in media, 33.600 residenti statistici pernottano nel centro, con un dato che è dell’80% in più rispetto alle statistiche ufficiali. Per quanto riguarda i pendolari, è emerso che ne arrivano a Firenze da tutte le regioni d’Italia eccetto la Val d’Aosta, mentre i turisti arrivano da ben 170 paesi su 194 totali: si può quasi dire che Firenze è visitata da cittadini di tutto il mondo. Le cinque nazioni più presenti sono Stati uniti, Francia, Regno Unito, Germania, Cina. I turisti che pernottano a Firenze su dati mobile analitycs sono 5,4 milioni in più rispetto alle presenze ufficiali: ovvero 14 milioni e 800 mila contro 9,4 milioni. Nel numero totale della ricerca vengono infatti anche presi in considerazione coloro che pernottano non in strutture ricettive ma presso amici o parenti. Dalle analisi viene rilevato che 3,6 milioni di presenze visitano Firenze senza pernottarvi: 300 mila sono i croceristi, 1,5 milioni coloro che vengono in città sui bus turistici.

“Questa indagine – dichiara il sindaco Dario Nardella - ribalta alcuni luoghi comuni su Firenze. Il centro non si è affatto svuotato di fiorentini e residenti stabili ma anzi è più vivo di prima e non è vero che i fiorentini residenti nei quartieri esterni non vengono più in centro, anzi: 1 su 2 viene abitualmente in centro storico”. Per quanto riguarda i turisti “non c’è un’invasione – sottolinea il sindaco - e questa analisi ci dà una mappa corretta e aggiornata per analizzare i flussi e governarli. I turisti che pernottano in città, quindi non mordi e fuggi, sono più di quanto credevamo se sommiamo anche le strutture private e non solo dunque ricettive turistiche. Dobbiamo continuare nella nostra strategia di lotta alle locazioni in nero”. “Anche i cityusers – continua - sono molti più del previsto, e questo è un costo alto per la città: la nostra politica per la mobilità che privilegia la tramvia e i parcheggi scambiatori si rivela corretta”.

“I sistemi raramente si trasformano dall’interno, per questo l’unica condizione che ho chiesto a Matteo Renzi al momento dell’insediamento è stata di poter creare mio team. Servono persone e modelli che arrivano da fuori, e che non si abituano al fatto che qualcosa non funziona. Bisogna togliersi da certi paradigmi dati per scontati, per non fare parte del sistema”. Ecco come si può avere un pensiero non ordinario della pubblica amministrazione. Diego Piacentini risponde sul palco del Wired Next Fest . Ossia: si possono riprodurre anche in un contesto decisamente meno dinamico le pratiche virtuose che ha visto e attivato nella sua straordinaria carriera da innovatore, che lo hanno portato a divenire prima General Manager e Vice President di Apple Europa, e poi Senior Vice President International di Amazon. Il resto è storia nota: l’aspettativa presa dalla società guidata da Jeff Bezos, e la nuova sfida, dall’agosto 2016, come Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale del governo italiano, un ruolo pro bono di due anni per provare a cambiare il Paese.

