Epatite A, quattro ricoveri a Pistoia: ecco i sintomi

Dal dicembre 2016 in tutta Europa vengono osservati diversi casi di focolai di infezione da virus di epatite A


Sono quattro le persone al momento ricoverate nel reparto degenze protette dell’ospedale di Pistoia perché hanno contratto il virus dell’epatite A. Le loro condizioni cliniche sono stabili e rispondono alla terapie, fa sapere il direttore della unità operativa malattie infettive, dottor Massimo Di Pietro, il quale precisa che, in genere, il ricovero per questa malattia viene disposto per confermare la diagnosi e solitamente la patologia ha un andamento benigno.
La malattia si manifesta con ittero (cute gialla), nausea e disappetenza; nella maggior parte dei casi ha un decorso rapido e i giorni di degenza necessari sono pochi.

E’ dal dicembre 2016 che in tutta Europa vengono osservati diversi casi di focolai di infezione da virus di epatite A. In Italia, nel perdio agosto 2016- aprile 2017 i casi notificati sono stati 1.410, rispetto ai 142 osservati nello stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2013, in Italia, si era verificata una epidemia di epatite A legata al consumo di frutti di bosco congelati.

Dall’inizio dell’anno ad oggi i casi di epatite A ricoverati nell’area pistoiese sono stati 30.

Dal 18 al 28 settembre sono state 12 le persone ricoverate al San Jacopo perché affette da epatite A: la concentrazione di casi, in un arco temporale così ristretto, ha fatto intervenire, già dalla scorsa settimana, gli operatori di igiene e sanità pubblica che hanno avviato subito l’indagine epidemiologica volta a stabilire il veicolo e la fonte di infezione.

La trasmissione del virus avviene prevalentemente per via oro-fecale, attraverso il consumo di cibi (frutti di mare crudi o non sufficientemente cotti, frutti di bosco, ecc…), acqua contaminata o per contatto con persone infette. Negli ultimi anni è stata verificata anche la trasmissione per via sessuale.

Un altro importante fattore di rischio è rappresentato dai viaggi in aree ad alta endemia. L’esposizione al virus è oggi meno comune nei bambini rispetto al passato mentre i soggetti giovani-adulti sono maggiormente suscettibili all’infezione.
Esiste la possibilità di vaccinarsi: in genere la profilassi è consigliata ai viaggiatori internazionali, ai conviventi e ai contatti stretti dei casi che hanno contratto l’infezione.

Redazione Nove da Firenze