Bini Smaghi perde Chiantibanca

L’assemblea annuale dell’istituto, riunita oggi all'Obihall di Firenze, sfiducia la lista del presidente uscente. Tutto il racconto della storica giornata: le accuse del presidente, la difesa dell'ex direttore generale. Il grande banchiere in minoranza


FOTOGRAFIE — FIRENZE- E' la democrazia economica, bellezza! E senza i voti "capitari" dei soci non si governa una banca di credito cooperativo. E' questa la lezione che porta a casa il banchiere Lorenzo Bini Smaghi, uscito sconfitto dalle elezioni per il nuovo consiglio di amministrazione di ChiantiBanca.

Oggi riuniti all’Obihall di Firenze 1.519 soci hanno scelto la lista “Fedeltà alla cooperazione”, espressione dei soci sancascianesi, battendo la lista "Bini Smaghi Presidente", che ha raccolto soltanto 1.118 voti.

Questo nonostante che l'ex membro del comitato esecutivo della BCE avesse preparato con cura l’assemblea, per la prima volta convocata a Firenze anziché alla sede di San Casciano, con una durata condizionata dalla scelta del teatro tenda fiorentino, che stasera ospiterà uno spettacolo, e dunque imponendo tappe forzate al dibattito, durante il quale sono stati concessi solo tre minuti a soci che intendevano parlare. In più durante il dibattito è stato sono stati aperti i seggi di voto per il CdA, così che molti soci in coda per le urne, pur presenti, non hanno potuto esprimere il proprio voto in Assemblea, che contemporaneamente deliberava sugli altri temi all’ordine del giorno, tra cui l’adesione di ChiantiBanca al Gruppo Cassa Centrale Banca.

Nonostante tutto, al termine di un lungo e nervoso scrutinio, nel pomeriggio, si è giunti all’epilogo: Bini Smaghi, sfiduciato dal 54% dei soci, lascia il vertice dell’istituto. Questo rimette in discussione i processi di aggregazione avviati e lascia nelle mani del nuovo consiglio in carica le redini di una banca da consolidare, con tutte le "minacciose" raccomandazioni rivoltegli da Banca d’Italia.

Un'Assemblea infuocata

Che sarebbe stata la giornata campale del fare banca in Toscana lo si era capito sin dalla mattina. Alle 8:30 la coda per entrare all’Obihall era lunga più di cento metri e la calca è continuata sino ad oltre le 10:00 anche a causa dell’errata concomitanza con la DeeJayTen, che ha bloccato la circolazione a Firenze, ritardando l’arrivo di tanti soci dalla provincia di Siena. Tanto che, quando Bini Smaghi ha aperto l’assemblea c’erano ancora centinaia di soci in coda per entrare.

La tensione in assemblea si è manifestata sin dall’inizio, quando il presidente ha annunciato che l’ordine dei lavori non era modificabile e che i soci avrebbero avuto a disposizione soltanto tre minuti a testa per esprimere le proprie opinioni. Dalla prima fila si è alzato il direttore generale dimissionario, Andrea Bianchi, chiedendo di poter intervenire adeguatamente sul bilancio 2016, da lui integralmente gestito. Bini Smaghi lo ha immediatamente zittito, come ha impedito a un altro socio, Marco Carraresi, ex consigliere regionale Udc, di presentare una mozione d’ordine sui lavori assembleari.

Il Bilancio 2016

Al termine degli obblighi informativi, Bini Smaghi ha annunciato l’illustrazione del Bilancio 2016 ad opera del nuovo Direttore generale, Mauro Focardi Olmi. ChiantiBanca nel 2016 ha raggiunto 105.000 clienti e 26.000 soci, con oltre 2.400.000 operazioni ai propri bancomat. “E’ stato un esercizio denso di eventi straordinari -ha iniziato Focardi- a partire dall’integrazione delle Bcc di Pistoia e Prato. Con un risultato particolarmente negativo, causato da 90 milioni di euro tra accantonamenti, rettifiche e perdite. Altrimenti il risultato operativo sarebbe stato positivo -ha precisato- perché nonostante l’Euribor a -0,4%, la banca è riuscita a far crescere le proprie commissioni nette del 7%, grazie sopratutto all’offerta di risparmio gestito. A questo si aggiunge la chiusura del contenzioso con il fisco, per la precedente gestione dell’incorporato Credito cooperativo Fiorentino, costata 2 milioni, come pure il salvataggio collettivo di altre banche”.

