Centro Ippico Toscano, Firenze può morire di burocrazia e di verità

​I cavalli aspettano le ruspe e non hanno intenzione di spostarsi


 Firenze ha una splendida struttura di oltre 4000 metri quadrati in cui poter svolgere eventi e dove soprattutto poter accogliere corsi e gare di equitazione. La tensostruttura creata nel Centro Ippico sarebbe una risorsa da preservare per utilità, praticità, leggerezza e funzionalità, che però il Comune di Firenze intende abbattere tra pochi giorni requisendo poi l'area sulla quale sorge il tendone.
Un tendone "eticamente sostenibile", per intendersi, di quelli che la Protezione Civile allestisce nelle aree terremotate per dare riparo alle popolazioni.
L'intimazione di abbattimento agli attuali proprietari è giunta per motivi burocratici, essendo decaduta la temporaneità dell'opera che non ha trovato tra il nuovo Piano Urbanistico ed il relativo Regolamento neppure un paragrafo utile a mantenerla in piedi. Forse una dimenticanza, ma la burocrazia non perdona.

Se il Centro Ippico Toscano perdesse la struttura coperta resterebbe senza cavalli, limitata l'attività e con essa il personale impiegato, andando così verso il fallimento.
Si tratterebbe di un precedente esemplare: un gruppo di soci investitori in un progetto messi alle strette e soffocati dalla burocrazia.
Interessante in un momento storico in cui Palazzo Vecchio lancia ogni giorno appelli ad investire su Firenze.

Smontare la struttura costerebbe 70mila euro, per poi poter presentare un nuovo permesso effettuando successivamente il riallestimento. Una follia?
C'è di più. Ci sarebbero i permessi per poter costruire l'opera in cemento armato, ma i costi sono esorbitanti e la struttura attuale, in ottimo stato, piace a tutti i frequentatori. Perché il cemento sì e la tensostruttura no?

Il Centro Ippico Toscano è un luogo che rimanda alla vera identità del polmone verde di Firenze, la sua vocazione di riserva naturale.
Proprio qui, alle spalle del Barco e sotto l'ombra del Ponte all'Indiano dove negli ultimi anni è fallito ogni tentativo illuminato di restituire vita al Parco delle Cascine, nel 1979 c'erano solo i rifiuti.
Il progetto imprenditoriale di Oliviero Fani ha, nel corso degli anni, portato i cavalli tra il Mugnone e l'Arno: da 16 sono arrivati ad essere 160 di proprietà delle più prestigiose famiglie toscane. A differenza di una Toscana ricca che propone lezioni di equitazione a partire da 50 Euro, a Firenze i più piccoli possono fare pratica a partire da 9 Euro "Siamo aperti verso la città, da sempre" - spiegano gli addetti ai lavori.

Ci lavorano circa 20 persone, è conosciuto in tutta Italia ed anche in Europa, ha ricevuto premi importanti e vi si svolgono corsi per ragazzi ed adulti oltre alla ippoterapia. Tanti gli eventi, sportivi sociali e politici, che si sono svolti al suo interno. Ma questo oggi, pare non interessare nessuno.
Fani è pronto a farsi da parte, nonostante l'investimento personale e famigliare, consentendo così ai soci più giovani di eleggere un nuovo presidente e combattere una battaglia per la sopravvivenza, a viso aperto, rilanciando un progetto ancora più ambizioso.
"Siamo nati con Fani, è un babbo per tutti noi e lo stimiamo per quello che ha fatto - racconta il probabile successore alla presidenza - ma forse è il momento di creare un Centro meno individuale e più collettivo che sappia dialogare meglio con il Comune, perché forse qualcosa non lo abbiamo capito oppure ci è sfuggito e non crediamo che abbandonare anche questa zona delle Cascine sia una buona cosa per Firenze, speriamo che anche i fiorentini la pensino allo stesso modo".

Non si tratterebbe di un rischio idrogeologico né idraulico, basta notare come gli argini del Mugnone siano all'altezza dell'Argingrosso progettato da Leonardo da Vinci e siano ad oggi una passeggiata molto suggestiva, sempre se conosciuta.

I soci del Centro sono pronti a montare i cavalli e presidiare la struttura all'arrivo delle ruspe. Può veramente la burocrazia mettere in crisi l'ultimo baluardo di un Parco cittadino che da anni aspetta il rilancio promesso?

Le finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente, come cantava Fabrizio De André?

