Firenze, eccellenza toscana: tra bivacchi e street food di qualità

In via de' Neri all'ombra della Torre di Arnolfo c'è una meta turistica che fa concorrenza alle grandi Gallerie del Rinascimento


La gestione dei flussi turistici, la qualità dei servizi e la competitività dell'offerta in relazione al decoro dei luoghi sono i temi contemporanei di una società che ha scoperto nel turismo e nell'enogastronomia i cardini di un sistema Italia che ha sorretto la crisi industriale e manifatturiera e dove il terzo settore ha subito il contraccolpo della disintermediazione del web.
L'emblema di tutto questo sono i banchetti proposti con tanto di tariffario istituzionale in palazzi antichi, musei e ville da sogno dove poter coronare qualsiasi desiderio alla maniera delle grandi dinastie dell'antichità, proprio quelle famiglie che quei luoghi hanno finanziato, creato ed arricchito di capolavori. Ma forse fa comodo dimenticarlo, specie a Firenze dove se non fosse stato per Anna Maria Luisa de' Medici ed il Patto di Famiglia, ci sarebbe una culla vuota.

Una strategia, una visione d'insieme, percorsi dedicati ed investimenti mirati e poi verifiche ed una valutazione lasciata al mercato secondo il concetto della meritocrazia. Ce la possiamo fare?

Scriviamo street food ma ci piace il cibo da strada, pensiamo finger food ma ci lecchiamo le dita ricoperte di salsa ai carciofi o al pecorino toscano, perché si sposano bene con la schiacciata ed i salumi e con le verdure grigliate o sott'olio, Odiamo i bivacchi ma ci sediamo sul marciapiede a mangiare.

A Roma arrivano le multe contro i bivacchi dopo che Firenze ha sperimentato gli idranti tra l'ilarità dei passanti e lo sguardo sorpreso dei turisti.
La gestione intelligente di un centro storico a vocazione turistica non è uno scherzo, specie se questo centro storico accoglie, vuoi a causa della liberalizzazione vuoi perché il mercato sarebbe libero per definizione, centinaia di banconi e di frigoriferi e di prodotti tipici commestibili e facilmente trasportabili.

Ad accoglierci con il sorriso in una via addobbata in vista del Torneo del Calcio Storico c'è Tommaso Mazzanti il titolare, la mente, l'art director dell'Antico Vinaio di via de' Neri che grazie ad un uso sapiente dei prodotti ad una attenta selezione delle risorse umane ed una lungimirante campagna di comunicazione digitale è entrato nella top ten mondiale dello street food con riconoscimenti di ogni ordine e grado da parte di colossi come TripAdvisor o Facebook Italia.

Tommaso ha recentemente contribuito, personalmente ed attraverso un evento ad hoc, alla colletta creata per garantire lo spettacolo pirotecnico di San Giovanni, i cosiddetti "Fohi" sparati il giorno del Patrono dal piazzale Michelangelo verso l'Arno, tra Ponte San Niccolò Ponte alle Grazie e Ponte Vecchio lì dove gli occhi del mondo si spalancano e godono, fotografano disegnano e scrivono per tenere memoria di quanto hanno visto.
L'orgoglio di Tommaso esula da una semplice operazione di marketing, il fatto di credere profondamente nello spirito di partecipazione della cittadinanza ce lo fa descrivere oggi come un giovane imprenditore di successo che vive con malcelato disagio la crisi esistenziale del centro storico.

L'Antico Vinaio è al centro del circuito diabolico, nella burella della Disneyland fiorentina eppure tenta di imporre una filosofia virtuosa come ci raccontano i cestini dei rifiuti, otto, disposti sui marciapiedi a spese dei gestori ed i turni di pulizia a pranzo e a cena, pagati dai gestori, oltre al controllo effettuato dal personale invitato, sempre dai gestori, a non perdere di vista i clienti indisciplinati per quanto possibile, certo non per tutta Firenze.
Nelle mire dell'Antico Vinaio non ci sono solo i turisti da spennare ma anche i tanti fiorentini che si mettono in coda aspettando il proprio turno, ogni giorno a pranzo. C'è chi osserva le code e scuote il capo, ma la preferenza accordata non si giustifica, il gusto altrui non si può mettere in discussione, è questione di libertà e di onestà intellettuale. Tocca al mercato premiare oppure tagliare fuori una attività.

Firenze che ha un conto aperto con la Movida, che ha scritto regole su regole, decaloghi e vademecum per poi scontrarsi sul senso pratico del vivere la strada, soprattutto la notte, forse deve fare i conti con un'offerta scellerata che non segue regole di competitività gastronomica ma economica e sociale, e magari potrebbe imparare molto da chi la strada la osserva e la vive ospitando non come meri osservatori ma come soggetti attivi gli addetti ai lavori ai tavoli istituzionali. Un pensiero della sera.

Tra i sogni di Tommaso c'è una città in cui convivono prodotti di qualità e flussi turistici, magari coadiuvati da aree pedonali e panchine con una forte connotazione storica in cui le tradizioni non sono specchietti per allodole ma l'occasione di far conoscere la propria cultura alimentando curiosità e nuovi viaggi, perché il turismo di ritorno è importante anche per chi crede di avere tutto da mostrare e nulla da perdere.

Attraverso i Social Network tutto questo traspare dalle migliaia di immagini condivise ogni giorno su Instagram e Facebook, ma la tecnologia permette di ritagliare solo ciò che può fare comodo, mentre il resto rischia di diventare una brutta sorpresa. Ci abbiamo pensato? Vogliamo pensarci?

Foto: Alessandro Zani

Antonio Lenoci