“Non era facile fare banca -ha spiegato il Presidente Bini Smaghi- in un’Italia che è ancora al 90% del Pil che aveva nel 2007 e il mercato immobiliare deprezzato del -25%. L’economia ha continuato ad andare male, le garanzie immobiliari si sono deprezzate, in contemporanea con modifiche importanti alle procedure di garanzia bancaria. Questo ha comportato rettifiche per 120 milioni di euro, rilevando sofferenze in tutte le aree territoriali in cui operava ChiantiBanca”.

Tuttavia nel 2016 l’istituto di San Casciano ha confermato un attivo di 3 miliardi e 700 milioni di euro, con la raccolta in crescita del +7% e nuovo credito erogato per 270 milioni. “Il patrimonio netto si è assestato a 205 milioni -ha spiegato il DG Focardi- con la Total Capital Ratio stabilizzata grazie ad un titolo da 20 milioni sottoscritto dalla nuova Cassa Centrale Banca. Per il 2017 è atteso un utile di 1,5 milioni, che dovrebbe crescere nel 2018 a 4 milioni e nel 2019 a 9, grazie alla riduzione dei costi, a una maggiore attenzione al rischio di credito, all’incremento del margine sui servizi erogati a famiglie, imprese manifatturiere e agricoltori”. ChiantiBanca del resto vanta un personale più produttivo della media delle altre BCC, oltre ai suoi fiori all’occhiello, ChiantiMutua e la Fondazione ChiantiBanca, polmone di finanziamenti per le iniziative sociali sul territorio. “La nuova gestione -ha concluso Focardi- attiverà un nuovo comitato rischi, la certificazione dei verbali del CdA, un comitato controlli interni e criteri di gestione del rischio più graditi a Banca d’Italia”.

Nel suo intervento il presidente del Collegio sindacale uscente, Enzo Barbucci ha spiegato che l’errata classificazione di uno strumento di investimento ha comportato rettifiche determinanti, con conseguenti perdite a seguito delle nuove linee guida emanate dagli organi di vigilanza, anche se non ci sono dubbi sulla correttezza delle attività, anche nei confronti di parti correlate. In conclusione non sono stati rilevati irregolarità nel 2016, anche in forza del parere positivo da parte della società di revisione.

Poi ha ripreso la parola il presidente in carica che ha ripercorso nuovamente i fatti salienti del 2016, conseguenti alla legge di riforma del sistema cooperativo. A giugno ChiantiBanca era intenzionata a optare per il Way Out dal sistema, ma a partire da ottobre, con la costituzione della Cassa Centrale Banca proposta dalle casse trentine, l’istituto toscano ha riveduto la scelta addivenendo in dicembre, con l’assemblea straordinaria alla scelta di aderire alla costituenda nuova federazione. All’avvio di operatività, previsto del luglio 2018, CCB, il nuovo gruppo formato da oltre 100 BCC, sarà il settimo per dimensione in Italia. In esso ChiantiBanca costituirà l’elemento più grande, con il 6% della capitalizzazione complessiva.

