Studio dell’Università di Firenze: contro la CO2 impiantare vigneti nelle città

Villa Borghese a Roma e Parco Sempione a Milano se fossero trasformati in vigneti assorbirebbero 2000 tonnellate di CO2 all’anno, pari alle emissioni di 1200 auto che percorrano ciascuna 10.000 km in un anno.


I vigneti potrebbero essere la soluzione per chi resta in città durante l’estate. Proprio così, in futuro ci si potrà salvare dall’afa e dall’aria irrespirabile di luglio grazie ai vigneti: depuratori naturali in grado di assorbire ingenti quantità di emissioni nocive. Uno studio dell’Università di Firenze in collaborazione con Tenuta dell’Ornellaia, dimostra l’impatto ambientale positivo delle viti: cento ettari assorbono 1.500 tonnellate di anidride carbonica e aiutano a mantenere l’aria pulita.

Indubbi i benefici per le campagne, ma lo studio dimostra che anche in città le piante di Bacco avrebbero degli effetti estremamente positivi sulla qualità dell’aria. Ad esempio, se i 47 ettari di Parco Sempione a Milano venissero adibiti a vigneto, la città meneghina vedrebbe diminuire in un anno le proprie emissioni di CO2 di ben 705 tonnellate pari alle emissioni di 450 automobili che percorrano circa 10.000 km in un anno, mentre a Roma gli 80 ettari di Villa Borghese assorbirebbero tutta l’anidride carbonica emessa da 750 auto, pari a 1.200 tonnellate.

Tenuta dell’Ornellaia, con il supporto dell’Università degli Studi di Firenze, ha trasformato i propri vigneti in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, gremito di ricercatori e delle più moderne apparecchiature per la rilevazione delle emissioni e lo studio dell’attività benefica delle viti sull’atmosfera. Per tutta l’estate, infatti, lo studio prevede un monitoraggio costante dell’efficienza delle viti, dalla foglia alla chioma.

“Tra i nostri obiettivi c’è da sempre quello di ottenere la massima qualità ottimizzando l’energia globale utilizzata nel rispetto delle migliori condizioni di lavoro – così Leonardo Raspini, direttore generale e agronomo della Tenuta dell’Ornellaia, che aggiunge –. L’impegno di Tenuta dell’Ornellaia nella ricerca e nel risparmio energetico è un must da cui non vogliamo trascendere. Collaboriamo attivamente con l’Università di Firenze perché ogni azione è strettamente correlata alle altre e deve essere frutto di una grande coscienza e conoscenza”.

Coordinatore del progetto è Giovanni Mattii, professore di Viticoltura della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze. “Fare ricerca per la viticoltura di qualità permette di valutare il reale impatto dei vigneti sull’ambiente – dice Mattii, che aggiunge - i dati misurati alla Tenuta dell’Ornellaia e presentati al recente convegno nazionale di viticoltura, indicano che un ettaro di vigna assorbe 15 tonnellate di CO2 all’anno, che diventano 1.500 se prendiamo in considerazione i 100 ettari complessivi e 20.000 in tutta Bolgheri. L’equivalente dell’emissione di CO2 da parte di 12.000 automobili che percorrano ciascuna 10.000 Km all’anno”.

La quantificazione della CO2 assimilata dalle viti e utilizzata per la fotosintesi è resa possibile mediante un misuratore ad infrarossi, munito di uno speciale pallone in grado di racchiudere l’intera chioma della pianta e determinare la reale entità degli scambi gassosi (anidride carbonica e acqua) dell’intera vite. Le piante, che tramite la fotosintesi fissano la CO2 sotto forma di carbonio organico, sono gli organismi più adatti per limitare l’aumento del biossido di carbonio atmosferico poiché, oltre alla riduzione diretta di tale gas, sono in grado di innescare un feedback positivo che porta al miglioramento del microclima.

Tenuta dell’Ornellaia porta avanti parallelamente la cura nei prodotti e l’impegno verso un’eco-compatibilità capace di ridurre al massimo l’impatto ambientale. La Tenuta ha un proprio impianto di fitodepurazione, dal quale ottiene l’acqua necessaria al lavoro in cantina e nel centro agrario, ed impianti fotovoltaici per la produzione dell’energia sufficiente a muovere le macchine elettriche utilizzate nei vigneti. Macchine capaci di regolare la propria altezza a seconda del tipo di lavorazione che l’operatore deve effettuare sulle piante (vendemmia, potatura, scacchiatura, 600 ore l’anno per uomo/ettaro) e che permettono di salvaguardare l’ambiente non emettendo CO2 e di preservare la salute dei lavoratori riducendo al minimo lo sforzo fisico.

Redazione Nove da Firenze