​Caccia: la Toscana stabilisce nuove regole

Il Consiglio regionale, a maggioranza, approva le modifiche alle norme per la protezione della fauna selvatica e per il governo del territorio


Firenze – Disco verde del Consiglio regionale della Toscana alla modifica delle leggi regionali in materia di gestione faunistico venatoria (3/1994) e di governo del territorio (65/2014). Modifiche ritenute “necessarie” per venire incontro a specifiche esigenze del territorio e che l’Assemblea toscana ha approvato a maggioranza, con 21 voti a favore, da parte dei gruppi di maggioranza e 12 voti contrari delle opposizioni.

La nuova legge, come illustrato dal presidente della commissione Sviluppo economico e rurale Gianni Anselmi (Pd), punta a dare un più ampio supporto scientifico all’osservatorio per la fauna e l’attività venatoria, oltre a consentire la realizzazione di manufatti e introdurre sanzioni, fino alla sospensione del tesserino, per le infrazioni in materia di caccia alla beccaccia.

Le modifiche alla legge 3/1994 riguardano, nello specifico, le attività dell’Osservatorio per la fauna e l’attività venatoria. Per consentire un “più ampio supporto scientifico” l’Osservatorio potrà avvalersi, oltre che del Centro Universitario di ricerca sulla selvaggina e sui miglioramenti ambientali (Cirsemaf), anche di altri soggetti.

L’indice di densità venatoria viene corretto per eliminare il riferimento ai sottoambiti, ormai superato dal riordino degli Atc (Ambiti territoriali di caccia) introdotto con legge (84/2016). L’intervento normativo, inoltre, cambia la denominazione di alcuni Atc, anche per riutilizzare la tabellazione già esistente sul territorio e raggiungere così un risparmio della spesa. Sono comunque fatte salve le iscrizioni agli ambiti per la stagione venatoria in corso 2017-2018.

Viene inoltre corretto un mero errore materiale per specificare che anche i cacciatori abilitati alla caccia al cinghiale in braccata e girata sono iscritti nell’apposito registro regionale.

In tema di manufatti per attività venatorie, è consentita la loro realizzazione, nell’esercizio delle attività, purché nel rispetto della legge 65/2014.

In materia di concessione della qualifica di guardia venatoria volontaria, la legge si conforma alla normativa statale vigente e per rispettare la legge regionale 1/2009 (articolo 7), è previsto che l'esame sia svolto davanti ad una commissione nominata dal direttore della competente direzione della Giunta regionale anziché dal presidente dell’Esecutivo.

In tema di sanzioni amministrative, il testo ne introduce una specifica per le infrazioni in materia di caccia alla beccaccia. In particolare, si prevede una sanzione per ogni capo abbattuto al di fuori dei periodi, degli orari e delle modalità espressamente indicate nel calendario venatorio e nel regolamento regionale. In materia di sanzioni principali non pecuniarie, e sempre per la caccia alla beccaccia, chi commette infrazioni è sanzionato con la sospensione di un anno del tesserino venatorio.

Per quanto riguarda le modifiche alla legge 65/2014 (Norme per il governo del territorio), la legge interviene sull’articolo 78 e prevede che i manufatti possano essere realizzati, oltre che per l’attività agricolo amatoriale e per il ricovero di animali domestici, anche per esigenze venatorie, pur rinviando al regolamento di attuazione della legge 3/1994 la definizione nel dettaglio delle specifiche esigenze. Vengono inoltre indicate in modo più specifico le finalità che gli strumenti di pianificazione devono perseguire in relazione alle diverse tipologie di manufatti.

In sede di dibattito la consigliera Irene Galletti (M5s) ha parlato di un passaggio legislativo che “non interessa il territorio, ma è solo a vantaggio di una categoria, un ennesimo favore insomma” e una “censura alla Corte costituzionale per la terza volta in due anni. Ce lo potevamo risparmiare”, ha concluso.

Il presidente di Sì-Toscana a sinistra Tommaso Fattori, ha parlato di “regali al mondo venatorio”. Illustrando brevemente gli emendamenti presentati, che l’Aula ha poi rigettato a maggioranza, Fattori ha spiegato come questi siano stati pensati per “rendere il disegno di legge costituzionalmente legittimo”.

