Campagna elettorale: Matteo Renzi chiude all'Obihall

Il segretario del Pd, sul comizio di piazza del Popolo dei 5 Stelle: "Quella piazza era mezza vuota, le piazze non sono sondaggi". "Stiamo recuperando" spiega un militante. "Siamo sempre a 'ragionare' di loro… ma 'ragioniamo' di noi", gli replica un altro


FOTOGRAFIE — (DIRE) Firenze, 2 mar. - Da Scandicci a Firenze. Dal teatro Aurora all'Obihall. In mezzo 30 giorni di campagna elettorale serrata passata a dar battaglia ai 5 Stelle, Salvini e il rischio del "populismo" al potere. Matteo Renzi doveva chiudere nel piazzale, con alle spalle la sua 'cartolina' preferita, Firenze. Anzi, in principio doveva essere piazza Santissima Annunziata, annunciata prima di scoprire che li', da oggi, c'e' una fiera dedicata al cioccolato. E allora di nuovo all'Obihall, come una settimana fa. Su quello stesso palco dove, l'8 dicembre 2013, festeggio' la vittoria al cone fece la sua prima uscita da neo segretario del Pd. E qualche mese prima, a febbraio, alla vigilia delle politiche, divise la scena politica con Pier Luigi Bersani allora segretario 'dem' e candidato premier. Un'altra era politica. Ma quel 'porto' sicuro, l'Obihall, e' rimasto. "Qui siamo a casa", dicono i 'renzianissimi'.

In sala il ministro dello Sport, Luca Lotti, candidato nell'empolese e il sindaco Dario Nardella; ma anche Rosa Maria Di Giorgi, la vicepresidente del Senato candidata all'uninominale per la Camera nel capoluogo toscano. Ci sono poi l'europarlamentare Nicola Danti e Dario Parrini, il segretario 'dem' toscano, e il vice Antonio Mazzeo. C'e' anche presidente del Consiglio regionale toscano Eugenio Giani. "Stiamo recuperando" sui 5 Stelle, spiega un militante. "Siamo sempre a 'ragionare' di loro… ma 'ragioniamo' di noi", gli replica un altro. Dal palco parlano anche gli operai di Piombino: sull'ex Lucchini, venduta a Jindal, "Renzi ha mantenuto la promessa, quella che ci ha fatto guardandoci negli occhi. Noi siamo venuti qui per dire grazie".

Dal Movimento 5 Stelle "hanno fatto di tutto per farci vergognare del Pd: hanno creato scandali, prove false e hanno giocato sui social utilizzando il linguaggio della violenza e dell'insulto. Ma noi non ci vergognammo, siamo orgoglioso del Pd. Noi ci vergogniamo solo del linguaggio dei 5 Stelle". Lo sottolinea all'Obihall di Firenze il segretario del Pd Matteo Renzi. Che poi, sul comizio di piazza del Popolo, a Roma, affonda: "Quella piazza era mezza vuota, le piazze non sono sondaggi". Di Maio, conclude, "ci hai insultato per 5 anni e oggi improvvisamente viene a chiedere al Pd i voti per governare. Caro Di Maio i voti non te li daranno i cittadini e non te li dara' il Pd. Piuttosto stiamo all'opposizione, ma all'opposizione ci starai tu e i 5 Stelle".

"A Macerata un uomo ha fatto quello che sapete… lo ha fatto indossando il tricolore. Io vorrei che la campagna elettorale si concludesse in un modo, cantando l'inno nazionale per dire che l'Italia non e' di quell'assassino fascista". Si e' conclusa cosi', all'Obihall di Firenze, la campagna elettorale del segretario del Pd Matteo Renzi, con i militanti che, raccolto l'appello del segretario 'dem', in piedi hanno intonato Fratelli d'Italia. Renzi ha cantato l'inno accanto al partigiano Silvano Sarti.

"Mi aspettavo che i 5 Stelle proponessero anche Nardella a qualche ministero. Ma secondo me e' uno di quelli che gli ha detto di no, tanto ce ne sono diversi…". Lo ha detto scherzando Matteo Renzi dal palco dell'Obihall di Firenze, riferendosi alla lista dei ministri pentastellati formalizzata da Luigi Di Maio. Il sindaco Dario Nardella ha ascoltato in prima fila il discorso del segretario del Pd.

"C'e' chi pensa che queste elezioni possano essere poco decisive per il futuro del nostro Paese, sottovalutando il rischio di un'ondata populista senza precedenti, alimentata da politici che sfruttano cinicamente le fragilita', le delusioni e i risentimenti delle persone". Lo scrive sulla newsletter settimanale il sindaco di Firenze Dario Nardella. "Invece domenica si gioca una pagina decisiva per l'Italia: o si va avanti nella direzione intrapresa, o si torna indietro nell'incertezza, in una possibile nuova crisi". Per questo, aggiunge, "sostengo il Pd, oggi piu' che mai, perche' sono consapevole che l'Italia, come del resto una citta', si governi con il cuore e con la testa, non con la pancia. Perche' credo che i democratici, seppur con tutti i limiti e le difficolta', siano gli unici in grado di esprimere una classe dirigente competente". L'alternativa, sottolinea il primo cittadino, "e' un salto nel buio. Non votare, ancor peggio, significa far decidere qualcun altro al posto nostro e privarci di fatto del diritto di contare e criticare dal giorno dopo". Infine, "votare con la rabbia in corpo vuol dire privare l'Italia di un futuro solido, alimentando una frustrazione collettiva".
(Dig/ Dire)

Redazione Nove da Firenze