L’atto di accusa di Bini Smaghi verso il precedente CdA

A questo punto il presidente ha avviato quello che alle orecchie di buona parte dell’assemblea è suonato come un deliberato atto di accusa nei confronti dei suoi predecessori. Bini Smaghi ha spiegato che era indispensabile procedere ad alcune modifiche statutarie, in conseguenza del terremoto nella governance della banca, causata dall’ispezione di Banca d’Italia, al termine della quale sei membri del CdA avevano deciso di dimettersi. Per questo i sette membri superstiti avevano deciso di cooptare la professoressa Elisabetta Montanaro, per farle presiedere il Comitato rischi. Comunque il CdA ha preferito rimettersi al giudizio dell’assemblea dei soci.

“L’ispezione è iniziata il 14 novembre e si è conclusa il 3 marzo -ha raccontato ai soci Bini Smaghi- ma contestualmente sono inziate ulteriori verifiche sulle procedure interne, che hanno dato luogo a un rapporto ispettivo consegnato nei giorni scorsi. Da esso -ha affermato il presidente- sono emersi due illeciti in capo agli amministratori della banca in carica nel 2015. Banca d’Italia ha chiesto le loro dimissioni. In particolare viene imputato al CdA 2015 di aver erroneamente classificato titoli di stato acquistati per 100 milioni e di aver attivato un sistema di remunerazione del management, che attribuiva ai vertici apicali premi di produzione non dovuti”.

In sintesi il 30 marzo 2015 il CdA avrebbe ratificato l’acquisto di 100 milioni di BTP, classificati a bilancio prima come ASF e alcuni mesi dopo come HTM, con una modifica posticcia dei verbali. Allo stesso modo a settembre 2015 il direttore generale avrebbe chiesto una modifica dei verbali ex post, pur di giustificare un aumento della propria retribuzione lorda annua di 100.000,00 euro. “Sono arrivato un anno fa invitato da persone con cui ero in rapporto di amicizia -si è giustificato Bini Smaghi- oggi non è un giorno facile per me. Ma il rapporto ispettivo, pur in forma riservata -ha continuato il presidente- muove rilievi a 19 amministratori di questa banca”.

La lettera di Banca d’Italia ai soci

Il presidente del CdA cala l’asso nella manica. Annuncia che la filiale di Firenze della Banca d’Italia gli ha chiesto di leggere una lettera aperta all’assemblea dei soci. Premette che la ChiantiBanca ha manifestato la capacità di metabolizzare le fusioni, che è un istituto efficiente, che ha visibilità del brand e compattezza organizzativa. Ma BanchItalia raccomanda attenzione allo scadimento dei crediti, già emersi tre anni fa a causa della debolezza delle strutture di controllo. “Perciò erano stati chiesti interventi di razionalizzazione -racconta Bini Smaghi- Già nel 2015 era stata sollecitata la rettifica più rigorosa dei crediti. E nel 2016 era stato ribadito il concetto, autorizzando la fusione con Pistoia e Prato. La crescente esposizione al credito e la riduzione del margine operativo hanno infine provocato la pesante rettifica di valore. Proprio le incertezze nelle valutazioni strategiche hanno costretto ad abbandonare l’ipotesi del Way Out, non più percorribile, tanto da orientare l’istituto verso la Cassa Centrale Banca. Le notevoli carenze nell’attività di erogazione immobiliare sono state arginate soltanto con la riorganizzazione dei sistemi di controllo dall’ottobre 2016. L’azione di risanamento e controllo e di riqualificazione del portafoglio prestiti dovrà proseguire anche dopo il rinnovamento degli organi sociali e l’aggregazione con la nuova Cassa, attraverso il bilanciamento delle deleghe di potere e dei controlli interni, garantendo competenza e autorevolezza degli esponenti sociali”. Altrimenti, fa capire Bini Smaghi, Banca d’Italia si riserva altri opportuni interventi futuri.

A questo punto dalla platea si alzano voci di protesta. Il presidente viene accusato di portare all’attenzione dell’assemblea ipotesi di reato non ancora giudicate dalla magistratura.

