​Bullismo e Cyberbullismo: le molestie dalla scuola al web

Un fenomeno che preoccupa gli insegnanti ma lascia indifferenti i genitori. Camilla Bistolfi ne parla a Radio Fiesole


Il bullismo si è evoluto nel corso degli ultimi anni portando alla nascita delle baby gang il cui modus operandi il Ministero dell'Interno ha equiparato alla metodologia terroristica, salvo suscitare critiche per l'accostamento tra i due temi. Intanto i casi aumentano con fenomeni di violenza che avvengono sui mezzi di trasporto che accompagnano i ragazzi a scuola, all'interno degli istituti e nei luoghi in cui i giovani passano il loro tempo libero.

La definizione di bullismo e cyberbullismo del Ministero dell?istruzione Università e Ricerca recita "Il cyber bullismo e la manifestazione in Rete di un fenomeno piu ampio e meglio conosciuto come bullismo. Quest'ultimo e caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima. Le azioni possono riguardare molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, generalmente attuate in ambiente scolastico. Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet".

Il Censis ha recentemente spiegato che "Il 52% dei presidi italiani ha dovuto gestire episodi di bullismo digitale, il 10% di sexting e il 3% di adescamento online e nel 51% dei casi si sono rivolti alle forze dell'ordine. I genitori hanno poca consapevolezza e tendono a sminuire il fenomeno, dice l'81% dei dirigenti scolastici".

Camilla Bistolfi, giurista 26enne dopo una tesi sull'argomento è adesso alla direzione del Centro nazionale anti-cyberbullismo (Cnac), intervenendo a "Gli Infami", su Radio Fiesole, spiega "I contenuti sul web sono sempre aggiornabili. Oggi torni a casa e continui ad essere oggetto di scherno anche in un luogo protetto. Purtroppo molti non denunciano; molte persone che vivono in piccole realtà hanno paura a denunciare perché le voci corrono. Le stime sono realistiche dal punto di vista delle segnalazioni registrate ma c'è molto sommerso. La tendenza mette in evidenza un dato: le ragazze sono molto spesso carnefici nel cyberbullismo forse perché molto brave con le parole".

Quali i campanelli da ascoltare? "Sicuramente il problema si evidenzia nel non voler andare a scuola o nel dimostrare poco interesse verso gli eventi, o nella generale tendenza a non voler uscire. Da tenere sotto controllo sono poi le reazioni al rapporto con il cellulare, strumento con il quale si interagisce sul web. Se i giovani cambiano il loro atteggiamento dopo aver ricevuto telefonate o messaggi sarebbe opportuno approfondire".

Quale riferimento per un aiuto? "Sul portale anticyberbullismo.it è possibile effettuare segnalazioni e siamo aperti ad accogliere anche gli adulti per offrire un consulto utile e funzionale a seguire l'evoluzione della casistica".

Il Censis e la Polizia Postale e delle Comunicazioni hanno avviato un comune percorso di ricerca per capire meglio le implicazioni dell'uso delle nuove tecnologie da parte degli adolescenti evidenziando come il 91% dei giovani tra 14 e 18 anni si sia iscritto ad almeno un social network e l'87% usi uno smartphone connesso a internet. I dati presentati si basano sulle risposte fornite da 1.727 dirigenti scolastici di tutta Italia ed hanno permesso di fornire l'identikit del cyberbullo: per il 70% dei dirigenti scolastici i cyberbulli sono indifferentemente maschi o femmine, per il 19% invece sono in prevalenza ragazze e per l'11% soprattutto ragazzi".
Il 90% dei dirigenti pensa che il fenomeno del cyberbullismo sia più grave del bullismo, perché più doloroso per chi ne subisce le conseguenze e più rapido e duraturo negli effetti negativi sulla reputazione personale "Per il 49% dei presidi la maggiore difficoltà da affrontare è proprio rendere consapevoli i genitori della gravità dell'accaduto, per il 20% capire esattamente cosa sia successo. Secondo l'89% delle opinioni raccolte il cyberbullismo è più difficile da individuare rispetto a episodi di bullismo tradizionale, perché gli adulti sono esclusi dalla vita online degli adolescenti. Il 93% dei presidi ritiene poi che l'esempio dei genitori influenzi molto o abbastanza il comportamento dei cyberbulli".

Una collaborazione nata nel 2015, quella tra Polizia di Stato e Censis, nell'ambito della quale si è concordato di sviluppare ricerche e approfondimenti riguardanti tematiche sociali connesse all'uso dei nuovi media da parte di minori e adulti. L'obiettivo del progetto è costruire un quadro di analisi utile alla progettazione di campagne di sensibilizzazione per promuovere un impiego dei media digitali sempre più consapevole sia delle loro straordinarie potenzialità, sia dei rischi connessi.

Antonio Lenoci