Elba: la webcam in diretta dal nido della tartaruga

La nidificazione di un animale a rischio nel pieno della stagione balneare


C'è un isola in attesa della nascita delle tartarughe marine dalle uova che un esemplare di Caretta caretta ha depositato tra gli ombrelloni nel giugno scorso sulla spiaggia di Marina di Campo. E all’Isola d’Elba l’Ente Parco Nazionale Arcipelago Toscano ha posizionato una webcam sul corridoio realizzato per aiutare i piccoli a raggiungere il mare. Ecco il link:

http://91.214.61.237/control/userimage.html

Per il quarto anno consecutivo le tartarughe marine Caretta caretta hanno scelto i litorali della Toscana per nidificare. Si tratta di un evento eccezionale, poiché normalmente la nidificazione avviene nel Mediterraneo centro-orientale, al massimo sulle spiagge calabresi, o pugliesi. In questi giorni invece uno stupendo esemplare di tartaruga di quasi cento chili ha risalito la spiaggia tra gli ombrelloni di uno stabilimento balneare a Marina di Campo. La Tartaruga ha nidificato proprio lì e le uova si schiuderanno a metà agosto, nel bel mezzo della stagione balneare. Potranno uscirne tra i 60 e i 150 esemplari, che dovranno poi trovare la strada fino al mare. La tartaruga ha fatto ritorno nella notte del 5 luglio sulla spiaggia di Marina di Campo, ma la sua perlustrazione non ha dato esito a una nuova deposizione. Sono state peraltro avvistate tracce di un altro esemplare nei pressi di Castiglion della Pescaia, un ulteriore bel segnale.

Caretta caretta, la specie di tartaruga marina più diffusa nel bacino del Mediterraneo, è inclusa nella lista delle specie in via di estinzione della IUCN. Secondo le stime fatte nel corso degli ultimi anni, nel Mediterraneo ogni anno sono oltre 130 mila le tartarughe marine della specie tartaruga Caretta caretta che rimangono vittime di catture accidentali da parte dei pescatori professionisti. Circa 70.000 abboccano agli ami utilizzati per la pesca al pesce-spada, oltre 40.000 restano intrappolate nelle reti a strascico e circa 23.000 in quelle da posta per un totale di 133.000 catture con oltre 40.000 casi di decesso. Per quanto riguarda gli impatti negativi dei rifiuti marini, per tutte e sette le specie conosciute di tartaruga marina è stata documentata l’ingestione o l’intrappolamento in rifiuti marini, rappresentati da plastica per circa il 90%. Il recente studio guidato dall’Università di Siena e condotto nel Tirreno settentrionale sulla Caretta caretta, documenta l’ingestione di rifiuti di plastica nel 71% degli individui per i quali è stato analizzato il tratto gastro intestinale. In 22 campioni sono stati trovati 483 frammenti di rifiuti marini, con una media di oltre 16 pezzi a campione. Il 92% è plastica e di questi quasi tre quarti sono frammenti sottili che vengono probabilmente scambiati per meduse, di cui le tartarughe si nutrono.


Nicola Novelli