La ricerca fa bene alla salute e all'economia

Diventa operativo il progetto della Toscana Pharma&Devices Valley. Siena Biotech: lavoro e ricerca da salvaguardare, come per i lavoratori della SIMS di Reggello


FIRENZE– "No health without research". La Toscana ha fatto propria questa parola d'ordine lanciata nel 2012 dalla World Health Organization (l'Organizzazione Mondiale della Sanità) ed ha affrontato la sfida, con gli obiettivi di organizzare la ricerca, promuovere l'innovazione, migliorare l'assistenza. La Regione Toscana ha da sempre posto la promozione della ricerca e dell'innovazione fra i principi caratterizzanti le proprie politiche di sviluppo, in quanto elementi fondamentali nel rafforzare la competitività del sistema produttivo regionale. In particolare, in ambito sanitario, investire in una ricerca di qualità alimenta lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e operative a beneficio dello stato di salute dei cittadini, del servizio sanitario e dell'intero sistema economico toscano. Insomma, investire in ricerca fa bene alla salute dei cittadini. E fa bene anche all'economia, perché la ricerca in sanità è un prezioso volano per gli investimenti. Stamani, nel corso di una conferenza stampa, l'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni, assieme ai rettori delle tre Università toscane (Alberto Tesi, Firenze; Massimo Augello, Pisa; Angelo Riccaboni, Siena) ha tracciato un bilancio di cinque anni di ricerca nel campo della salute. Un bilancio più che positivo, come si vedrà dalle cifre. "La Regione Toscana - sottolinea l'assessore Marroni - ha individuato nelle Scienze della Vita uno dei settori trainanti per il rilancio e il potenziamento della competitività regionale, guardando al miglioramento complessivo della salute e del benessere dei cittadini attraverso le innovazioni da introdurre nel Servizio sanitario regionale, ma nello stesso tempo anche alla crescita economica del territorio. In particolare in ambito sanitario, investire in una ricerca di qualità alimenta lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e operative a beneficio dello stato di salute dei cittadini, del servizio sanitario e dell'intero sistema economico toscano. E questo - aggiunge l'assessore - lo si può fare solo se le risorse investite in ricerca sanitaria non vengono considerate meramente un costo per il sistema, ma un investimento coraggioso e necessario che sia in grado di attrarre ulteriori risorse a sostegno dello sviluppo del sistema sanitario". "Con i rettori delle tre Università toscane ci presentiamo in modo unito, come abbiamo sempre fatto - ha detto il rettore dell'Università di Firenze Alberto Tesi, che ha parlato anche a nome dei due colleghi - Ciò che è stato fatto in questi cinque anni è molto importante per il sostegno all'attività della ricerca. L'attività di ricerca è un modo per migliorarsi: garantire una formazione sempre migliore e una sempre miglkore assistenza ai pazienti. Anche a nome dei miei colleghi volgio ringraziare l'assessore Marroni per questo percorso fatto insieme e per questa integrazione. E' stato grande l'impegno delle aziende ospedaliere, molti corsi di laurea sono stati fatti con il loro contributo. E' stata importante questa integrazione, nella quale l'Università si riconosce sempre di più. Noi siamo sempre disponiibli, mi auguro che questo modello di integrazione venga porta to anche sul territorio". Nel quinquennio 2010-2015, i progetti toscani finanziati in materia di salute sono stati 245, per un totale di 103 milioni di euro, così suddivisi: 10 milioni circa UE (cofinanziamento FESR); 46,5 milioni circa lo Stato (di cui 21 Ministero della salute per progetti vinti da Regione Toscana, 14,9 cofinanziamento FESR; 10,6 cofinanziamento FAS); 46,5 milioni circa Regione Toscana.

Sei mesi di intenso lavoro tra imprese farmaceutiche toscane, Regione, Università coordinate dalla società Kpmg: il risultato è oggi il programma attuativo del progetto Toscana Pharma & Devices Valley, destinato a creare le migliori condizioni di crescita per il settore sul territorio e di attrazione per gli investimenti. Se ne è discusso stamani ad un tavolo cui erano presenti tutti gli attori dell'iniziativa: le società capofila Gsk, Lilly, Molteni, Menarini, Kedrion e Sebia; le Università di Firenze, Pisa e Siena; e per la Regione il presidente Enrico Rossi con gli assessori alla salute Luigi Marroni, alle attività produttive Gianfranco Simoncini e alla ricerca e università Emmanuele Bobbio. La mappa progettuale si riassume in 25 aree di intervento identificate attraverso il coinvolgimento di oltre 30 aziende e la creazione cinque tavoli di lavoro che hanno posto come temi la ricerca e la sperimentazione clinica, le nuove politiche sanitarie, la produzione, i fabbisogni e la sostenibilità dell'innovazione, costo del lavoro, fiscalità, investimenti e semplificazione. "Un lavoro imponente e utile, un modello di intervento – lo ha giudicato il presidente Rossi – che sarà utile nel confronto con le politiche nazionali sul farmaco e la sanità in generale, regalando un ruolo fort e alla Toscana attraverso i punti in comune concordati tra pubblico e privato". "L'indicazione che viene da questo progetto – ha aggiunto Rossi – mi suggerisce tre livelli di intervento in particolare: la formazione come terreno di investimento a medio-lungo termine in un percorso comune tra imprese e università; la creazione di una piattaforma di servizi, su cui la Regione è pronta a investire in modo significativo, per fornire alle aziende strumenti in grado di intervenire sui costi attraverso risparmi di scala; e un lavoro comune sui brevetti per far fruttare la ricerca avanzata portata avanti in sede regionale e i cui benefici occorre trattenere sul territorio". Non sono mancati nel corso del dibattito riferimenti alla necessità di discutere complessivamente, soprattutto a livello governativo, le politiche sanitarie e del farmaco in particolare; comune è stato il giudizio sulla necessità sulla riforma dell'Aifa e sul rafforzamento del ruolo della Conferenza delle Regioni.