A chiudere il dibattito, l’assessore Marco Remaschi: “Questa è la terza legge e nessuna delle due precedenti è stata impugnata. È una normativa concorrente di non facile soluzione, ma il nostro obiettivo è quello di non invadere le competenze nazionali”. Ringraziando il lavoro degli uffici e della commissione, Remaschi ha annunciato l’imminente approvazione del regolamento. “Sarà unico a livello regionale, rispetto ai 91 che disciplinavano l’attività venatoria in Toscana”.

Il Consiglio regionale ha approvato, a maggioranza, anche l’ordine del giorno collegato, primo firmatario il presidente della commissione Ambiente Stefano Baccelli, per impegnare la Giunta a “modificare il regolamento perché possano far parte delle commissioni in cui si articolano i lavori degli Atc anche soggetti esterni ai comitati di gestione”. L’ordine del giorno chiede inoltre che gli Ambiti territoriali di caccia siano “sollecitati perché nei loro statuti e regolamenti di funzionamento si contempli la costituzione di commissioni di lavoro con valenza consultiva, coinvolgendo anche persone esterne al comitato e garantendo così un più ampio coinvolgimento di territori e competenze”. 

“Sulla caccia in Toscana la maggioranza PD e del Presidente Rossi continua a proporre modifiche di legge in spregio alla normativa nazionale e alle recenti sentenze della Corte Costituzionale”, così i Consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra commentano la proposta di legge 189 di modifica alle norme per il prelievo venatorio voluta da Rossi e Remaschi, alla quale hanno presentato 9 emendamenti, tutti bocciati in aula dalla maggioranza.

“La nuova legge regionale prevede una totale deregulation che permette ai cacciatori di costruire fabbricati di dimensioni rilevanti nei boschi, in aree tutelate e con vincolo paesaggistico e idrogeologico, in contrasto con il Codice del Paesaggio. Formalmente si dice che lo si consente per esigenze legate all’attività venatoria, poi, nel bocciare il nostro emendamento in aula, il PD ammette che queste costruzioni serviranno anche per ospitare cene ed altri eventi conviviali dei cacciatori. La nuova legge rende anche pressochè impossibile accertare quanti animali siano stati uccisi dai singoli cacciatori, grazie ad ‘gioco di parole’ introdotto nella norma sul tesserino venatorio. Infine si continua, nonostante la bocciatura del 2016 della Corte Costituzionale, a non volere suddividere tutto il territorio in ambiti di caccia di ridotte dimensioni, ossia di livello sub-provinciale”.

“Come se non bastasse, il testo della proposta di legge sembra ignorare le recentissime sentenze della Corte Costituzionale che in altre regioni hanno già dichiarato illegittime le medesime norme che adesso vengono incredibilmente mantenute tali e quali nella normativa toscana, malgrado i nostri emendamenti volti ad adeguare la legge alla giurisprudenza costituzionale. E’ infatti contro la legge nazionale prevedere che tutti i cacciatori possano cacciare nelle aree contigue alle zone protette, come fa la Toscana, perchè potrebbero cacciarvi solo i residenti. Allo stesso modo non è possibile, con una norma regionale, estendere anche ai cacciatori la facoltà di compiere gli abbattimenti di contenimento, che vengono autorizzati ai soli fini del controllo della fauna selvatica in zone normalmente vietate alla caccia: la legge nazionale prevede esplicitamente che questi abbattimenti possano essere fatti solo dalle guardie venatorie, dalle guardie forestali o dalle guardie comunali munite di tesserino. Nè è possibile per una legge regionale ammettere la deroga che permette dieci giornate di caccia alla selvaggina migratoria da un appostamento temporaneo per il cacciatore che invece abbia optato in origine per la caccia da appostamento fisso”.

“Ci domandiamo come sia possibile che gli Uffici abbiano dato una valutazione positiva di un simile testo: devono aggiornarsi o sono sottoposti a forti pressioni politiche? Il PD ha bocciato tutti i nostri emendamenti finalizzati a rendere questa legge costituzionalmente legittima e ad eliminare il contrasto con la legge nazionale sovraordinata, il che porterà ad una raffica di ricorsi delle associazioni ambientaliste, che saranno puntualmente tutti vinti e allora chiederemo alla maggioranza di questo Consiglio di risponderne politicamente. Al di là delle personali convinzioni di ciascun gruppo o consigliere sull’attività venatoria, tutti siamo tenuti a non approvare una legge con profondi tratti d’illegittimità”.

“Al presidente Rossi, che ama definirsi eco-socialista, consigliamo di iniziare a frequentare di più il mondo ambientalista, invece di dare ascolto solo alle lobbies delle doppiette”

Redazione Nove da Firenze