Rubrica — Editoria Toscana

Bogianckino sindaco e le delusioni a Nord Ovest

Bogianckino

Un grande intellettuale prestato alla politica, un moderno progetto urbanistico per Firenze, il ‘tradimento’ del Pci. Lo storico Zeffiro Ciuffoletti rievoca in un libro storia e rimpianti di una straordinaria esperienza di governo che poteva cambiare il futuro della città.


Massimo Bogianckino, sindaco in Palazzo Vecchio nella seconda metà degli anni Ottanta, rappresenta il classico esempio del grande intellettuale cosmopolita prestato alla politica. L’esperienza lo coinvolse a fondo, ma ne uscì deluso come spesso purtroppo accade a chi non ha confidenza con i partiti e con le loro contorte e imprevedibili dinamiche.

Ricordando quell’ormai lontana stagione, lo storico dell’Università di Firenze Zeffiro Ciuffoletti ne rievoca esemplarmente figura e progetti in un libro edito da Franco Angeli (Massimo Bogianckino sindaco di Firenze 1985-1989, pagine 169, € 24), che è stato presentato nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio dal sindaco Dario Nardella e dalla presidente del consiglio comunale Caterina Biti.

Arricchito da un portfolio fotografico curato da Silvia Asso, da un contributo della storica dell’architettura Giuseppina Carla Romby e da un’illuminante appendice documentaria di Alessandra Frontani, il libro ha un’ambizione dichiarata: fare in modo che Firenze non dimentichi lo straordinario musicologo che volle provarsi a governare la città dove aveva lavorato come sovrintendente del Teatro Comunale e di cui era innamorato, ricambiato.

Che cosa qualificò il governo Bogianckino? E perché naufragò? Esattamente trenta anni fa Firenze fu dichiarata dall’Unione Europea capitale della cultura, seconda solo ad Atene che dodici mesi prima aveva inaugurato il ciclo. Firenze, spiega il libro, doveva riaffermare il suo primato culturale dopo le grandi mostre sul Rinascimento organizzate dall’assessorato Camarlinghi. Si trattava dunque di guardare non solo al passato, ma anche al presente. Occorreva modernizzare la città sotto il profilo urbanistico, ma anche riqualificare le periferie con opere di grandi architetti italiani e stranieri che potessero affiancarsi ai fasti del passato.

Era un riformismo moderno, ricorda Ciuffoletti, ben compreso da quelli che allora furono sarcasticamente definiti ‘miglioristi’, ma che il Pci, in cerca di una nuova anima verde, avversò fino a rinnegare l’enorme lavoro della giunta Bogianckino. I comunisti, in sostanza, non seppero approfittare di quel promettente laboratorio politico con socialisti, socialdemocratici e liberali per creare un modello alternativo di governo nazionale. Sacrificarono così ai propri calcoli il Passaggio a Nord Ovest, ovvero il grande progetto urbanistico al quale il sindaco aveva legato il suo impegno.

Fu una scelta che lo convinse a lasciare anzitempo e che determinò, per Firenze e per la sua dimensione metropolitana, le disordinate conseguenze che oggi tutti dobbiamo fronteggiare. Grazie a documenti inediti custoditi dalla Fondazione Turati, il libro ricostruisce dunque il senso dell’azione di Bogianckino sindaco insieme ai risvolti e alle implicazioni di quella sua esperienza che ormai fa parte della storia.

Redazione Nove da Firenze