Oramai da quasi un anno i lavoratori della SIMS di Reggello non possono rassicurare le proprie famiglie sulla solidità del proprio posto di lavoro. Da mesi i dipendenti vivono con l’ansia di chi non ha più certezze sul proprio futuro. el mese di maggio 2014, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha sospeso l’idoneità a produrre e a vendere per il mercato farmaceutico, ravvisando varie non conformità inerenti al ciclo produttivo. Ciò ha di fatto fermato la produzione fino al mese di dicembre 2014 in cui a Sims è stata nuovamente rilasciata la certificazione GMP e la possibilità di produrre per il mercato. Mercoledì 15 Aprile si terrà un nuovo incontro in Regione.



Circa cinquanta lavoratori a rischio e un lungo lavoro di ricerca sulle malattie rare che rischia di essere cancellato. Si è svolta questa mattina, alla presenza dei consiglieri regionali Paolo Bambagioni e Marco Spinelli (PD) e dei rappresentanti sindacali di lavoratori e ricercatori, la conferenza stampa in Regione per fare il punto sulla situazione della Siena Biotech e individuare possibili strategie, necessità resa ancora più stringente dopo che, notizia di questa mattina, è stata accolta la domanda di procedura fallimentare. La società, che dal 2000 fa ricerca scientifica nel campo delle cure farmacologiche per pazienti affetti damalattie neurodegenerative e rare, in particolare il morbo di Huntington, da qualche mese era infatti a forte rischio chiusura dopo che il suo azionista unico, Monte dei Paschi di Siena, aveva deciso di cessare i finanziamenti, con la conseguenza della messa in liquidazione della società e il licenziamento dei circa cinquanta dipendenti, tra chimici, biologi ed altro personale, che da febbraio hanno occupato la sede del centro ricerche. I sindacati avevano già incontrato, a inizio marzo, una delegazione della commissione Emergenza occupazionale del Consiglio toscano, per portare all’attenzione non solo il tema dei posti di lavoro ma anche quello della dispersione del patrimonio scientifico e del lavoro di ricerca finora svolto. La commissione ha presentato in Consiglio regionale una mozione di sostegno a favore dei ricercatori della Siena Biotech. Approvata all’unanimità il 17 marzo scorso, la mozione fissa l’impegno della Regionead utilizzare i fondi disponibili sul Fondo sociale europeo per continuare l’attività di ricerca di Siena Biotech e salvaguardare l’occupazione. Paolo Bambagioni, lo scorso gennaio ha presentato in Consiglio Regionale una mozione sul morbo di Huntington che prevede l’impegno della Regione alla formazione eall’aggiornamento di medici, operatori sanitari e sociali sulla complessa sintomatologia delle malattie rare, con specifico riferimento alla malattia di Huntington. L’obiettivo è quello di "evitare ritardi nella diagnosi e nella presa in carico dei pazienti", ma è allo studio la possibilità di inserire i 192 pazienti toscani affetti da Huntington, nel percorso assistenziale dei malati di Parkinson. «Quella della Biotech – ha detto Marco Spinelli- è un caso che si colloca nel quadro delle difficoltà che hanno interessato il territorio di Siena in seguito alla vicenda del Monte dei Paschi. L’importante è agire nel minor tempo possibile, individuando un percorso capace di tutelare il futuro dei lavoratori e salvaguardare il patrimonio di un’eccellenza come la Biotech, che rappresenta una possibilità di sviluppo non solo per Siena ma per tutta la Toscana». «Il tema delle malattie rare è fondamentale – ha detto Paolo Bambagioni - e appoggiare concretamente la ricerca è un dovere di tutti. Nel caso della Siena Biotech l’obiettivo è tutelare il valore umano e scientifico dei ricercatori e il loro contributo, importantissimo in particolare per i 6mila italiani affetti dalla Corea di Huntington, una malattia per la quale ad oggi non esistono cure e su cui l’istituto sta lavorando da oltre dieci anni con risultati apprezzabili a livello internazionale. Ribadisco la mia convinzione che bisogna puntare a creare una sanità di qualità e non di quantità che sia vicina anche a quei malati che per il sistema sanitario e farmaceutico rappresentano un piccolo numero». «La mozione presentata in consiglio regionale – ha commentato Michele Midollini, rappresentante della rsu di Biotech – è uno dei pochi atti concreti che sono stati fatti finora a sostegno della società. Dal momento che è stata comunicata la volontà di liquidare la società ci siamo mossi per salvare la situazione lavorativa, ma soprattutto il lavoro di ricerca fatto finora. Quello che preme sottolineare è che se c’è la possibilità di fare una proposta concreta questa va fatta a breve, perché nel giro di una ventina di giorni potremmo essere tutti licenziati». «Ad oggi non c’è stata nessuna manifestazione di interesse per la società – commenta Marco Goracci, segretario del settore chimico-farmaceuto della Cgil di Siena – ma non disperiamo, anche grazie all’intervento della Regione, di poter entrare in contatto con aziende che operano nel campo della ricerca, interessate a rilevare il patrimonio umano e scientifico della Biotech. I lavoratori continueranno quindi a portare avanti le loro istanze, per trovare uno sbocco occupazionale e per salvare la ricerca».

Redazione Nove da Firenze