Enrico Rossi lascia il posto da funzionario del Pd di Pisa

"Mi autolicenzio e costituiamo un gruppo per conto nostro" annuncia il presidente della Giunta regionale. "E' una questione di opportunità" ribatte il consigliere Antonio Mazzeo. Anche Serena Spinelli ha annunciato oggi l'addio al Partito democratico. "E' un prosaico scontro fra imprenditori politici" commenta il capogruppo in Regione di Si'- Toscana a Sinistra Tommaso Fattori


(DIRE) Roma, 15 mar. - "Chi non ha esitato a lasciare il Pd, come Enrico Rossi, per aderire a Mdp abbia almeno il buon gusto di lasciare il posto da funzionario del Pd di Pisa. Articolo 1 solo per se stessi e' troppo comodo". Lo afferma la parlamentare europea dem Isabella De Monte commentando la notizia apparsa su un quotidiano fiorentino in cui risulta che il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi sia ancora funzionario in aspettativa del Pd. "Alla prossima riunione di Mdp-ironizza la vicepresidente del gruppo democratico al Parlamento Europeo- Enrico Rossi sostituisca Bandiera Rossa con Amici mai di Antonello Venditti, sottolineando la strofa: certi amori non finiscono mai".

"Con il Pd e' finita, punto. Mi autolicenzio dal Pd, costituiamo un gruppo per conto nostro e ci lasciamo cosi'. Ci si puo' lasciare anche con serenita'". Lo afferma il presidente della Giunta regionale, Enrico Rossi rispondendo ai giornalisti a margine della seduta odierna dell'assemblea toscana. Rossi da' due notizie: le dimissioni da funzionario del Partito Democratico della federazione di Pisa, dal quale e' in aspettativa, e la nascita di un gruppo autonomo di Articolo 1- Movimento democratico progressista assieme alla consigliera Serena Spinelli, anch'essa eletta fra i dem. "Regolarizzero' i conti col Partito democratico- prosegue- per quanto riguarda il versamento dei contributi e altro". Rossi mostra insofferenza per il fatto che la questione della sua dipendenza fra il Pd pisano sia diventata materia di strumentalizzazione politica, ma confida di essere sollevato per aver abbandonato i democratici. "Avete rotto le p... su questa storia. Sono uscito dal Pd, non ho assolutamente intenzione di rientrare perche' sto meglio, dal punto di vista fisico e mentale- ammette-, e a questa eta' vuol dire pur qualcosa. Canto, posso dire quello che penso, posso fare le battaglie nelle quali credo, credevo e continuero' a credere anche per il futuro. E trovo tanti in giro che hanno lo stesso sentimento". Al punto che "non faccio in tempo a salutare tutti quelli che hanno questo mio stesso entusiasmo. Sto benissimo- aggiunge-. Non rientro nel Pd, e liquidero' quello che resta da liquidare. Ho sempre pagato regolarmente il mio contributo. Mi piacerebbe sapere se tutti hanno pagato tutto, ma questo e' un problema del Pd, ormai non mi riguarda piu'". Dal punto di vista pratico, per perfezionare le dimissioni da funzionario di partito, per il quale e' stato inquadrato per 30 anni prima nel Pci, poi nelle successive evoluzioni sino al Pd, Rossi attende di fare il calcolo dei contributi per la pensione figurativa. "Appena l'Inps mi fornira' questi dati, faro' quello che devo fare".

"Anzitutto, credo che ci siano uno statuto e una tutela dei lavoratori importanti. Noi per primi poniamo al centro i lavoratori, non avremmo mai fatto nessun atto che andasse contro il lavoratore, in questo caso Enrico Rossi. Poi, c'e' un problema di opportunita' politica. Questo problema di opportunita' credo che il presidente con le affermazioni rese oggi l'abbia saputa cogliere in pieno". Lo afferma il consigliere regionale del Partito democratico, Antonio Mazzeo parlando coi giornalisti dell'annuncio del presidente della Giunta toscana delle dimissioni da funzionario in aspettativa del Pd.

