Costa Concordia, bilanci e ritardi a un anno dal naufragio sull'Isola del Giglio

Un bilancio delle attività svolte da Arpat ad un anno dal naufragio. Le valutazioni sull'impatto ambientale della vicenda.

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
10 gennaio 2013 13:41
Costa Concordia, bilanci e ritardi a un anno dal naufragio sull'Isola del Giglio

A poche ore dalla ricorrenza commemorativa della tragedia avvenuta un anno fa sulle coste toscane davanti all'Isola del Giglio torna a riunirsi l'Osservatorio e lo farà a Firenze nella mattinata di venerdì. Ma si fanno anche bilanci: in conseguenza del naufragio della nave Costa Concordia, avvenuto in data 13 gennaio 2012, presso l’Isola del Giglio, ARPAT è stata impegnata fin dai primi giorni successivi all’evento in un’intensa attività articolata su vari fronti; fra queste, la collaborazione immediata con la Prefettura di Grosseto, nella fase iniziale, e il Commissario delegato, successivamente, per l’assunzione delle prime decisioni per la messa in sicurezza del relitto; l’attivazione di una prima campagna di monitoraggio delle acque, col “dirottamento” immediato del battello oceanografico Poseidon a presidiare l’area delle operazioni; il sopralluogo sull’isola del Direttore Generale di ARPAT, insieme all’Assessore Regionale per verificare direttamente le dimensioni della tragedia. Nei giorni successivi, in data 20 gennaio 2012, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è stato dichiarato lo stato di emergenza fino al 31 Gennaio 2013 e nominato il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Commissario delegato all’emergenza.

Nell’ambito del coordinamento degli interventi per superare l’emergenza e il controllo della corretta esecuzione, in condizioni di sicurezza di tutte le operazioni ARPAT ha contribuito, con un proprio rappresentante, ai lavori del Comitato Tecnico-scientifico a supporto delle decisioni del Commissario, che è stato impegnato “sine die” presso l’Isola del Giglio garantendo le valutazioni tecniche a tutto campo, necessarie per la gestione dei primi mesi dell’emergenza. Per assicurare le attività di presidio ARPAT si è dotata anche di una sede provvisoria sull’Isola, per il primo mese. Dopo l’intensa attività istruttoria sul progetto di rimozione del relitto, culminata con la conferenza di servizi del maggio 2012, ARPAT continua la propria attività di supporto tecnico nell’ambito dell’Osservatorio, istituito dal Commissario per verificare il corretto svolgimento delle operazioni di rimozione. Le attività di monitoraggio. Grazie all’impegno delle varie strutture anche specialistiche dell’Agenzia, è stato tempestivamente predisposto un piano di monitoraggio di breve e lungo termine approvato dal Comitato Tecnico scientifico, in febbraio, e operativo a tutt’oggi. Il piano è stato impostato in modo tale da rilevare sia fenomeni di inquinamento acuto dell’ambiente marino (grazie all’analisi di numerosi parametri chimico fisici “sentinella” scelti in base alle sostanze pericolose presenti sulla nave), sia fenomeni di inquinamento a lungo termine, utilizzando indicatori biologici, sui quali indagare nel tempo anche su una zona molto più ampia di quella interessata dal naufragio. Fin dai primi giorni dell’emergenza, in accordo con il Commissario, ha realizzato un’apposita sezione del proprio sito istituzionale dedicata all’emergenza Concordia (che nel corso del 2012 ha registrato quasi 60.000 accessi) e pubblicato in tempo “reale”, i risultati analitici relativi al monitoraggio delle acque intorno al relitto, al fine di fornire la corretta informazione a tutti i soggetti interessati. Nel periodo compreso fra gennaio e dicembre 2012 sono stati effettuati oltre 100 giorni di prelievo, per più di 300 campioni, per un totale di oltre 13.500 determinazioni.