“Siamo al giorno uno della trasformazione digitale del nostro Paese, e ci rimarremo a lungo. Ma ci stiamo lavorando, e fondamentale sarà l’applicazione del nostro Piano triennale per la trasformazione digitale della Pubblica amministrazione, il documento strategico che abbiamo redatto per accelerare il processo. Ogni anno lo aggiorniamo, perché le cose in questo mondo cambiano di continuo e il problema è proprio la staticità a cui finiamo per abituarci. La politica non deve frenare l’innovazione: le regolamentazioni servono, ma le policy, appunto, devono essere dinamiche. Non si può prevedere la tecnologia: tra sei mesi magari tutto sarà diverso, e, se le regole non si adeguano e bloccano la trasformazione, è un problema”. Già un anno fa Diego Piacentini era stato invitato al Wired Next Fest di Firenze. Allora, però, era appena arrivato a Palazzo Chigi, dove lavora il suo team, e disse che il lavoro era appena iniziato, e prima di salire su un palco c’erano tanti passi in avanti da fare. Nel frattempo cosa è successo? “L’Italia digitale che ho trovato, al mio arrivo da Seattle, è quella che viviamo tutti i giorni, con poche isole felici. Il problema non è tanto la digitalizzazione mancante, quando il fatto che i processi siano troppo complicati. Negli Stati Uniti, una volta, ho perso la patente. Sono andato su Google e con pochi clic, attraverso un sito decisamente malfatto, avevo pagato i miei 15 dollari e stampato il foglio sostitutivo per poter guidare. Da noi ogni step è complicato, perché bisogna mettere assieme almeno 4 silos che non dialogano tra loro. Il sistema sottostante è talmente complicato, che la digitalizzazione inevitabilmente fatica”.
Con lui al Wired Next Fest è presente anche un membro del Team per la Trasformazione Digitale voluto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il secondo di 25 chiamati da Piacentini per comporre la squadra. Si chiama Giovanni Bajo, ha 38 anni, ed è un sviluppatore appassionato che ricopre anche il ruolo di Cto in Develer. “Quando avevo a che fare online con la pubblica amministrazione, da tecnico,notavo le cose che non andavano, e pensavo alle soluzioni possibili. Quando mi è stata offerta questa possibilità ho detto: ora basta protestare, diamo una mano” racconta. Anche lui il prossimo weekend, il 7 e l’8 ottobre, in collegamento tra 26 città è tra gli organizzatori dell’hackaton che il Team ha organizzato e che coinvolgerà più di 800 sviluppatori per trovare soluzioni per la digitalizzazione della pubblica amministrazione. Si parlerà di come rinnovare Spid, il sistema di identità digitale; PagoPa, la piattaforma di pagamenti; Daf, il contenitore dei dati grezzi degli enti pubblici; oppure Anpr, la nuova anagrafe. “Sarà il più grande evento di questo tipo mai fatto in Italia. Chiamiamo tutta la comunità tech a raccolta per darci una mano a creare un sistema che da noi manca, sul modello open source” spiega Bajo.

Tra i temi che saranno affrontati anche quello di big data, e come farli dialogare con l’intelligenza artificiale, argomento che è stato anche al centro del recente intervento di Diego Piacentini al G7 di Venaria. “La condizione necessaria è avere i dati. Dove prenderli, e come ingerirli in un sistema? Come utilizzarli e farli parlare tra loro? Questa è la condizione tecnologica, e normativa, necessaria. Serve, lo ripeto, la rottura dei silos. Oggi non esistono le condizioni tecniche e i processi, perché due pubbliche amministrazioni devono fare un accordo per scambiarsi dati, mandarsi varie Pec, e fare una copia dei dati, invece che tenerli condivisi in uno stesso posto. La politica deve fungere da boost, non da freno”. Al prossimo Consiglio dei Ministri Piacentini e il suo Team intendono presentare “i prossimi impegni e le cose da fare”. “Due anni sono pochi, ma il mio obiettivo è gettare le basi: creare un sistema sostenibile e ripetibile, in particolare ho come priorità lo sviluppo di piattaforme abilitanti e l’avvio di rapporti con le amministrazioni che vogliono lavorare con noi. Io credo al “club dei virtuosi”: non ho tempo per convincere altri. Bisogna arrivare a un sistema positivo in cui le persone capaci siano attratte a lavorare con noi, e in cui chi vuole dare contributo non sia bloccato in partenza”. Fondamentale anche il ruolo dell’istruzione, motore del cambiamento. “Dico sempre che bisognerebbe insegnare Coding alla facoltà di Filosofia, e Filososofia a Informatica. si va sempre di più verso una vera multidisciplinarietà, la specializzazione non funziona sempre. Per capire le macchine dobbiamo capire come ragionano”.