"Una sinistra aperta e plurale, che torni a farsi carico di quelli che sono i problemi e le aspirazioni delle persone, in particolare dei piu' deboli e di chi e' piu' in difficolta', per costruire una societa' piu' giusta, piu' equa, con piu' opportunita' e diritti per tutti. E che solo se si pone questo obiettivo trova il proprio senso e la propria possibilita' di affermarsi. Tutto questo nel Pd non lo vedo piu' possibile". Cosi', la consigliera regionale Serena Spinelli che oggi ha annunciato l'addio al Partito democratico e l'imminente costituzione del gruppo Articolo 1- Movimento democratico progressista. "È tutta colpa di Renzi? Non lo penso affatto- aggiunge-. La sinistra e' in ritardo da tempo, purtroppo. Negli ultimi anni il Paese sta peggio. Il Pd e il suo segretario- aggiunge- non hanno centrato l'obiettivo di grande cambiamento riformista col quale si erano presentati. E anche il partito e' profondamente cambiato, e secondo me non in meglio". Secondo Spinelli nel Pd manca la possibilita' del dibattito, la partecipazione degli iscritti e dei circoli si e' ristretta alla raccolta delle firme e agli appuntamenti elettorali. "Il tutto descritto come uno scontro ostinato dei 'gufi' contro gli 'illuminati'- ricorda-. So che dentro il Pd restano tante persone amiche e compagni. Per me il Pd non e' un avversario politico, perche' gli avversari sono la destra e il populismo sfascista". E dentro o fuori dal Pd, avverte, "mi troverete sempre dalla stessa parte, dalla parte di chi e' rimasto indietro e ha il diritto di tornare al passo. È su questo che voglio continuare a basare il mio impegno e la mia passione politica. Perche' adesso l'alternativa c'e', ed e' per questo che insieme alle tante emozioni di questi giorni, sento anche l'entusiasmo delle nuove sfide".

"Credo che il palindromo Pd-Dp riveli la sostanza della cosa: due gemelli allo specchio. Non a caso qui in Regione viene servita la solita minestra. Non e' uno scontro fra diverse visioni del mondo, ma un piu' prosaico scontro fra imprenditori politici". Lo afferma, in una nota, il capogruppo in Regione di Si'- Toscana a Sinistra Tommaso Fattori a commento della costituzione del nuovo gruppo Movimento democratico progressista. "Trovo paradossale che Rossi, diventato piu' renziano di Renzi dal momento in cui gli e' stata assicurata la ricandidatura alla presidenza della Regione, adesso si scopra paladino di un'assai confusa 'rivoluzione socialista'- aggiunge-. Oggi stesso ha rivendicato in aula il suo convinto 'si'' alla riforma costituzionale di Renzi. Ed e' lo stesso Rossi che si e' schierato contro l'articolo 18 o che ha lodato il jobs act, vantandosi di aver voluto fare della Toscana il suo laboratorio di applicazione". È lo stesso Rossi, ricorda, "che ha battezzato il Toscanellum, la legge elettorale toscana che e' stata la madre dell'Italicum; cosi' come e' lo stesso Rossi che ha privatizzato le quote dell'aeroporto di Pisa per fare un piacere ad Eurnekian e dare il via al nuovo aeroporto di Firenze, per non dire delle aperture ai privati nella sanita' e nei servizi pubblici". Cosa, pertanto, "questo cursus honorum abbia a che vedere non dico con il socialismo ma almeno con una vaga idea di sinistra- sottolinea-, resta un mistero". Fattori contesta la definizione di Rossi come un Bernie Sanders in salsa toscana. "La storia dei Sanders e dei Corbyn e' un'altra- rileva-, e' quella di chi ha condotto per decenni una ferrea opposizione all'interno dei propri partiti all'establishment responsabile di privatizzazioni e controriforme che hanno tolto diritti e ulteriormente precarizzato il lavoro, proprio come il jobs act". I Sanders e i Corbyn, conclude, "hanno coerentemente portato avanti un programma alternativo, per una vita intera, ed e' proprio la coerenza che serve ad una nuova sinistra. Senza coerenza, non c'e' credibilita'". (Cap/ Dire)

Redazione Nove da Firenze