In questa storia c'è un personaggio 'scomodo'. Chi è Oliviero Fani?

Oliviero Fani è presidente del Centro Ippico Toscano da parecchi anni ed oggi è pronto, a malincuore, a farsi da parte per la sopravvivenza del luogo. Ma la sua figura è diventata ingombrante e scomoda a causa dei fatti di cronaca che lo hanno visto protagonista di quello che oggi definisce "un errore colossale".

"Mi hanno detto che appartengo al Giglio Magico, che sono amico di Renzi e nemico di Nardella.. ho perso tanti amici in pochi giorni. Tutti mi abbracciavano ed oggi non mi rispondono più al telefono. Io vengo dal Casentino, da una famiglia di contadini, e dalle nostre parti cadiamo e ci rialziamo da soli, ma così è dura. Mi dispiace che la gente abbia creduto ai giornalisti.." (in rete i Video 1 Video 2 di Libero).

Lei però parla con altri giornalisti "Non voglio perdere la fiducia negli altri. Potrei essere uno di quegli imprenditori delusi che arrivano a togliersi la vita perché sono rimasti soli. Non voglio farlo. Ho creduto nelle istituzioni e continuo a crederci anche dopo la vicenda della Palazzina dell'Indiano dove ho messo assieme una cordata di amici per riqualificare un angolo abbandonato delle Cascine e dove abbiamo scoperto poi che si lavorava 6 mesi l'anno con un passaggio minimo. Le prospettive erano di avere un Parco attrattivo, ma così non è stato e non sono venuti a domandarmi come mai non funzionasse o cosa non funzionasse e ancora cosa poteva essere fatto per migliorare la situazione ed aiutarci. Si cercava il mostro".

L'Indiano. La Palazzina Liberty era un rudere. "Avremmo dovuto investirci 30mila euro e ne abbiamo spesi 80mila perché ovviamente abbiamo dovuta metterla in sicurezza ed adeguarla agli standard normativi. Dopo l'inaugurazione però siamo rimasti soli. I dipendenti chi li pagava nei mesi in cui non lavoravano? E i fornitori? Bello riaprire un rudere, ma poi deve poter campare, altrimenti siamo al solito punto".
Palazzo Vecchio dopo lo scandalo ha preteso le chiavi "Ma quale scandalo? Capisco però che sia stato più facile che prendere le mie difese.. Abbiamo partecipato a un Bando e abbiamo pure dovuto integrare la documentazione, al secondo tentativo e dopo una lunga attesa abbiamo vinto. Bella vittoria è stata, a pensarci adesso. Dopo che sono stato rappresentato come "L'uomo cattivo" mi sono state richieste le chiavi e poi.. che è successo poi? Nulla. Hanno chiuso tutto".

Cosa le dispiace di più oggi? "Mi dispiace di aver parlato in confidenza come tanti fanno ogni giorno. Mi dispiace che nessuno mi abbia chiesto spiegazioni credendo solo a chi mi ha accusato. Mi spiace per chi mi ha tolto l'amicizia e per come le persone mi guardano oggi. Mi spiace di ritrovarmi a giustificare la gestione di una operazione che sfido chiunque a definire 'pilotata' e che non avrei mai fatto, forse, se non mi fosse stato chiesto di partecipare al bando come contributo alla rinascita delle Cascine. Bella fregatura che ho preso".

Il Centro Ippico. "E' burocrazia.. tutta burocrazia. Probabilmente nessuno può agire in maniera diretta, forse in deroga, ma non saprei. Anche in questo caso mi sono fidato ed ho tirato su la struttura che aveva un permesso iniziale per 5 anni. Sapevo che stavo rischiando, ma oggi è patrimonio del Centro, è il nostro futuro.. e c'era la possibilità che potesse diventare un impianto stabile. Il Centro Ippico non può morire, non è giusto".

Cosa farà? "Da una parte l'istinto sarebbe quello di lottare per mantenere la presidenza di questo luogo pulito e sicuro, un gioiellino che ho visto nascere.. e che tantissimi hanno chiesto come location 'sensazionale'. Dall'altra comprendo che esiste una generazione nuova, quella dei soci e dei ragazzi che ogni giorno si alzano e vengono qui a curare i cavalli e che insegnano e credono nello sport e nell'equitazione. Per loro posso anche mettermi da una parte e spero che soprattutto i ragazzini dell'ippoterapia non ce l'abbiano con me, o che qualcuno un giorno racconti loro un'altra verità, più sincera".

Antonio Lenoci