Da Cinema a Supermercato: cantiere Variety

Dopo 4 anni dalla chiusura qualcuno si è accorto che poteva diventare qualcos'altro


Chiuso definitivamente nel 2011 l'ex Cinema e Teatro Variety di Bellariva, che ha visto nel corso dei suoi anni anche alcune Anteprime di rilievo con ospiti famosi, per 4 anni ha lasciato la zona del Madonnone con il dubbio di quale fine avrebbe fatto l'interessante struttura in muratura che collega via Lanza con via Aretina. "Si potrebbe farci...". Certo.

Nel 2014 i media locali si sono interessati del mormorio che saliva dal vicinato raggiungendo le stanze di Palazzo Vecchio. L'idea che il manufatto color salmone potesse trasformarsi in residenze di lusso, ciò che sta accadendo ad esempio all'ex Universale di via Pisana, non piaceva ai residenti.
Meglio un Supermercato? A quanto pare sì, nonostante la presenza di colossi commerciali come la Esselunga del Gignoro o di viale Cialdini, la Coop di Gavinana e via Gioberti, il Conad di via Aretina o via Scipione Ammirato ed ancora la Lidl di via Rondinella. La liberalizzazione consente a chiunque di proporsi e provarci.

Adesso che i cantieri sono a buon punto e si inizia a delineare la nuova struttura non mancano sguardi perplessi misti a sforzi di memoria per comprendere quali cambiamenti siano stati apportati durante la ristrutturazione. Prerogativa dei fiorentini è quella di trovare le differenze, come nella settimana enigmistica.
 C'è anche qualche domanda tipo "Basterà il parcheggio esistente al tempo del cinema in relazione ai 500 metri quadrati di superficie commerciale?".

Il destino dei contenitori dismessi del capoluogo toscano è quello di cambiare "nella forma e nel colore" come recita una nota canzone dei Litfiba, anche in virtù di una malsana incapacità a gestire i vuoti.
"L'amministrazione comunale avrebbe dovuto mettersi di traverso" borbotta qualcuno all'ombra del Madonnone. E perché? Per lasciare crollare tutto?

Purtroppo i beni immobili ad alta potenzialità ambiscono sulla carta a grandi progetti di recupero sociale e culturale tra auditorium e sale lettura, palchi, palchetti e sale proiezioni, ma alla fine, andando sul pratico e guardando a chi dovrà metterci i soldi, ripiegano su camere da letto, soggiorni angolo cottura, scaffali o casse. 
Il privato non ha una mission benefica, il pubblico non ha i soldi. Titoli di coda.

Antonio Lenoci