La presentazione delle Liste

Sono ormai le 12:00 passate quando si giunge alla presentazione delle liste elettorali. Bini Smaghi fa i dodici nomi candidati a suo fianco, sei dei quali precisa essere soci della banca meno di un anno. Per la lista contrapposta parla Alberto Marini che nomina i 13 candidati, tutti laureati, del territorio e soci da più di un anno. Bini Smaghi introduce poi i tre candidati indipendenti. Ma ricorda che il dibattito dovrà essere celere, per sgombrare la sala entro le 14:30. Ancora mugugni dal pubblico, che sente ridursi le garanzie democratiche nella gestione assembleare.

La difesa di Andrea Bianchi

Finalmente si apre il dibattito ai 25 soci che hanno chiesto di intervenire. Il primo della lista è il direttore generale dimissionario Andrea Bianchi, al quale la presidenza accorda la possibilità di parlare per 15 minuti. Bianchi svolge un intervento lucido, anche se con le lacrime agli occhi: “Per informare i soci si sono dette tante cose errate. Io ho sempre protetto i soci e loro risparmi, che non sono mai stati a rischio. Piuttosto abbiamo sempre perseguito l’autentica vocazione delle Bcc: ne sono prova le continue chiamate in aiuto rivolteci dalla Federazione, il patrimonio passato in pochi anni da 30 a 300 milioni, e poi sceso a 220 causa le recenti perdite, ma sempre a un multiplo di quelle originarie. Oggi invece -prosegue l’ex dirigente- siamo stati etichettati come dilettanti. Io mi sono dimesso dopo 32 anni di servizio per obbligo di trasparenza. Le mi dimissioni non sono mai state un atto dovuto, come addotto pubblicamente dal presidente. Il mandato fiduciario deve essere conferito dai soci riuniti in assemblea e non per mezzo di anticipazioni di stampa. Qualsiasi insinuazione fatta va ora bollata come diffamatoria. Come quando si è affermato che le rettifiche hanno provocato un raddoppio del deteriorato lordo, omettendo di aggiungere che l’ispezione è arrivata appena tre mesi dopo una fusione bancaria di tre istituti. Banca Intesa, con le sue rettifiche, ha perduto 5 miliardi di capitale che ha dovuto ricapitalizzare, così come è ricorsa ad aumento di capitale Unicredit. ChiantiBanca no. Così come si omette di dire che l’ispezione di tre anni fa fu positiva, non paragonabile alle crisi che colpirono in quel periodo il sistema bancario toscano. Anche l’attuale CdA è consapevole che l’attuale risanamento era programmato originariamente con tempi più lunghi e non avrebbe dovuto essere realizzato immediatamente, come oggi rappresentato. Qualche errore è stato sicuramente commesso -ha ammesso Bianchi- ma siamo nella media dell’operato del sistema di credito cooperativo, con una componente ordinaria attiva, al netto delle rettifiche. Del resto -aggiunge Bianchi indicando Bini Smaghi- non è stato lei a spingere verso la SpA, che avrebbe comportato un esborso di 60 milioni di euro di imposte, con il rischio poi di far finire la nostra banca in bocca a qualche gruppo bancario privato?”

Mentre la platea si scalda in battibecchi, Bianchi prosegue la sua infuocata difesa: “Per arrivare al Btp, bisogna precisare che all’epoca dell’acquisto si trattava di un investimento privo di rischio, ma a causa delle forti oscillazioni conseguenti alla crisi greca pensammo di rivedere, all’unanimità del Consiglio, la classificazione dell’investimento. E’ vero. Ma l’accanimento attuale si scaglia contro la nostra intenzione di fare del bene alla banca, senza interessi, o fini personali. Infatti nonostante la riclassificazione, il Btp fu infine rivenduto con un utile di 3 milioni di euro! Come è singolare che alla vigilia dell’assemblea si sia deciso di denunciarci per questo alla Procura della repubblica di Firenze, con contestuale diffusione di anticipazioni ai giornali”.

