Digitale: Pubblica amministrazione e outsourcing

Il punto al convegno Anorc


“Questo convegno è emblematico che si sia organizzato il giorno dopo una partita che si è poi conclusa amaramente per l’Italia, perché la situazione della digitalizzazione nel nostro Paese sta procedendo, come dico spesso, a passo di gambero. Invece di andare avanti ci capita di andare indietro, senza accorgercene. E questo accade perché non c’è una formazione adeguata, non c’è consapevolezza, non c’è neanche informazione per i cittadini. A mio avviso, l’unico modo per invertire questo processo che va avanti da troppo tempo, è proprio quello di sviluppare un patto tra pubbliche amministrazioni e imprese”. Così all’agenzia di stampa Dire l’avvocato titolare del Digital&Law Department dello Studio Legale Lisi e presidente di Anorc Professioni Andrea Lisi a margine di ‘PA e outsourcing: profili e responsabilità’, l’incontro istituzionale che si è tenuto nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati a Roma, organizzato da Anorc e Anorc Professioni, con il supporto scientifico di Digital & Law Department e di Digital & Law Communication. Obiettivo dell’incontro, favorire il confronto tra esponenti istituzionali ed esperti nazionali riconosciuti nel settore della digitalizzazione sulle prospettive di evoluzione del sistema informativo della Pubblica amministrazione.

