Arno a 50 dall'Alluvione, la sorpresa: paura ed imprevisti

Nonostante i livelli di sicurezza raggiunti, Firenze è stata colta nuovamente di sorpresa?


Tracimazioni di alcuni affluenti, auto parcheggiate sui ponti ed automezzi parcheggiati sulle sponde del fiume, allagamenti e piene dovute alla apertura delle dighe, tutto già visto.
Una intera settimana è trascorsa tra i ricordi degli anni '60 ed i dati tecnici che oggi presentano un panorama gestionale significativamente mutato.
Sabato e domenica però i fiorentini hanno assistito, dalle spallette dell'Arno, al solito spettacolo. Terrorizzati.

Due le piene monitorate, una nel pomeriggio di domenica, ed una in piena notte.
I Vigili del fuoco sono stati impegnati in spettacolari interventi di recupero di auto parcheggiate e di mezzi impiegati nei cantieri Torrigiani e sul Lungarno Serristori, chiuso per precauzione così come il Ponte Vespucci che a Nove da Firenze l'esperto Aldo Piombino ha ricordato pochi giorni fa essere il ponte più a rischio.
Nonostante la delicatezza, conosciuta, della infrastruttura, il mondo ha potuto ammirare le numerose auto parcheggiate sul Ponte Vespucci, come nulla fosse.
Ancora una volta i fiorentini sono stati colti di sorpresa.

Solo alle 17 e 30 di oggi è stato dichiarato riaperto Ponte Vespucci. "Fino a domani pomeriggio il transito sarà vietato ai veicoli superiori ai 35 quintali, compresi i bus del trasporto pubblico che resteranno quindi sui percorsi deviati" rende noto Palazzo Vecchio.

“Anche l’Arno, con un paio di giorni di ritardo, si unisce alle celebrazioni del cinquantennale dell’alluvione del 1966, con mezzo Valdarno che è stato allagato, corsi d’acqua che tornano a fare paura in Valdarno come a Firenze” affermano i consiglieri Miriam Amato e Piero Caramello coi deputati Samuele Segoni, Massimo Artini di Alternativa Libera. Segoni ed Artini incalzano: “Di pochi giorni fa, la nostra interrogazione parlamentare proprio sul caos amministrativo aggravato dal Governo Renzi, che nonostante assicurasse efficienza, ha lasciato un'autorità di Bacino senza guida e bloccata in un passaggio incompiuto verso la nuova forma di autorità distrettuale. Adesso constatiamo cosa è successo e ci rattristano nel vedere come l’incuria del bacino dell’Arno abbia provocato le esondazioni nel Valdarno”.

Amato e il consigliere comunale valdarnese Caramello sottolineano: "Eppure, in questo periodo, amministratori e sindaci, oltre al governo, si vantavano di avere la situazione sotto controllo, sbandierando come soluzione a tutti i mali una cassa d'espansione non ancora ultimata (Pizziconi a Figline) e comunque non in grado di risolvere i problemi di una vallata cementificata fino al midollo, dove il terreno non tiene più neanche una goccia d'acqua e ad ogni pioggia abbondante scatta la psicosi".
"Possiamo fare tutte le opere di difesa idraulica che vogliamo – concludono Amato e Caramello - ma se non iniziamo a gestire il territorio con più rispetto dalle montagne fino ai fondovalle, progettando città che rivalutano la naturale dinamica dei fiumi e dei versanti, continueremo a pagare le conseguenze di un dissesto idrogeologico, che rischia di diventare inarrestabile, senza un'adeguata consapevolezza nelle scelte politiche amministrative”.

La notizia della piena dalla diga di Levane, come confermato in aula dall’assessore Bettini, è arrivata alla Protezione Civile alle 8,20 della mattina del 6 novembre 2016.
La capogruppo del Movimento 5 Stelle Silvia Noferi "Le autorità non sono riuscite a far spostare le ruspe che sono state recuperate grazie all’opera magistrale dei Vigili del Fuoco. Questo è inammissibile, per fortuna non è stata un’emergenza grave, altrimenti chissà che sarebbe potuto accadere, ma conferma una volta di più che non si è imparato nulla dal 1966. Non solo, ma l’avviso per i cittadini che è stato pubblicato sulla rete civica è alquanto incomprensibile per chi non è un tecnico, si parla di: “allerta nel reticolo principale”, senza specificare cosa vuol dire e cosa debbano fare esattamente le persone. La chiusura del ponte Amerigo Vespucci in misura precauzionale perché ha una pila scalzata dalle fondamenta è stato il minimo, visto che i lavori sono in previsione per la primavera del 2017 ma sarebbe stato auspicabile anche avvisare i proprietari delle auto parcheggiate sul ponte così come non è accaduto per esempio per le macchine di Lungarno Torrigiani. Nei giorni scorsi – conclude la capogruppo del Movimento 5 Stelle Silvia Noferi – avevamo già depositato un’interrogazione per sapere cosa è stato previsto per realizzare le opere infrastrutturali che possano mettere in sicurezza la città, riguardo soprattutto al progetto di rialzo della diga di Levane e La Penna, vedremo cosa risponderà l’amministrazione”.

Redazione Nove da Firenze