Calcio Storico Fiorentino: merchandising e location del gioco di Firenze

​Conosciuto ed apprezzato in vari ambiti sociali, dal più popolare al più nobile, ma è anche alla portata di tutti?


Nell'anno in cui l'Italia si mette in vetrina davanti agli occhi del mondo con l'Expo, parole come "eccellenza" e "tipicità" sono entrate nel gergo comune.
Una Dop fiorentina è il Calcio in livrea o Calcio Storico che si gioca nel salotto buono di piazza Santa Croce: quella di Dante e di Benigni che recita Dante, partenza ed arrivo dei grandi eventi sportivi, cassa di risonanza internazionale per eventi di solidarietà.

All'indomani della splendida edizione 2015 del Torneo, sul New York Times si è parlato di combattimenti di strada e di gladiatori contemporanei. Appeal alle stelle o paura tremenda dei violenti? Il gioco è molto amato. Il gioco, appunto. Ed è su questo che amministrazione fiorentina ed organizzatori intendono concentrare le forze. Ma quali sono i margini di crescita?

Michele Pierguidi, presidente del Calcio Storico Fiorentino e presidente del Quartiere 2 è l'artefice del successo raggiunto dalla manifestazione, un traguardo che da tempo la città assaporava.

Sotto l'aspetto promozionale è possibile darci un voto? "Per quanto riguarda il merchandising - spiega Pierguidi a Nove da Firenze - e l'aspetto commerciale viaggiamo allo 0,1% delle nostre potenzialità e per questo di interesse a crescere ce n'è molto, ma non dobbiamo andare contro la storicità della manifestazione".

Ipotesi al vaglio? "Siamo molto conosciuti, in America oltre 100 milioni di persone potranno assistere al documentario che è stato girato a Giugno da HBO (emittente televisiva via cavo di proprietà della Time Warner), e la copertura mediatica è già rilevante. Sarebbe bello poter arrivare a traguardi importanti come una diretta su rete nazionale come avviene per il Palio di Siena".

E' uno studio o ci sono prospettive pratiche? "Prima di arrivare a questo occorre lavorare molto sulla struttura e con le parti interessate perché non possiamo certo permetterci di arrivare alla vigilia della gara e non essere sicuri se si giocherà o meno".

Un appello? "Il mondo ci guarda sempre di più, dobbiamo crescere sull'aspetto della sensibilizzazione e per questo ci metteremo presto al tavolo con tutte le componenti interessate al fine di programmare non la prossima estate ma l'intera annata. Non ci sarà solo il Torneo: ci saranno vari eventi a partire dai Quartieri, le mostre, gli incontri in cui si parlerà di Calcio Storico durante i 12 mesi dell'anno".

Prendere in considerazione altre location? "Non è mia intenzione quella di allontanare il Calcio Storico da piazza Santa Croce, sarebbe una mancanza di rispetto verso i calcianti, piuttosto una buona idea è quella di trovare una modalità assieme alla Soprintendenza per aumentare i posti in piazza" conclude Pierguidi che chiude la prospettiva sull'occupazione di spazi alternativi al campo di terra di Santa Croce

Mai perdere di vista la storia. Il Direttore del Corteo della Repubblica Fiorentina e Calcio Storico Fiorentino, Filippo Giovannelli, racconta a Nove da Firenze la recente evoluzione tecnica ed organizzativa del Torneo: Negli ultimi anni la situazione è molto migliorata dopo lunghi anni di crisi del Torneo. Il gioco del Calcio Storico Fiorentino non è il Torneo: all’interno della competizione tra i colori ci sono rivalità che portano ad inasprire la competizione. A squadre miste, come avveniva nel ‘700, questo non avveniva. Negli ultimi 5 anni è stata sospesa solo la finale del 2014, ma per il resto il Torneo è andato molto bene.
I cambiamenti possono dare destabilizzazione, ma nell’ultima edizione il Corteo ha funzionato senza ricevere segnalazioni spiacevoli ed è andata bene anche il 15 giugno per la partita dimostrativa organizzata per Pitti. Quando la macchina funziona i frutti si vedono".