“Per poter sviluppare un patto che inverta questa rotta- spiega Lisi- è necessario che le pubbliche amministrazioni conoscano bene i loro obiettivi e sviluppino strategie sulla digitalizzazione in maniera diversa. Quindi bisogna creare consapevolezza nei dirigenti, nei funzionari, nei politici. La digitalizzazione non ha bisogno solo di strumenti informatici, non ha bisogno di hardware e software paradossalmente. Quelli ce li abbiamo. Il problema è saperli usare in modo che siano usabili, interoperabili e, soprattutto, che funzionari e dirigenti scrivano bene i bandi. Per poter scrivere bene i bandi, per affidare in maniera consapevole i capitolati tecnici, devono essere preparati, devono sapere cosa chiedere. Io spero che durante questi lavori- conclude- si riesca ad invertire questa rotta che ci sta inesorabilmente facendo schiantare, garantendo una maggiore consapevolezza per pubbliche amministrazioni e imprese che si rivolgano alle pubbliche amministrazioni”.
Bani (AgID): “I servizi della Pubblica amministrazione devono essere semplici”
“I servizi devono essere pensati per chi li utilizza, quindi per i cittadini. Non devono essere respingenti, nemmeno solo attrattivi dal punto di vista grafico, ma soprattutto semplici da utilizzare. Questa è la condizione primaria per far sì che i cittadini possano scegliere i servizi digitali, piuttosto che utilizzare vecchi sistemi che devono essere superati. Il design, la progettazione dei servizi deve essere elemento fondamentale per ogni amministrazione che vuole fornire servizi di qualità al cittadino”. Così all’Agenzia di stampa Dire il dirigente responsabile dell’Ufficio ‘Segreteria tecnica, supporto agli organi e comunicazione’ di AgID Marco Bani, a margine della sessione mattutina di ‘PA e outsourcing: profili e responsabilità’.
“Vivendo in una società liquida– aggiunge Bani- l’accesso alla conoscenza è molto semplice, c’è però da capire quali sono le possibilità. C’è un gran lavoro da fare da parte della scuola, ma anche con l’apprendimento continuo dopo il percorso di studi. Ci deve essere una volontà di approcciarsi a nuove modalità di accesso, non impararle in maniera meccanica, ma capire i meccanismi che ci sono dietro. Siamo un Paese che utilizza molto i social, ma che spesso non capisce le potenzialità che nuove piattaforme possono dare, non solo per la partecipazione da parte dei cittadini, ma anche di utilizzo per semplificare la propria vita. L’amministrazione deve riuscire a far capire quali sono queste semplificazioni che il cittadino può avere se utilizza un percorso digitale piuttosto che un percorso analogico”.
E sulle capacità di intervento di AgID nei casi di mancata applicazione delle norme sul digitale da parte delle PA Bani sottolinea: “Più che un aspetto sanzionatorio, per il quale non abbiamo le forze perché non possiamo monitorare tutto, possiamo evidenziare quali sono gli esempi positivi. Ci fa molto piacere quando è il cittadino che chiede i servizi del comune vicino perché quel comune magari ha lavorato con noi o ha fatto un percorso di digitalizzazione che ha portato a servizi migliori. Per noi la vittoria più grande è far emergere gli esempi positivi, le fughe in avanti o gli utilizzatori di servizi d’avanguardia. Puntare i riflettori per far vedere che si può fare, che non è un problema tecnologico, ma solamente di processi decisionali, che può essere superato- conclude- attraverso una maggiore consapevolezza dell’importanza di avere processi innovativi“.
Selam (Anorc): “Problema è il rapporto domanda-offerta tra pa e privati in outsourcing”
“C’è un problema di mancata corrispondenza tra la domanda e l’offerta nel rapporto tra pubbliche amministrazioni e privati che possono gestire servizi di digitalizzazione in outsourcing. C’è un problema di consapevolezza lì dove il normatore, ma anche noi associazioni, non riusciamo a raggiungere il nostro obiettivo, cioè quello di raggiungere, di informare e formare i soggetti coinvolti, in questo caso pubbliche amministrazioni per il servizio di conservazione e imprese di conservazione. Si crea un’ignoranza che diventa una barriera nei confronti dell’acquisizione di un servizio così come dovrebbe essere, cioè a norma”. Così all’Agenzia di stampa Dire il direttore generale di Anorc, Anorc Professioni e Aifag Alessandro Selam a margine della sessione mattutina di ‘PA e outsourcing: profili e responsabilità’.
“Le criticità non sono tanto legate al raggiungimento della pubblica amministrazione, quanto all’individuazione di un coinvolgimento diretto della pubblica amministrazione- sottolinea il direttore generale-. Quelle che già fanno parte del nostro gruppo di lavoro, le più grosse, hanno ben chiaro qual è il problema e chiedono l’inserimento all’interno della nostra attività per risolverlo, perché effettivamente c’è bisogno sia da parte delle imprese che della pubblica amministrazione di raggiungere una risoluzione, e anche in breve tempo, sulle problematiche della digitalizzazione“. Gruppo di lavoro che è stato costituito all’interno del circuito associativo Anorc e a cui partecipano moltissime pubbliche amministrazioni (ministeri, agenzie, enti, regioni), tra cui Inps, Inail, Banca d’Italia e i ministeri del Lavoro, dello Sviluppo Economico e dell’Economia e delle Finanze.
Anorc continuerà in questa direzione perché è nostro scopo tutelare il mercato nei confronti di se stesso, garantendo una concorrenza adeguata, cercando di alimentare questo mercato e di incrementarlo per i settori di proprio riferimento- aggiunge Selam-. È giusto che le imprese che hanno affrontato un percorso di accreditamento vedano riconosciuta quella fetta di mercato che il normatore ha voluto mettere loro a disposizione, non per privilegio, quanto per garantire alla pubblica amministrazione un servizio di qualità elevato e in ragione della sensibilità, della delicatezza dei dati, delle informazioni e dei documenti che devono essere trattati al loro interno”.
Manca (Anorc): “Norme poco chiare creano una burocrazia difensiva”
“Oggi noi dobbiamo avere esperti della materia, dei project manager, dobbiamo avere degli ingegneri che ne sanno di giuridichese e viceversa. Quindi va costruito questo mondo. E’ un salto in avanti non banale, perché noi ingegneri usiamo il buon senso, i giuristi usano il testo. Una norma non va gestita, elaborata e applicata sul buon senso. Oggi il problema è che le norme non sono scritte al meglio della chiarezza e questo crea la cosiddetta burocrazia difensiva“. Così all’Agenzia di stampa Dire l’ingegnere esperto di dematerializzazione e sicurezza ICT e presidente di Anorc Giovanni Manca.
“La fase di passaggio dall’analogico al digitale- aggiunge Manca- dura ormai da un ventennio, quindi probabilmente c’è qualcosa che non va. Il lavoro della Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni evidenzia che ancora c’è molto da lavorare. Il problema è nel coordinamento, nella governance, negli obiettivi. Nella mia esperienza diretta alcuni episodi che si sono verificati ai tempi del primo ministro dell’Innovazione Lucio Stanca si sono parimenti riproposti adesso. Questo vuol dire che c’è una cosmologia, un meccanismo termodinamico, con elementi di ripetizione che dobbiamo eliminare perché- conclude- rifare le cose ovviamente non è gratis”.
Giustozzi (Agid-Enisa): “Manca una cultura di sicurezza dei processi sui dati”
“Sicuramente c’è un problema di cultura dell’utilizzo del digitale, della sicurezza dei processi, quindi non soltanto delle tecnologie. Non in tutte le amministrazioni ci sono, per esempio, dei referenti che hanno l’incarico di gestire gli aspetti più importanti a livello di sicurezza dei processi, quindi andrebbe generalizzata questa figura, soprattutto nelle amministrazioni più piccole. Poi c’è una necessità di personale tecnico che abbia però una formazione multidisciplinare perché, per la parte di conservazione, per esempio, bisogna avere una cultura tecnica, ma anche giuridica e archivistica. Servono delle nuove professionalità con un indirizzo multidisciplinare e dovrebbero essere formate perché ce n’è molto bisogno”. Così all’Agenzia di stampa Dire, a proposito della sicurezza dei dati digitalizzati della PA, l’esperto di sicurezza cibernetica presso AgID per lo sviluppo del Cert della PA e componente del Permanent Stakeholders’ Group di Enisa Corrado Giustozzi a margine della sessione pomeridiana di ‘PA e outsourcing: profili e responsabilità’.
Mucci: “Per dare una spinta alla Pubblica amministrazione bisogna applicare il cad e monitorare”
“Per dare una spinta al processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione sicuramente manca un serio lavoro di monitoraggio, affinché si verifichi che le norme siano ottemperate dal basso verso l’alto, quindi dagli enti locali alle PA centrali. Sappiamo che esistono delle norme che non vengono attuate, soprattutto tasselli fondamentali come il responsabile per la transizione digitale. Abbiamo delle pubbliche amministrazioni che, sempre più legate con una sorta di cordone ombelicale alle società in house, si spogliano di tutte le proprie competenze interne e fanno completo affidamento a queste società esterne. Questo è un grosso problema perché diventa un rapporto di fiducia, e l’amministrazione non puoi fidarsi di un committente privato, anche se fosse a capitale pubblico. L’amministrazione pubblica deve avere un pieno controllo dei processi e dei progetti che finanzia. Quindi un Codice dell’Amministrazione Digitale, che deve essere assolutamente seguito dagli enti e dai dirigenti, dalla piramide d ella PA, e un controllo sulle attività che vengono poste in essere”. Così all’Agenzia di stampa Dire la vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni Mara Mucci a margine della sessione mattutina di ‘PA e outsourcing: profili e responsabilità’.

Redazione Nove da Firenze