Rubrica — Agroalimentare

Esportazioni alimentari, la Toscana perde la Russia e va in Cina

Le specialità italiane battono i cugini francesi, tra queste Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano, Chianti e Prosciutto Toscano


L’export agro-alimentare toscano è rivolto soprattutto al mercato del vecchio continente e nord americanoun crollo verso la Russia del -43,1%, ma c'è il mercato asiatico che si presenta ricco di potenzialità, soprattutto per la classe media che sta scoprendo alcuni prodotti come vino ed olio che sono la struttura portante dell’economia agricola regionale.
La competitività parte però dalla difesa del Made in Tuscany dalla contraffazione.

Ue e Cina, durante il summit di Bruxelles hanno sottoscritto una dichiarazione comune sul commercio, raggiungendo un'intesa per pubblicare una lista di 200 indicazioni geografiche, 100 europee e 100 cinesi, che saranno considerate da proteggere, attraverso un accordo bilaterale da concludere nel 2017.
L'Italia ha il numero maggiore di specialità inserite nella lista, 26, battendo i cugini francesi, tra queste spiccano le toscane Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano, Chianti e Prosciutto Toscano.

Gli ultimi dati sull’export toscano parlano di una lieve crescita per il 2016 che ha chiuso con un + 0,6%, secondo i dati diffusi dall'Istat. In valore assoluto si tratta di 33 miliardi e 229 milioni, circa 200 milioni in più del 2015, che riconfermano la Toscana al quinto posto dopo Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.

Il peso delle esportazioni toscane su quelle nazionali nel 2016 risulta comunque uguale a quello dell'anno precedente, pari all'8%. A "tradire" la Toscana sono stati i mercati extraeuropei, che risultano in calo del 2,1% (anche se gli Usa segnano +10,2%), mentre crescono del 4,1% le esportazioni verso l'Unione europea: in particolare la Svizzera segna +18,9% e la Francia +13,5%. Malissimo la Russia, con l'export che arretra del -43,1%.

A livello di settori, crescono l'agricoltura (+4,6% ma l'incremento è trainato solo dalle piante) e l'agroalimentare (+2,9%, col vino che segna +1,5% a 916,7 milioni e l'olio +7,2% con un incremento di 50 milioni, da 688 a 738 milioni).

“Salutiamo con soddisfazione questo accordo – spiega Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana – perché va nel senso da noi sostenuto che è quello di proteggere i prodotti da imitazioni e contraffazioni. E poi anche da un punto di vista commerciale il mercato dell’agrifood cinese è uno dei più grandi al mondo, con un crescendo di attenzione verso i prodotti europei”.

“Il valore delle esportazioni agroalimentari italiane in Cina – sottolinea Antonio De Concilio Direttore di Coldiretti Toscana - è stato pari a 391 milioni nel 2016 con il vino che è stato il prodotto più richiesto dal gigante asiatico per un importo di 101 milioni di euro nello stesso anno. Anche se l’export agro-alimentare toscano è rivolto soprattutto al mercato del vecchio continente e nord americano, questo accordo pone elementi di chiarezza nei confronti del mercato asiatico che si presenta ricco di potenzialità, soprattutto per la classe media che sta scoprendo alcuni prodotti come vino ed olio che sono la struttura portante dell’economia agricola regionale e che pensiamo possa ricevere da questo accordo bilaterale un nuovo slancio. In tutto ciò il made in Tuscany non può che giocare un ruolo importante”.

Redazione Nove da Firenze