Droghe leggere: la Toscana ha firmato per la legalizzazione

C'è anche la firma del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi sotto la proposta di legge di iniziativa popolare "Legalizziamo"


Per legalizzare la cannabis e la libertà di auto-coltivazione, promossa, tra gli altri, dai Radicali Italiani. Nel pomeriggio di oggi il presidente si è recato presso la sede nazionale del movimento a Roma in Largo Argentina "per offrire un gesto concreto di sostegno all'azione in corso del gruppo interparlamentare ed un ulteriore contributo ad una battaglia culturale e politica contro un proibizionismo che ha mostrato in modo evidente di essere una ricetta fallimentare". Ad accogliere il presidente toscano, accompagnato dal consigliere speciale per la "Toscana dei Diritti", Enzo Brogi, c'era Maria Rita Bernardini, ex segretario nazionale dei Radicali Italiani e figura simbolo del movimento per i diritti civili nel nostro Paese ed in particolare per quelli delle persone detenute in carcere.

"In Toscana – ha detto Rossi - abbiamo una legge regionale per l'uso terapeutico della cannabis, nata su proposta del consigliere Brogi, e ora stiamo lavorando per estendere sempre di più l'uso terapeutico anche a forme diverse di dolore oltre a quello oncologico e reumatico. Chi ha fatto uso terapeutico della cannabis ne riconosce l'efficacia, con conseguenze meno impattanti e problematiche per molte malattie, e c'è la convinzione da parte dei medici che sia una terapia giusta, lenitiva del dolore, e che davvero contribuisca a migliorare qualità della vita delle persone malate".

Peraltro sulla base della spinta data in Toscana all'uso terapeutico della sostanza l'Istituto farmaceutico militare di Firenze produce ora la cannabis e la trasforma per consentirne l'uso terapeutico. Un fatto importante, per il presidente Rossi, in un quadro in cui padroni dei farmaci sono solo le multinazionali. "L'istituto farmaceutico militare è invece una struttura di stato – che tra l'altro era destinata a chiudere e ora invece è ripartita - e si è in presenza di una sanità pubblica che può regolamentare un uso appropriato della cannabis. Da questo punto di vista le nostre ricerche, così mi viene detto dai medici, ogni giorno scoprono nuove caratteristiche curative e lo spettro delle patologie curabili si amplia sempre di più. Questa è la mia esperienza di ex assessore alla sanità che anche da presidente di regione resta sensibile a queste tematiche".

"Al di là di vicende personali che hanno colpito in Toscana il gruppo Pd cui appartengo e che ci hanno spronato a lavorare in questo senso – ha proseguito - c'è poi l'esperienza generale, il fatto che l'uso ludico è diffusissimo e non ha più senso reprimerlo o addirittura prevedere la carcerazione. Abbiamo visto ragazzi distrutti da esperienze negative per pochi grammi in più rispetto alle quantità consentite per legge. E ci sono stati tanti genitori che si sono mobilitati per superare l'arretratezza del paese che dura da troppo tempo".

"Ma poi c'è il tema – ha sottolineato il presidente - che mi porto dietro fin da giovane, dalla battaglie politiche ai tempi dell'università. Esiste una correlazione tra il mercato delle droghe leggere con il mercato delle droghe pesanti, e c'è evidentemente su tutto questo la criminalità organizzata, il gioco di mercato che viene fatto nel sovrapporre e mescolare le sostanze più pesanti con effetti davvero negativi. Rompere questo mercato è un modo per tutelare i nostri giovani da un rapporto con la criminalità e dal trovarsi succubi di organizzazioni che su questo fioriscono, fanno i loro affari e se ne fregano della salute dei nostri figli. Bisogna produrre questa separazione, sarebbe colpo mortale a tanti affari e tante forme di sfruttamento che riguardano i nostri contesti, ma anche i paesi di origine.

Il presidente ha anche raccontato di aver parlato con un governatore del Colorado, "stato dove i democratici hanno vinto, forse anche per questo", dove la legalizzazione della cannabis ha prodotto cose positive, tra cui la separazione tra mercato delle droghe leggere e di quelle pesanti. La tassa poi introdotta sulla vendita delle droghe leggere ha portato un incasso importante che viene reinvestito per curare le persone.

"In sostanza – ha concluso Rossi - penso che siano maturi i tempi perché lo stesso atteggiamento non di repressione, ma di abitudine al consumo, di capacità di controllarne gli effetti che abbiamo ad esempio verso l'alcol sia applicato per la cannabis. Si tratta di educare a un uso corretto e non nocivo, nella convinzione che l'aspetto ludico dentro l'uomo sia insopprimibile e che è giusto che abbia il suo sviluppo, controllato e regolato consapevolmente. La proposta di legge va nella giusta direzione. Sarebbe venuto il momento che il parlamento italiano producesse la legge giusta".

Redazione Nove da Firenze