Festa della Toscana: Cristicchi, ‘sarà anche merito tuo se io sarò l’ultimo condannato’

La lettera inviata dal Presidente della Repubblica apre la seduta solenne al Teatro della Compagnia. La presidente Biti: “Fieri della nostra storia e con lo sguardo rivolto ad un futuro di diritti, pace e giustizia”


Firenze– Si è tenuta nella cornice del rinnovato, e recentemente riaperto, Teatro della Compagnia in via Cavour la seduta solenne del Consiglio regionale in occasione della Festa della Toscana 2016. Una seduta caratterizzata da numerosi interventi, momenti di riflessioni e manifestazioni artistiche, per celebrare l’abolizione della pena di morte e della tortura sancita in Toscana il 30 novembre del 1786 dal granduca Pietro Leopoldo: gli interventi del presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani e del presidente della Giunta regionale Enrico Rossi, un monologo di Simone Cristicchi, un cortometraggio in anteprima nazionale, riconoscimenti alla comunità di Sant’Egidio e a Nessuno tocchi Caino. In apertura di seduta il presidente Giani ha letto il messaggio di saluto inviato per l’occasione dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“La Toscana vanta, tra i tanti elementi che connotano la sua civiltà, il merito di aver abolito, per prima, la pena di morte. Si tratta di un primato di straordinario valore e significato non soltanto per il nostro Paese, ma per la civiltà giuridica europea e per l’intera famiglia umana. Il mio augurio è che questa, oltre ad essere una Festa, sia anche una giornata di riflessione e formazione rivolta alle giovani generazioni che guardano al futuro nutrendo un forte senso della giustizia e sulle quali dobbiamo saper investire con lungimiranza e generosità”. Questo un passaggio del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e letto dal presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani in apertura della seduta solenne per l’edizione 2016 della Festa della Toscana. Una ricorrenza ricordata da Mattarella e definita “particolarmente felice” perché “fa memoria di un passaggio cruciale nell’affermazione dei diritti umani e richiama le coscienze a proseguire sulla strada della dignità umana, della libertà che è sempre legata alla giustizia, della pace che è possibile solo se rispetta il diritto alla vita”. “L’abolizione della pena di morte – continua la lettera – fissata come pilastro nella Costituzione italiana, è oggi parte degli ordinamenti di tutta Europa, e ancor più della stessa identità europea”.

Dopo la lettura del messaggio del Presidente, è stato proiettato il cortometraggio- documentario “Eye for an eye” di Steve Bache, Mahyar Goudarzi, Louise Peter. Una anteprima nazionale riuscita grazie alla collaborazione del Festival dei Popoli (festival internazionale del film documentario) e la Festa della Toscana che nell’edizione 2016 è dedicata al tema ‘Modernizzazione e riforme dall’età del Granduca Pietro Leopoldo, con particolare riferimento all’istituzione delle comunità, alle bonifiche ed alle infrastrutture”. Il corto è una storia in animazione di Frederick Baer, da più di dieci anni nel braccio della morte nella prigione di Stato dell’Indiana State Prison, ancora in attesa dell’esecuzione. Un documentario animato e disegnato a mano sul tempo di un assassino nel braccio della morte e sui conflitti interiori, la colpevolezza e il destino.

“La vita è un universo straordinario senza fine – ha detto Giani –. Ognuno di noi è portatore di questo universo e la vita deve essere sempre rispettata, anche quella di chi ha fatto tutto sbagliato”. “Duecentotrenta anni fa – ha proseguito il presidente del Consiglio – l’Illuminismo seppe affermare questo principio anche in Toscana, tramite Pietro Leopoldo che abolì la pena di morte, di tortura e anche la confisca dei beni del condannato. La portata di questo gesto appare tanto più grande se si considera che ancora oggi, nel nostro ordinamento, il progetto che prevede il reato di tortura non è stato ancora convertito in legge. Per questo il messaggio della Festa della Toscana non è rivolto alla storia, ma è quanto mai attuale”.

Al presidente della Giunta regionale Enrico Rossi il compito di soffermarsi sul tema “Modernizzazione e riforme di Pietro Leopoldo per una Toscana laboratorio di progresso e civiltà”. “Pietro Leopoldo con il suo vasto programma di riforme – ha detto Rossi – seppe trasformare il piccolo territorio della Toscana in uno stato moderno, riformista, all’avanguardia. Le radici autentiche della nostra storia si ritrovano sia nell’Umanesimo che fiorì a Firenze sia nell’Illuminismo e nei suoi principi che si affermarono con il governo del granduca”. Le riforme, ha spiegato il presidente della Giunta, riguardarono, oltre all’abolizione della pena di morte, tutta la società. Si investì molto nel recupero del territorio e nelle bonifiche, e questo portò a creare posti di lavoro e fece rifiorire l’economia. Furono abolite le corporazioni e create le Camere di commercio, liberalizzati gli scambi, abolita la manomorta a favore della mezzadria. “Questo non solo ha modellato il nostro paesaggio rurale – ha commentato Rossi – ma ha creato quella ‘medietà’, quell’equilibrio a cui noi toscani tendiamo sempre”. In conclusione il presidente ha ricordato il grave incidente sul lavoro nelle cave apuane ribadendo “che la vita va tutelata e che è disumano quel lavoro che contrasta con la vita”.

