Rubrica — Editoria Toscana

Ernesto Balducci: Lectio magistralis di Enzo Bianchi a Palazzo Vecchio

Mercoledì 3 maggio 2017 a 25 anni dalla scomparsa del padre


È affidata a Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, la lectio magistralis del 3 maggio alle ore 17 nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio organizzata a 25 anni dalla scomparsa dell’intellettuale Ernesto Balducci, padre scolopio. L’evento è realizzato con la collaborazione tra Comune di Firenze e Fondazione Balducci. “L’altro come dono” il titolo dell’intervento di Bianchi, che sarà preceduto da una breve introduzione del presidente della Fondazione, il professor Andrea Cecconi e dal saluto del sindaco di Firenze Dario Nardella, e coordinato dalla giornalista Maria Cristina Carratù (“La Repubblica – Firenze”).

“Gli eventi organizzati per questo anniversario – spiega Cecconi – sono dedicati a un tema molto caro a Balducci: il rapporto con l’Altro. Un argomento di particolare attualità con il problema dell’immigrazione e dell’accoglienza nel nostro Paese ed in Europa. Da sempre la Fondazione ritiene che questo tema non debba essere considerato soltanto come un fenomeno da affrontare in ambito emergenziale ma, al contrario, ritenuto come l’inizio di una futura realtà sempre più configurata in senso multietnico e multiculturale”. Su questo argomento è più volte intervenuto nei suoi discorsi e scritti Ernesto Balducci, che ha sublimato nell’immagine dell’”Uomo planetario” la prospettiva di un’identità collettiva che supera i confini territoriali e culturali. “Anche il dibattito sull’Unione Europea – sottolinea ancora il presidente della Fondazione Balducci - non ha sufficientemente considerato la convivenza tra diversi quale una possibile realtà futura e, nello stesso tempo, che la pluralità delle diversità potesse essere assunta quale valore identitario anche per il continente europeo del terzo millennio”. L’evento è a ingresso libero fino esaurimento posti.

“Il libro d’autore donato al Consiglio regionale è opera di altissimo pregio”. Così il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, ha commentato il lavoro di Mario Francesconi, artista nato a Viareggio nel 1934, per celebrare il venticinquesimo anniversario della scomparsa di Ernesto Balducci. Il presidente, nel corso della conferenza stampa di venerdì 28 aprile, ha ricordato la “straordinaria forza interiore” di Balducci, nato a Santa Fiora in un “angolo di Toscana in cui la spiritualità era di casa”. “L’opera e il pensiero di Balducci, così mirabilmente portati avanti dalla Fondazione a lui intitolata, rimangono attivi nella cultura fiorentina e sono fonte preziosa di ispirazione per artisti di assoluto livello come Francesconi” ha concluso il presidente. Il lavoro contiene 18 opere pensate e realizzate da Francesconi “praticamente dal nulla”, ha rilevato lui stesso. “Non ho conosciuto Balducci, avevo un’idea di lui che ho iniziato a interpretare e che poi è emersa improvvisa”. All’interno del ‘libro’ è contenuto anche uno scritto del presidente della Fondazione Andrea Cecconi: “Francesconi è uno degli ultimi grandi artisti del Novecento italiano. Abbiamo pensato a lui per il venticinquesimo perché lo conosciamo. Ha fatto un grandissimo lavoro di ricerca e di sperimentazione, usando materiali diversi, fino a quando non è giunto davvero a rappresentare quello che Balducci aveva definito ‘Io non sono che un uomo’, ossia l’estrema sintesi della sua visione”. Alla conferenza stampa ha partecipato anche il critico d’arte, già direttore degli Uffizi, Antonio Natali: “le opere di Francesconi sono Mario medesimo” ha detto, spiegando che “devono essere lette ed interpretate non soltanto come segni di lingua ma anche di pensiero”. Nel corso della conferenza stampa, svoltasi nella sala Barile di palazzo del Pegaso, è stata presentata anche una delle nove cartelle realizzate da Francesconi e che verranno donate a nove personalità, ospiti alle iniziative programmate dalla Fondazione. Tra queste, oltre al presidente Giani, anche la presidente della Camera Laura Boldrini, il cardinal Gianfranco Ravasi e monsignor Nunzio Galantino.

Redazione Nove da Firenze