Calendario di Toscani: l'Aduc grida alla censura

"Non crediamo che siano impazzite tutte quelle persone, istituzionali o meno, che gridano allo scandalo" è il pensiero del presidente dell'Associazione che invita le Istituzioni in subbuglio a "render la vita piu' facile ai loro amministrati"

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
13 gennaio 2011 15:01
Calendario di Toscani: l'Aduc grida alla censura

"A Firenze si direbbe “danno nei pazzi”... e visto che e' da Firenze che parte questa onda di pruderie bigotte di donne e di uomini che si vergognano di essere tali, ci sta proprio bene ricordarlo. E' solo un modo di dire, perche' non crediamo che siano impazzite tutte quelle persone, istituzionali o meno, che gridano allo scandalo per il nuovo prodotto di Oliviero Toscani, il calendario della conceria pisana. Dagli assessori ai ministri, passando attraverso consigli istituzionali di eletti e autorevoli commentatori, tutta un Italia (e non solo) che ambisce di partecipare al 'Grande fratello' o 'Isola dei famosi', che esterna la propria riprovazione e la propria offesa perche' esiste un calendario in cui si vede il pube femminile in 12 diverse forme e fattezze, una per ogni mese dell'anno" dichiara il presidente di ADUC Vincenzo Donvito. "Chissa' se Gustave Courbet - continua - si sta rivoltando nella tomba per il suo famoso dipinto che a meta' del 1800 turbo' la scena artistica del momento: “L'origine del mondo” (in foto), si puo' ammirare oggi al museo d'Orsay a Parigi, e mostra, per l'appunto, un pube.

O sta facendo altrettanto movimento tombale Egon Schiele che, sempre nello stesso secolo, dipinse altrettanto pube". "Perchè dobbiamo lasciare questa significativa arte ai francesi e agli austriaci e non premiare l'italiano Oliviero Toscani per aver fatto altrettanto con le tecniche e i modi del momento (immagini e pubblicita')? La questione probabilmente finira' li', con Oliviero Toscani piu' famoso e tanti guardoni in piu' che cercheranno ovunque pur di vedere queste mitiche 12 'passere' (come si dice in Toscana).

Forse diventera' un cult come a suo tempo fu per il film “Ultimo Tango a Parigi” o la canzone “Je t'aime moi non plus”. "Due cose pero' resteranno, antropologicamente significative e istituzionalmente deprimenti" e le elenca il presidente dell'Associazione: "Che le donne e gli uomini si vergognano del corpo e del genere a cui appartengono perche' alzano le proprie difese non quando lo stesso viene reso villano, ma per il solo fatto che esiste ed e' tale e che gli eletti nelle nostre istituzioni, invece di render la vita piu' facile ai loro amministrati, usino il nostro tempo e il nostro denaro che abbiamo loro delegato, per guardarsi tra le mutande e, soprattutto, per guardare nelle mutande e nella testa degli altri".

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