Parliamo di Pitti. “In passato si giocava per i grandi eventi, non c’era il Torneo nel ‘600: un matrimonio o l’arrivo di ambasciatori o ricorrenze speciali coincidevano con una partita rappresentativa. Il caso di Pitti, la gara voluta dal Centro per la Moda, può rientrare tra questi e quella sera tutti gli espositori ed invitati, italiani o stranieri, hanno assistito ad una tradizione fiorentina nel quadro di una operazione di marketing”.

Vetrina utile per tutti? “Il Calcio Storico è Firenze: sfila per le vie del centro storico. Le arti ed i mestieri sono arrivati in città prima della famiglia Medici, alla quale attribuiamo giustamente valore e riconoscenza, arti minori e maggiori che hanno contribuito a rendere Firenze la grande città che è stata".

Il Corteo Storico è una occasione, come sensibilizzare i fiorentini? “Nell’ultima edizione abbiamo fatto la “Chiamata alle armi” cercando di richiamare un gran numero di giovani che dessero il cambio ai soliti figuranti che a causa di impegni e necessità varie hanno bisogno di trovare una rotazione. Devo dire che l’appello è riuscito, in tanti hanno risposto e cercheremo di aumentare le opportunità: per quanti volessero misurarsi nella sfilata in costume è possibile dare la propria disponibilità on line”.

Il futuro del Calcio Storico? "Il contesto storico è determinante ed imprescindibile. Potremmo portare una partita a New York, sarebbe un obbiettivo affascinante, ma un gioco che non ha regole codificate e si basa sull'onore e sul rispetto non potrà mai essere equiparato al football moderno".

Quindi niente Stadio? "Si può fare, ma occorre studiare il contesto affinché figuranti e calcianti si muovano in una scenografia che richiama la tradizione".

Firenze non è Siena?
 "Siena, anche per struttura urbanistica, si comporta diversamente. Noi abbiamo abbandonato le mura. Non dobbiamo però fare l'errore di pensare al Calcio Storico dimenticando i vecchi confini. Il Quartiere deve restare centrale ed in molte famiglie la tradizione si tramanda: è indubbio che Santo Spirito è più significativo poiché anche più popolato. Le strade di confine però non le possiamo né dobbiamo cambiare. L'Arno un tempo divideva Bianchi e Verdi, anche nel 1930, quando il fascismo ha riportato in auge il Calcio Storico, non c'erano i 4 colori. Il Torneo, come lo intendiamo oggi, nasce negli anni '70 del '900 è dal '78 che parte l'Albo d'Oro. Santa Maria Novella o San Giovanni non hanno la possibilità di organizzare le grandi cene che avvengono altrove, si fanno presso le sedi dei colori che però sono decentrate".

Il consiglio dunque è di potenziare il rapporto con il centro storico? "Santa Maria Novella è conosciuta per la Stazione che però si chiama come la chiesa che era già lì da tempo. Può essere una proposta interessante quella di lavorare sul passato perché sul passato si può fare tutto".

E sul futuro?
"Consolidiamo ciò che abbiamo. Come storico sono pronto ad accogliere novità su documenti o elementi che smentiscano studi già fatti. Dalla ricerca possiamo guardare avanti: per l'evoluzione dei costumi ad esempio. Non dobbiamo comunque rinunciare al marketing".

Marketing interno o esterno? "La gestione dell'evento, che resta il solito, deve guardare ai nuovi social e farsi conoscere. Dobbiamo stare attenti a far passare il vero significato storico, che altrimenti rischia di essere recepito come mera violenza. Qui si tratta di rappresentare la propria città non di dare cazzotti per spettacolo".

Antonio Lenoci