Firenze e Prato trascinano la Toscana Contemporanea

Riusciranno i toscani, così tradizionali e conservatori, ad accogliere senza dolore l'attacco artistico che li aspetta?


Una Toscana proiettata verso un nuovo modo di intendere l'arte è pronta ad accogliere flussi turistici che non cercano solo le vecchie pietre ed i marmi dei Medici ma bramano colori e forme nuove.
Il Centro Pecci esce da un restauro che lo proietta oltre ogni limite artistico, nel futuro. Questo accade mentre Firenze guarda con sospetto le facciate di Palazzo Strozzi destinate ad ospitare dei gommoni rossi.

Potrà la chiave dell'economia turistica, da più parti eletta a fonte di sostentamento anti-crisi, sfondare quella barriera ideologica che trattiene il territorio legato agli Etruschi ed al Rinascimento?

Dal 23 settembre 2016 al 22 gennaio 2017 Palazzo Strozzi a Firenze ospita la prima grande mostra italiana dedicata a uno dei più celebri e controversi artisti contemporanei: Ai Weiwei. Libero. Una mostra sulla quale il dibattito è già molto acceso e controversa la critica.

I progetti della Fondazione Palazzo Strozzi per la mostra Ai Weiwei. Libero (Palazzo Strozzi 23 settembre 2016-22 gennaio 2017) realizzati in collaborazione con la Regione Toscana verranno presentati in anteprima nel corso di una conferenza stampa martedì 13 settembre 2016, ore 13,00, presso Palazzo Strozzi Sacrati, in Piazza del Duomo 10. Si tratta delle opere in Lego create appositamente per la mostra di Palazzo Strozzi, che raffigurano quattro ritratti di dissidenti della storia fiorentina (Dante Alighieri, Filippo Strozzi, Girolamo Savonarola, Galileo Galilei) realizzate con la collaborazione degli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Firenze. Saranno presenti il presidente Enrico Rossi, la vice presidente e assessore alla cultura Monica Barni, Arturo Galansino, direttore generale Fondazione Palazzo Strozzi, ed Eugenio Cecioni, direttore dell'Accademia delle Belle Arti di Firenze.

Artista dissidente e personalità provocatoria, protagonista di mostre presso i maggiori musei del mondo, Ai Weiwei invaderà Palazzo Strozzi con opere storiche e nuove produzioni che coinvolgeranno tutto lo spazio: la facciata, il cortile, il Piano Nobile e la Strozzina. Per la prima volta Palazzo Strozzi sarà utilizzato come uno spazio espositivo unitario, creando un’esperienza totalmente inedita per i propri visitatori ed esaltando una delle peculiarità dell’arte di Ai Weiwei, il rapporto tra tradizione e modernità, in un luogo simbolo della storia di Firenze.

La mostra proporrà un percorso tra installazioni monumentali, sculture e oggetti simbolo della sua carriera, video e serie fotografiche dal forte impatto politico e simbolico, permettendo una totale immersione nel mondo artistico e nella biografia personale di Ai Weiwei. Le opere esposte spazieranno così dal periodo newyorkese tra gli anni ottanta e novanta in cui scopre l’arte dei suoi “maestri” Andy Warhol e Marcel Duchamp alle grandi opere iconiche degli anni duemila fatte di assemblaggi di materiali e oggetti come biciclette e sgabelli, fino alle opere politiche e controverse che hanno segnato gli ultimi tempi della sua produzione artistica, come i ritratti di dissidenti politici in LEGO o i recenti progetti sulle migrazioni nel Mediterraneo.

Nel corso degli ultimi venti anni Ai Weiwei si è imposto sulla scena internazionale come il più famoso artista cinese vivente e una delle più influenti personalità del nostro tempo, sempre muovendosi tra attivismo politico e ricerca artistica e diventando un simbolo della lotta per la libertà di espressione. La mostra diviene una straordinaria occasione per scoprire il genio creativo di Ai Weiwei con opere in cui si fondono riferimenti alla storia cinese passata e presente. Nelle sue opere l’artista gioca tra antico e contemporaneo, tra passato, presente e futuro, denunciando un rapporto ambivalente con il proprio paese, diviso tra un profondo senso d’appartenenza che emerge dall’utilizzo di materiali e tecniche tradizionali e un altrettanto forte senso di ribellione con cui manipola oggetti, immagini e metafore della cultura cinese, denunciando le contraddizioni tra individuo e collettività nel mondo contemporaneo.

Nel frattempo la riapertura del Centro Pecci darà l’opportunità di ospitare, nella città di Prato e sul territorio toscano, una serie di eventi e mostre parallele. In occasione dell'inaugurazione, la mostra e una serie di eventi collegati saranno presentati nel corso di una conferenza stampa che si terrà mercoledì 14 settembre, alle ore 12, nella Sala Stampa "Cutuli", Palazzo Strozzi Sacrati, piazza Duomo 10.

Saranno presenti la vicepresidente e assessore alla cultura Monica Barni, Matteo Biffoni (Sindaco di Prato), Irene Sanesi (Presidente della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana), Fabio Cavallucci (Direttore del Centro Pecci), Maurice Nio (Architetto del progetto di ampliamento), Bas Ernst (Istruzione e affari culturali ambasciata Regno dei Paesi Bassi).

Il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato riaprirà il 16 ottobre dopo il completamento dell’avveniristico ampliamento firmato dall'architetto Maurice Nio, presenta la mostra inaugurale La fine del mondo e i progetti collegati.
Saranno presenti: Monica Barni (Vicepresidente e Ass.re alla Cultura della Regione Toscana), Matteo Biffoni (Sindaco di Prato), Irene Sanesi (Presidente della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana), Fabio Cavallucci (Direttore del Centro Pecci), Maurice Nio (Architetto del progetto di ampliamento), Bas Ernst (Istruzione e Affari Culturali, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi). 

Il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci è la prima istituzione italiana costruita ex novo per presentare, collezionare, documentare e promuovere le ricerche artistiche più avanzate. Dalla sua apertura nel 1988 ha prodotto una vasta attività espositiva e di documentazione sull’arte contemporanea, numerosi programmi didattici, spettacoli ed eventi multimediali. Ha raccolto in collezione oltre mille opere che mappano le tendenze artistiche dagli anni Sessanta ad oggi: pittura, scultura, cinema e video, installazioni, opere su carta, libri d'artista, fotografie, grafica, e progetti commissionati.

Nel 2016 il Centro Pecci riapre dopo il completamento dell'ampliamento a firma dell’architetto Maurice Nio e la ristrutturazione dell’edificio originario progettato dall’architetto razionalista Italo Gamberini. Oggi il complesso ospita, oltre a circa 4000 mq di sale espositive, l’archivio e biblioteca specializzata CID/Arti Visive, che conta un patrimonio di circa 60.000 volumi, l’auditorium–cinema, il bookshop, il ristorante e il bistrot e il teatro all’aperto.

Antonio Lenoci