​Etica e deontologia: verso una cultura delle professioni basata su principi comuni

E' la proposta lanciata stamani da 14 ordini e collegi della Toscana dal teatro Bolognini di Pistoia


FOTOGRAFIE — Pistoia, 23 settembre 2017- In Italia i professionisti iscritti in ordini e collegi sono circa 2,2 milioni, con una capacità produttiva che genera il 15% del PIL nazionale. Per questo 14 ordini e collegi professionali di Pistoia e dell’intera regione hanno deciso di organizzare un convegno sulla cultura e l’etica delle professioni, aperta alla cittadinanza, che ha luogo stamani a Pistoia. Quasi un evento senza precedenti, dato l’alto numero di adesioni di ordini e collegi, nell’anno in cui la città è capitale della Cultura.

Grazie al patrocinio dell’Amministrazione comunale, il convegno è stato ospitato nel centralissimo Teatro Mauro Bolognini. I relatori invitati non si sono sottratti all'occasione di ragionare intorno ai principi etici su cui, nel terzo millennio, può rifondarsi una nuova deontologia delle professioni. L'esperto di politiche sanitarie Ivan Cavicchi ha ipotizzato i fondamenti di una nuova deontologia; l'economista Stefano Zamagni ha parlato di professioni liberali sotto attacco e di quali strategie mettere in atto per la loro difesa; mentre la sociologa dei processi economici e del lavoro Annalisa Tonarelli ha esaltato il tema della prudenza professionale come comune denominatore della pratica quotidiana. Ogni intervento si è svolto in dialogo con la platea, sotto l'attenta conduzione del giornalista televisivo Federico Monechi. Al dibattito ha partecipato anche il Presidente della Camera di Commercio di Pistoia, Stefano Morandi.

«Nell'era della Globalizzazione hanno ancora senso gli ordini professionali -si è domandato il prof. Stefano Zamagni, docente all’Università di Bologna- da tempo questi enti italiani si sono aggrappati allo Stato, ma all'origine, in epoca rinascimentale, questi organismi erano sorti sulla base di un patto fiduciario con la società. Il distacco sociale moderno ha invece generato una perdita di capitale reputazionale. Perciò i professionisti devono tornare all'antico se vogliono recuperare la loro originaria credibilità. Ad esempio -ha proposto Zamagni- avvicinandosi all'area economica del Terzo Settore, che avrebbe molto bisogno delle competenze dei consulenti professionali per organizzare e gestire il nuovo assetto normativo, favorendo lo sviluppo a cui questo pezzo di economia è destinato in futuro».

«In particolare in questi anni di crisi le professioni liberali costituiscono l'unica opportunità di avviare un'attività che hanno tanti neolaureati -ha spiegato Annalisa Tonarelli, docente all’Università di Firenze- ma le professioni non sono immuni dal processo di proletarizzazione del ceto medio. E, fortunatamente, nemmeno dall'emergere di una questione di genere, grazie all'avvento delle donne professioniste. E' utile fermarsi a riflettere sulla fragilizzazione delle professioni, partendo proprio dai nuovi bisogni sociali. In questa fase di straordinario cambiamento, la dote fondamentale di ogni professionalità rimane la Prudenza, intesa come saggezza pratica, che guida l'opera quotidiana dei professionisti -questa la proposta della Tonarelli- Memoria e comprensione del passato, elasticità e giudizio decisionale, circospezione e prudenza sono le virtù aristoteliche delle professioni, che garantiscono la corretta applicazione etica e l'adattamento della regola deontologici al caso specifico».

«Mettere in condizione un professionista di fare il proprio dovere è il modo per garantire i diritti dei cittadini utenti/clienti -ha esordito prof. Ivan Cavicchi, docente all'Università Tor Vergata di Roma- Nel corso del tempo i codici deontologici sono cambiati poco e questo ha fatto regredire le capacità di intervento sociale dei professionisti, sino a minare lo loro stessa identità. Così è persino a rischio l'autonomia di giudizio. La società non si ferma mai: ormai il cliente/paziente è stato sostituito dall'esigente, che non si affida più al consulente e questo cambia radicalmente le regole del gioco. La deontologia deve adattarsi necessariamente, visto che è una norma volontaria. Anziché continuare ad aggiornare i codici di volta in volta è arrivato il tempo di ripensarne il modello, ridefinendo il rapporto tra professionista e società. E questo -ha esortato Cavicchi- sarà possibile soltanto se le professioni sapranno dialogare tra loro, proprio come state facendo in questo convegno, che considero un primo passo importante. L'obiettivo a cui mirare potrebbe essere quello di definire principi deontologici comuni da mette nero su bianco in tutti i codici degli ordini e dei collegi» questa la proposta con cui si è concluso il convegno di stamani al Teatro Mauro Bolognini di Pistoia.

L'evento di oggi è stato promosso dai seguenti organismi:
- Ordine degli Ingegneri della Provincia di Pistoia;
- Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Pistoia;
- Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Pistoia;
- Ordine dei Chimici della Toscana;
- Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili della Provincia di Pistoia;
- Ordine dei Consulenti del lavoro della Provincia di Pistoia;
- Ordine dei Farmacisti della provincia di Pistoia;
- Collegio Provinciale dei Geometri e Geometri Laureati di Pistoia;
- Ordine dei Giornalisti della Toscana;
- Collegio Infermieri della Provincia di Pistoia;
- Collegio dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati della Provincia di Pistoia;
- Federazione Nazionale Ordini dei Veterinari Italiani della Provincia di Pistoia;
- Ordine degli Assistenti Sociali della Toscana;
- Collegio interprovinciale di Agrotecnici e Agrotecnici laureati di Pistoia, Livorno, Lucca, Massa, Carrara, Pisa.

Nicola Novelli