Tre appuntamenti con Lucio Pozzi a Firenze

Tre appuntamenti con Lucio Pozzi, a cura di Pier Luigi Tazzi, in un percorso che partito il 4 ottobre dal loggiato dell'Accademia di Belle Arti, prevede una mostra alla galleria Frittelli Arte Contemporanea e approda il 18 novembre al Museo Marino Marini.


ARTE — Tre appuntamenti con Lucio Pozzi, a cura di Pier Luigi Tazzi, in un percorso che partito il 4 ottobre dal loggiato dell'Accademia di Belle Arti, prevede una mostra alla galleria Frittelli Arte Contemporanea e approda il 18 novembre al Museo Marino Marini.

Davanti al loggiato dell'Accademia di Belle Arti, si può osservare ogni giorno un uomo elegante che appare concentrato nel compimento del suo lavoro: sta dipingendo una grande tela che dovrebbe essere completata per il 21 ottobre. L'uomo è un grande pittore italiano: Lucio Pozzi, un artista che ha mostrato sempre una straordinaria capacità di rinnovare il proprio linguaggio e modo di operare.
Personalità eclettica, sempre aperta alle sperimentazioni di originali forme espressive e di nuovi materiali, Pozzi ha spaziato dal collage alla pittura, dall'installazione alla performance.
L'intero percorso artistico dell'artista è segnato da una costante analisi del linguaggio pittorico.
A partire dal suo esordio nel 1961 presso la Galleria Trastevere di Topazia Alliata a Roma, passando per l'intensa esperienza americana durante la quale incontra e frequenta gli espressionisti astratti e i concettuali, fino alle più recenti serie di lavori, Pozzi indaga i codici espressivi della pittura e li reinterpreta in una produzione di grande forza e suggestione. In particolare la pratica della pittura, per la quale ha sempre cercato soluzioni inaspettate, ha rappresentato una costante di tutto il suo lavoro, accompagnata da una incessante riflessione teorica sul fare arte.

L'azione proposta all'Accademia di Belle Arti induce lo spettatore a interrogarsi su quale sia il ruolo della pittura e cosa questa rappresenti rispetto a vari tipi di platea, sulla tensione fra il registro privato del dipingere ed il metterlo in mostra.
L'artista esegue in pubblico uno dei suoi lavori più immediatamente identificabili: un Crowd Painting in bianco e nero della lunghezza di 20 metri. Questo corpo a corpo con la pittura lo vede impegnato giornalmente per 3 settimane nel loggiato dell'Accademia di Belle Arti, di fronte a piazza San Marco, in continua relazione con la città. Quasi in contemporanea La galleria Frittelli Arte Contemporanea presenta “Endless”, una mostra che si snoda attraverso alcuni nuclei fondamentali della produzione di Lucio Pozzi e intende offrire un approccio all'eterogenea opera dell'artista con un percorso svincolato da griglie cronologiche.
Il filo conduttore della mostra sembra essere il rifiuto sistematico del principio di unicità dello stile: l'artista procede utilizzando gli strumenti che l'arte gli mette a disposizione - materiali, processi, tecniche - senza regole fisse, al fine di creare un “fraintendimento creativo" come dialogo aperto e sfaccettato tra spettatore e autore dove nessuno dei due si sottomette alle leggi dell'altro.

“Non conosco esattamente le finalità della mia arte. La faccio così, esistenzialmente, tanto per esserci" Così l'artista ha definito il suo operare in linea con quanto affermato da Merleau-Ponty che sottolineava l'impossibilità per un artista di capire le ragioni profonde del suo fare arte.

Al contempo Pozzi spiega così la sua azione artistica all'Accademia: “La facciata dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, in Piazza San Marco, è occupata da un ampio loggiato separato dalla strada da una grande grata. Per tre settimane vivo lì tutti i giorni di apertura, dipingendo in pubblico una tela di metri 3 x 20, divisa in quattro parti. Dipingere un grande quadro in solo tre settimane richiede uno sforzo estremo di concentrazione, simile alle improvvisazioni di artisti come Keith Jarrett e Ludovico Einaudi. Userò soltanto due piccoli pennelli e colore acrilico nero per coprire la superficie bianca con un brulichìo di forme nere che variano dal geometrico al figurativo. Questo quadro è parte del Crowd Group. Il Crowd Group (Quadri Affollati) in nero su bianco nacque nel 1995 come reazione alla pittura ossessiva dei miei coloratissimi Rag Rug Paintings. Enormi dipinti di questa famiglia di lavori sono stati finora esposti in musei americani. Il titolo di quest’opera prende spunto dal titolo dell’azione del 1974 I Like America And America Likes Me di Joseph Beuys, alla René Block Gallery di New York. In quell’occasione Beuys passò giornate intere dietro una grata in compagnia di un coyote. Questo animale rappresenta il ponte fra lo spirituale ed il corporeo per coloro che abitano l’America da prima dell’arrivo degli europei. Il mio non è tanto un omaggio a Beuys quanto un parallelo al suo contesto e messaggio. La Pittura ha perso le funzioni al servizio delle quali era stata sottoposta per millenni. In qualsiasi delle sue innumerevoli forme essa ora rappresenta per noi un ponte fra il corporeo e lo spirituale. E’ divenuta una tecnica che nella sua versatilità come nessun’altra offre la possibilità di marcare il tempo, le emozioni ed il pensiero con l’impronta tattile dell’esistenza”.

Il 18 novembre nella cripta del Museo Marino Marini verrà presentato il libro fotografico realizzato sull'azione “I Like Painting and Painting Likes me” compiuta all'Accademia e contemporaneamente saranno esposte alcune opere su carta e su tela della famiglia dei Crowd Painting.

In attesa del compimento dell'opera suggeriamo una visita al loggiato dell'Accademia per cogliere l'artista nel suo fare. E' anche possibile vedere il suo operare in diretta sul web, sul sito www.frittelliarte.it.

di Alessandro Lazzeri

Redazione Nove da Firenze