"Buon pomeriggio, mi sentite?". La voce è sembrata arrivare dal nulla, visto che sul palco non c'era alcun essere umano. Si trattava infatti di Sophia, androide dalle sembianze umane sviluppato dal fondatore di Hanson Robotics, David Hanson. A far conoscere uno degli ospiti del Wired Next Fest è stato Ben Goertzel, il Ceo di SingularityNet, che nel 2018 lancerà una piattaforma open per rendere più evolute le intelligenze artificiali di tutto il mondo. Insieme hanno mostrato al pubblico del Wired Next Fest di Firenze il futuro dell'I.A. e dei robot umanoidi. Nella prima parte dell'incontro il palcoscenico è stato tutto di Sophia, che interagendo con Goertzel ha rivelato ai numerosi presenti a Palazzo Vecchio la sua capacità di parlare, rispondere alle domande e imitare le espressioni facciali dei suoi modelli umani. Il materiale che costituisce il volto è formato da una combinazione tra siliconi e composti organici che danno alla superficie l'aspetto giusto e la capacità di allungarsi e contrarsi in modo realistico. "Il motivo per cui la presentiamo senza capelli e con la calotta trasparente in bella vista è perché vogliamo sia chiaro che si tratta di un robot; una macchina in grado di assimilare aspetti anche profondi tipici degli esseri umani, ma pur sempre un automa". Per insegnare al robot ad assumere espressioni sempre più simili a quelle umane gli sono stati mostrati clip video provenienti da film e Internet; in una breve dimostrazione Sophia ha riprodotto l'audio di pellicole famose facendo il verso alle espressioni facciali originali degli attori che vi hanno recitato. L'androide se la cava anche nel canto: ha partecipato a un festival musicale in Hong Kong, ovviamente prendendo in prestito una voce estranea ma interpretandola con espressioni originali. A guidare i processi logici di Sohpia ci sono algoritmi di intelligenza artificiale che al momento la rendono in grado di sostenere conversazioni di medio-semplice complessità, ma in futuro la mente del robot si farà più evoluta. Un attuale limite comune a tutte le I.A. esistenti è che sono sviluppate a compartimenti stagni. Ognuna risponde a una specifica esigenza e produce valore in ciò che fa, ma per avere qualcosa di superiore occorre un metodo per collegarle tra loro. SingularityNet ha una soluzione: una piattaforma cloud che connetta i singoli moduli esistenti per farli lavorare insieme e produrre un'intelligenza di tipo superiore. Commenta Goertzel: "Se prendiamo un'auto a guida autonoma, per quanto intelligente possa essere, non può guidare una motocicletta né un camion. Sono mezzi di trasporto simili, ma che un'intelligenza artificiale al momento non può adattarsi a guidare. La nostra piattaforma sarà aperta; ogni studente potrà programmare e mettere online la propria intelligenza artificiale e farla partecipare al progetto".SingularityNet sarà dunque un marketplace al quale ogni sistema potrà collegarsi e scaricare in autonomia, sotto licenza o dietro pagamento una tantum, il modulo necessario per l'abilità richiesta in un dato momento. Un sistema di analisi delle immagini alla base della vista di un robot ad esempio potrà chiedere temporaneamente l'aiuto di un sistema specializzato nel riconoscimento di razze canine. Le due I.A. si accorderanno autonomamente per l'outsourcing e per la relativa transazione. Lo stesso vale per qualunque attività, dall'analisi di documenti notarili all'interpretazione di poesie italiane del '500. Per ogni scambio, di abilità e di valuta, SingularityNet utilizzerà ad un protocollo blockchain, tramite il quale le singole intelligenze artificiali potranno formare collaborazioni dinamiche. Ma tra quanto vedremo una Sophia intelligente come un essere umano? "Siamo in una fase di transizione tra quelle che vengono definite Narrow Ai e General purpose Ai, le intelligenze a compartimento stagno e quelle che saranno in grado di raggiungere il livello degli esseri umani. La transizione è appena iniziata e il nostro progetto mira ad accelerare questo processo, ma è presto per prevedere quanto ci vorrà perché si completi; io spero che accada al massimo nei prossimi otto anni. A quel punto vedremo robot specializzati nella cura degli anziani e robot scienziati. Non sto dicendo che non vedremo problemi, ma che nel quadro generale i lati positivi prevarranno su quelli negativi; così come accade nel mondo di Internet, degli smartphone e degli altri tipi di tecnologie".

Redazione Nove da Firenze