La maggior parte delle misure sono state effettuate in 2 punti di campionamento intorno al relitto (P2 e P4) ed in un punto presso la presa dell’impianto di dissalazione (P6), utilizzato per la produzione di acqua potabile. Periodicamente sono stati effettuati campionamenti presso Cala Caldana (P10) a sud del punto del naufragio come valore di “bianco”. Alcuni prelievi sono stati effettuati all’interno del relitto, altri in profondità all'altezza degli squarci dello scafo. Ad un anno dall’evento si propongono alcune valutazioni riepilogative del monitoraggio ambientale effettuato dall’Agenzia. Complessivamente dall'insieme delle attività di monitoraggio ambientale svolte da ARPAT si può dire che l'impatto di questo evento, che avrebbe potuto essere potenzialmente catastrofico per l'ambiente, è stato invece fino ad oggi molto limitato, grazie a tutte le azioni di prevenzione messe in atto (ad esempio la rimozione del carburante), la continua attenzione degli organi di controlli preposti e l’impegno di tutte le aziende incaricate. ARPAT ha preso in esame la matrice acqua nelle sue componenti colonna d’acqua ed elementi di qualità biologica, e la matrice biota (coralligeno, alghe, ...) Matrice acqua In base agli esiti del monitoraggio condotto nelle vicinanze del relitto e presso il punto di presa del dissalatore non si sono evidenziate situazioni di evidente criticità, alterazioni di acque particolarmente pulite come sono e restano quelle dell'isola del Giglio.

Si sono registrati per alcuni parametri andamenti fluttuanti, comunque entro livelli di concentrazione non molto più elevati rispetto ai “bianchi” di riferimento. Le analisi all’interno nave, non previste nel piano di monitoraggio, hanno evidenziato alcuni episodi di “picco” per alcuni parametri, senza peraltro determinare situazioni di inquinamento significativo rilevabile nell’intorno del relitto. Oltre alle analisi nelle immediate vicinanze del relitto, il piano di monitoraggio ha previsto indagini anche su punti a maggiore distanza dal relitto, nei quali era già presente il monitoraggio periodico effettuato ai sensi del D.Lgs.

152/06, ampliando l’insieme delle sostanze chimiche analizzate (metalli, in particolare). Considerata la situazione di emergenza all’isola del Giglio sono state attuate, inoltre, misure specifiche per la stagione balneare 2012 (ai sensi del D. Lgs. 116/2008), a titolo precauzionale, col divieto di balneazione nell'area intorno alla nave e, per quanto riguarda il monitoraggio, è stato aggiunto a titolo precauzionale un punto di campionamento nell’area del naufragio.Nel set di analisi da effettuare è stata infine aggiunto il test di tossicità acuta con vibrio fischeri.

Tutti gli esami effettuati sono sempre risultati regolari. Matrice Biota Per quanto riguarda gli indicatori biologici: - l’esame del fitoplancton: i campionamenti effettuati (area delle Scole e Secca della Croce) nel periodo gennaio-ottobre hanno indicato una situazione di assenza di stress ambientale. Analoga situazione si è verificata in area più vasta, nelle postazioni di Montecristo, Foce Bruna, Cala di Forno, Foce Albegna. - I valori medi di clorofilla-a indicano uno stato ecologico elevato per tutte le sei stazioni monitorate Relativamente alla situazione della Posidonia, delle Macroalghe e del Coralligeno, le indagini, effettuate in gennaio-febbraio, nelle postazioni a poca distanza dalla zona del relitto, presentavano uno stato ecologico elevato, ovvero nessuno o molto poco disturbo antropico, situazione di riferimento iniziale verificata anche in seguito. Le attività sulle altre matrici. Una volta approvato il progetto e iniziate le operazioni di cantire, ad ARPAT è stato affidato anche il compito di verificare i sistemi di monitoraggio ambientale per la matrice aria, messi in atto dall’impresa che gestisce la rimozione del relitto. Relativamente all’inquinamento atmosferico ( riferimento a titolo indicativo il D.Lgs.

155/2010) l’elaborazione dei dati della qualità dell’aria, prodotti da una centralina ubicata nel porto del Giglio, ha permesso di affermare che per gli inquinanti monitorati: NO2, CO, SO2, PM10, Benzene, non sono stati rilevati valori di concentrazione superiori ai limiti previsti per la qualità dell’aria. Per quanto riguarda l’inquinamento acustico, è stato verificato anche con misure dirette di ARPAT, il sostanziale rispetto dei limiti di immissione, l’assenza di segnalazioni di problematiche acustiche da parte dei residenti. L'impegno dell'Agenzia proseguirà per tutta la fase di recupero della nave e per eventuali attività di competenza se il relitto verrà trasportato in un porto toscano.

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