Il dibattito e le votazioni

A questo punto dell’Assemblea Bini Smaghi fa aprire le urne elettorali per il nuovo CdA e serve il buffet ai soci all’esterno dell’Obihall, il tutto in contemporanea con il dibattito in corso. Si registrano interventi favorevoli alla sua Lista, parla un collega universitario della professoressa Montanaro, un vicino di casa dei genitori di Bini Smaghi, il presidente della Camera di Commercio di Pistoia. Ma la generalità degli interventi tradisce quanto meno l’imbarazzo per una conduzione assembleare al limite del regolamento. Cristiano Iacopozzi, per l’altra lista, interviene per chiedere di rinviare la decisione sull’adesione alla Cassa Centrale Banca, o comunque per esprimersi per il no oggi, prima di sapere quale sarà il nuovo CdA. Il presidente ribatte immediatamente che ormai la decisione è presa e mette in guardia dalle gravi conseguenze che una simile proposta potrebbe comportare.

Interviene allora il socio Michele Toschi che, se è vero che ChiantiBanca è tra le 100 banche italiane a rischio, domanda a Lorenzo Bini Smaghi perché non se ne sia accorto prima, quando ad esempio sosteneva la Way Out dal sistema cooperativo. Come fa a dire che la colpa è di quelli c’è c’erano prima? Perché non ha svolto una due diligence, all’accettazione della carica di presidente?

Stessa cosa che gli imputa dal microfono un socio ipovedente, che aggiunge che non è democratico cambiare le regole in corsa per rendere eleggibili persone diventate socie della banca da poche settimane e che per questo chiederà le opportune verifiche alla commissione di garanzia. Altri soci accusano Bini Smaghi di non essere un uomo nuovo, ma di voler fare l’uomo solo al comando. Gli imputano di aver fatto spendere inutilmente alla banca 950 mila euro per consulenze alla Way Out, poi abortita. Infine gli chiedono di illustrare quante siano le sue collaborazioni professionali in corso e con quali altri enti. Intanto i soci si dividono tra buffet e urne elettorali per il CdA. Tra i pochi rimasti in sala a votare le delibere assembleari, un socio dalla platea si scusa con Bini Smaghi per non essere ubiquo.

La sconfitta del banchiere

L’ordine dei lavori si esaurisce e l’assemblea si scioglie, lasciando in tanti soci l’amarezza di una conduzione insoddisfacente a garanzia della democraticità del suo svolgimento. Un sentimento che rafforza la convinzione dei sostenitori della lista “Fedeltà alla cooperazione”.

Verso le 15:00 iniziano le lente operazioni di scrutinio. Al termine della conta della prima urna, le due liste paiono impegnate in un testa a testa, che sembra poterso sciogliersi soltanto all’ultima scheda. Ma con il passare del tempo il vantaggio della lista sancascianese comincia da aumentare. Sino all’epilogo, quando sono le 17:00 passate. Bini Smaghi dà lettura dell’esito delle elezioni per il nuovo consiglio di ChiantiBanca: 1.519 soci hanno scelto la lista “Fedeltà alla cooperazione”, espressione dei soci sancascianesi, battendo la lista di "Bini Smaghi Presidente”, che ha raccolto soltanto 1.118 voti. Il banchiere augura buon lavoro agli avversari, saluta educatamente i presenti ed esce di scena.

L’esito a sorpresa del voto rimette in discussione i processi di aggregazione avviati e lascia nelle mani del nuovo consiglio in carica le redini di una banca da consolidare, con tutte le raccomandazioni rivoltegli da Banca d’Italia, che non possono che preoccupare e intimidire il futuro management. Tuttavia la giornata di oggi suona le note di una vittoria della base cooperativa sull’establishment degli addetti ai lavori, professionisti plurititolati, che arrivano sempre con la ricetta pronta e non hanno mai responsabilità quando le cose volgono al peggio. A Firenze per una volta ha vinto il voto capitario, per governare una banca di credito cooperativo bisogna ancora conquistare al fiducia della maggioranza dei soci, più uno.

Nicola Novelli