Rubrica — Agroalimentare

Coronavirus: anche il pecorino toscano alle corde

I caseifici medio-piccoli hanno perso in queste settimane di emergenza sanitaria, la totalità di clientela composta da ristoranti e turisti


Anche il pecorino toscano è alle corde a causa dell’emergenza sanitaria Coronavirus. Il latte ovino non viene ritirato e i piccoli caseifici toscani, avendo le celle piene, non possono più trasformare il prodotto. Dagli allevatori e piccoli caseifici un altro grido di dolore dell’agricoltura, sottolinea la Cia Agricoltori Italiani della Toscana. Tanto più che dall’1 aprile i pastori non hanno più a chi dare il latte, visto che i contatti telefonici con i caseifici più grossi hanno dato risposte negative. Un appello alla Grande distribuzione organizzata ad acquistare le produzioni di formaggio pecorino della Toscana.

I caseifici medio-piccoli, che rappresentano una grande eccellenza per la Toscana, hanno perso in queste settimane di emergenza sanitaria, la totalità di clientela composta da ristoranti e turisti. Solo chi è riuscito ad organizzare canali di vendita diretta o a domicilio, riesce, seppur fra mille difficoltà a sopravvivere. Ed anche la grande distribuzione – riferiscono i caseifici - in questo periodo non accetta nemmeno le offerte proposte, proprio per permettere di dare un flusso alle produzioni locali.

Ricordiamo che il settore del latte ovino in Toscana viene da due campagne molto complicate, dopo i gravi problemi dovuti ad un prezzo del latte sottopagato e con allevamenti costretti a chiudere. Per questo è necessaria un’accelerazione delle soluzioni sui tempi di pagamento del latte già acquistato.

Redazione Nove da Firenze