Consorzi e contributi di Bonifica: Toscana con il fiato sospeso

Scendono in campo anche i sindacati che difendono l'operato dei tecnici operativi sul territorio


La vicenda dei bollettini inviati per la prima volta a chi non aveva mai pagato il contributo ha innescato un domino senza precedenti attorno ai Consorzi di bonifica, fino ad oggi forse "tollerati" a causa di un disinteresse diffuso.
Non si spiegherebbe altrimenti il perché l'utilità delle opere venga messa in discussione solo adesso che il pagamento riguarda tutti i proprietari di terreni e fabbricati e non ieri, quando a pagare erano in pochi, gli stessi che venivano additati perché assenti alla costosa partecipazione elettorale.

Adesso in Toscana c'è chi ha pagato subito per poi scoprire che molti non intendono farlo, c'è chi si propone di fare opposizione dopo aver atteso il limite massimo, c'è chi difende l'operato dei tecnici e teme per il futuro del proprio fiume, chi vorrebbe abrogare i Consorzi ed assegnare la competenza alla Regione, ma non è dato sapere con quali mezzi - uomini e modalità, ci sono i 500 addetti che si domandano cosa ne sarà di loro e c'è chi prega osservando gli argini.

Accanto ai politici si schierano i legali, a margine le associazioni che tutelano i consumatori utenti del servizio e contribuenti. Il commento di Aduc alla vicenda è stato nei giorni scorsi criticato anche da alcuni nostri lettori.
Il tema è delicato perché abolire il concetto di manutenzione appare una assurdità, non solo per il tempo di siccità rispetto alle alluvioni autunnali.
Sarebbe facile, infatti, svincolare i contribuenti dal tributo: ma poi chi si occupa del reticolo idrogeologico? La Regione Toscana? Magari come avvenuto per le deleghe sottratte alle Province? 

Nelle ultime ore il Consiglio regionale toscano ha votato, mal di pancia permettendo, una Mozione che invita ad "Attivarsi nei confronti del Parlamento perché vengano esaminate quanto prima le proposte di legge depositate che prevedono la riorganizzazione dei Consorzi di bonifica, fino all’ipotesi di un loro superamento".
Un mero rinvio a Roma che non ottiene nessun risultato tangibile e concreto nell'immediato ma che politicamente ha creato qualche imbarazzo dopo la lettera dei sindaci a difesa dei Consorzi.
Il vicepresidente del Consiglio, Marco Stella ha spiegato: "Dei circa 20 euro che arrivano in bolletta e il contribuente paga, solo 8 vanno effettivamente alla bonifica e alla pulizia degli argini, 12 euro vanno al mantenimento della macchina organizzativa”. Qualche adesione l'ha evidentemente raccolta oltre al bacino di opposizione.

L'invito a sollecitare il Governo per arrivare ad un trasferimento delle funzioni agli enti pubblici territoriali per assicurare una razionalizzazione delle competenze degli enti che si occupano di tutela del suolo, migliorarne l’azione amministrativa ed evitare inutili sovrapposizioni e conflitti di competenze mette adesso in guardia i lavoratori.

Scendono in campo i sindacati. La gestione ordinaria e straordinaria del reticolo idrico regionale, la sicurezza idraulica, la difesa del suolo, la manutenzione del territorio, la tutela e valorizzazione delle attività agricole, del patrimonio idrico, anche con riferimento alla provvista e all’utilizzazione delle acque a prevalente uso irriguo, nonché dell’ambiente e delle sue risorse naturali sono per Cgil Cisl e Uil "Funzioni fondamentali per la sicurezza ambientale".
Tutte attività che sul territorio vengono svolte quotidianamente dai circa 500 dipendenti dei Consorzi di bonifica tutelati dalle sigle che spiegano così la vicenda: "Si tratta di lavoratori che con professionalità e competenza se ne occupano a vario titolo, dalla progettazione all'esecuzione delle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere di bonifica. E' solo attraverso il lavoro che si può garantire la sicurezza e la fruibilità delle acque. E i risvolti occupazionali che vanno in questa direzione sono anche un investimento in prevenzione, in una situazione climatica che sempre più spesso estremizza il sistema. Se condividiamo questo assunto, non possiamo che condividere che il lavoro svolto dai dipendenti dei consorzi di bonifica sia indispensabile. Chi ne usufruisce è in generale la collettività".

Conclusione? "Sta alla politica, che ha scelto consapevolmente che fossero i consorzi ad occuparsi di queste materie, svolgere quella funzione di controllo che garantisca che le risorse siano spese bene. A ognuno il suo compito" concludono Flai Cgil, Fai Cisl, Filbi Uil Toscana.

Intanto i cittadini sui Social domandano e si domandano "Quindi.. Cosa dobbiamo fare?".

Antonio Lenoci