Eugenio Giani ha inoltre ricordato con quanto impegno e passione Pietro Leopoldo governò la Toscana per venti anni, prima di essere richiamato sul trono dell’impero austriaco, e come siano rimaste a preziosa testimonianza dell’amore e della profonda conoscenza di questa terra due opere da lui scritte: “Lo stato del governo in Toscana” e “Viaggiare per la Toscana”.

Come Pietro Leopoldo ha conosciuto nel profondo la nostra regione, lasciandocene testimonianza in particolare in due testi: Stato di governo in Toscana e Viaggiar per la Toscana, anche Simone Cristicchi – da “antiquario della memoria”, come ama definirsi – ha sviscerato l’anima della nostra terra, regalando un testo inedito per la Festa del 30 novembre 2016. Davanti ad una platea di istituzioni e personalità, ma soprattutto di tanti giovani attenti e partecipi, al Teatro della Compagnia di Firenze, l’artista, dopo aver studiato l’antropologia della nostra terra, ha raccontato la problematica della pena di morte, accompagnato dal chitarrista da Gianmarco Nucciotti.

“In dieci anni di carriera ho frequentato molto la vostra regione, a partire dalla memoria degli ospedali psichiatrici al coro dei minatori di Santa Fiora, innamorandomi di questo mistico, santo e profeta di David Lazzaretti”, ha esordito Cristicchi, che è partito dalla Maremma per parlare dei tanti morti ogni giorno in 90 paesi del mondo. “Sempre mi piange il cor quando ci vai, perché ho paura che non torni mai”. Da qui il racconto di un bimbo che aveva il padre che faceva saltare in aria le montagne e che, un giorno, viene inghiottito dalla miniera. “Non so signora maestra se da grande farò il mestiere del babbo, non tanto per i chilometri da fare per andare giù e poi per risalire, in tutto 28, o per la polvere che fa diventare i polmoni di pietra”, confida il piccolo, ma per l’attesa che uccide. Il figlio del minatore, infatti, ogni sera si affaccia alla finestra a guardare le lampade ad acetilene che arrivano, per poi precipitarsi dalla mamma e invitarla a fare la cena al babbo che torna. “Quante persone care continuano a perdersi, come nelle cave di marmo di Carrara, l’ultimo si chiamava Mauro Giannetti e aveva 46 anni”, ha ricordato Cristicchi, introducendo il testo inedito per la Festa della Toscana 2016, scritto con l’amico Matteo Belliti. Un testo che racconta una ghigliottina: “Alzati in piè è giunta l’ora… ”, con un giovane che chiede solo di consegnare un biglietto alla madre, invitandola “a dar fine al duol e a darsi pace”, mentre “il capo viene spinto a forza nella mannaia” e attorno “c’è chi ride dell’altrui dolor”.

Alla fine cala il silenzio, come nello spazio tra il fulmine e il tuono, per raccontare ancora “un rigo di sangue umano sulla camicia”, una esecuzione della primavera del 1947, che si ripete ancora nel 1987, nel 1997, nel 2007, fino ai nostri giorni… in più di novanta luoghi diversi nel mondo, per i tanti morti che hanno la sventura di nascere nel momento e nello stato sbagliato.

“Se un giorno questo elenco avrà fine sarà anche merito tuo – ha tuonato alla fine l’artista – quando griderai al mondo che nessuna tortura sia inflitta, che nessuna condanna a morte sia eseguita”; “sarà anche merito tuo se io sarò stato l’ultimo condannato”.

Un invito che già in tanti hanno accolto, come ha dimostrato, in chiusura di seduta solenne, il conferimento di due targhe per la straordinaria opera che la Comunità di Sant’Egidio e l’associazione Nessuno tocchi Caino svolgono in Italia e nel mondo. A ritirare i riconoscimenti Adriano Roccucci ed Elisabetta Zamparutti rispettivamente segretario generale del movimento di laici nato a Roma nel 1968 e tesoriera della lega internazionale per l’abolizione della pena di morte.

Al monito di Simone Cristicchi: “Sarà anche merito tuo”, il presidente del Consiglio regionale della Toscana,Eugenio Giani, ha risposto consegnando all’artista il Pegaso della Regione Toscana e, virtualmente, facendolo cittadino onorario della nostra terra.

La presidente del Consiglio comunale Caterina Biti ha partecipato, in rappresentanza del Comune di Firenze: “Come fiorentini e come toscani siamo orgogliosi e fieri della nostra storia. A Firenze, 230 anni fa, si accese una grande luce per il futuro dell’umanità, ed è non solo giusto ma nostro dovere ricordarlo sempre. Purtroppo la pena di morte resta in vigore ancora oggi in troppi paesi al mondo, e le tante guerre in corso non risparmiano a militari e civili sofferenze e, talvolta, odiose torture. Ma la riforma di Pietro Leopoldo fu anche molto altro, e non a caso in questa edizione della Festa si ricordano in particolare l’istituzione delle comunità, le bonifiche e le infrastrutture introdotte dal granduca. Consci delle sfide che ci attendono, oggi guardiamo al futuro, un futuro che vogliamo di diritti, pace e giustizia per i nostri concittadini, perché Firenze e la Toscana restino un faro acceso a beneficio di tutti”.

Redazione Nove da Firenze