Aree di crisi: 3 mesi in più di mobilità

Teseco: la Regione convocherà l'azienda. Ericsson: due mozioni regionali chiedono il Tavolo sindacale e la revoca dei finanziamenti pubblici. Tagli al cementificio Sacci: i sindaci Sottani e Pescini intervengono a difesa dei lavoratori. Altri 700mila euro di contributi regionali a Livorno e sull'Amiata. Piano di riconversione: giovedì 20 ottobre al Mise la firma dell'accordo


FIRENZE - Proroga di tre mesi per la mobilità in deroga per i lavoratori licenziati in Toscana. E stato dato venerdì il via libera da Regione, sindacati e parti sociali all'accordo necessario a gestire le novità del decreto correttivo del Jobs Act. La Toscana è la prima Regione a dare attuazione al decreto entrato in vigore lo scorso 8 ottobre, anche a seguito del pressante impegno presso il ministero per una modifica del jobs act, svolto dalla Regione e dal presidente della Regione Enrico Rossi, che chiedeva norme speciali per le aree di crisi nelle quali sono in atto progetti di riconversione industriale. L'accordo sarà firmato nei prossimi giorni, non appena saranno uscite le circolari esplicative da parte del ministero. L'accordo consentirà infatti di dare un sostegno al reddito dei lavoratori che hanno perduto a prestazioni di tutela del reddito per la disoccupazione involontaria. In particolare, sulla base dell'accordo nelle quattro aree di crisi regionale, potranno essere concessi tre mesi di mobilità aggiuntiva a chi, dopo essere stato licenziato, ha terminato le misure di protezione sociale e di sostegno al reddito, ,negli ultimi 12 mesi e anche per chi esaurirà gli ammortizzatori entro la fine del 2016. Nell'intero territorio regionale, invece, potranno essere garantiti tre mesi aggiuntivi a chi esaurisce la mobilità entro la fine dell'anno a partire dall'8 ottobre 2016, data in cui è entrato in vigore il decreto del ministero. Ma non è tutto. Per la cassa integrazione in deroga, visto l'intervento nazionale che da la possibilità, nelle aree di crisi complessa, di poter avere un anno di cassa integrazione in più, si propone per le aree di crisi regionale la possibilità, per le aziende escluse dalla norma nazionale (sotto i 15 dipendenti), la possibilità di avere ulteriori tre mesi di cassa in deroga. Tutto ciò a condizione che i trattamenti inizino prima del 31 dicembre poiché dal 1 gennaio 2017 la Cig in deroga non sarà più attiva. I lavoratori interessati a queste norme sono migliaia in tutta la Toscana. La Regione si sta attivando verso il governo affinchè siano subito messe a disposizione per le nuove misure le risorse residue per ammortizzatori, concesse e non utilizzate negli anni passati.

Una verifica delle possibilità di rilancio produttivo dell'azienda Teseco, in concordato preventivo, sarà fatta nei prossimi giorni nel corso di un incontro che la Regione convocherà quanto prima con i veritici dell'azienda, alla presenza del Commissario giudiziale e delle istituzioni. E' questa la decisione scaturita venerdì nel corso della riunione convocata dal consigliere del presidente per il lavoro Gianfranco Simoncini con le Organizzazioni sindacali e il Comune di Pisa. La Regione ha preso atto delle preoccupazioni dei lavoratori a seguito dell'apertura di procedure di mobilità avviater dall'azienda su tutto il territorio nazionale ed anche nella sede di Pisa, dove lavorano 150 addetti. Simoncini ha specificato che, nell'incontro con l'azienda, saranno prese in esame tutte le possibilità di salvaguardare l'attività produttiva, anche favorendo l'arrivo di nuovi investitori, anche in relazione all'alta professionalità degli addetti dello stabilimento pisano.

Due mozioni sul caso della società Ericsson Telecomunicazioni, che sta ridimensionando la sua presenza in Toscana, sono state approvate mercoledì all’unanimità dal Consiglio regionale. Le due mozioni, presentate rispettivamente da Sì Toscana a Sinistra e da M5s, impegnano la Giunta a continuare ad attivarsi per l’istituzione del Tavolo sindacale già richiesto verificando al contempo la possibilità di revocare i finanziamenti della Regione a favore della multinazionale con sede in Svezia. Le mozioni approvate chiedono un chiarimento sul disimpegno della multinazionale e fanno seguito ad analoghe mozioni approvate nei mesi scorsi dall’Aula consiliare.

Il piano di riorganizzazione stabilito dallaCementir-Sacci, la nuova società proprietaria del cementificio di Testi, prevede una procedura di licenziamento per 83 persone a livello nazionale e 32 lavoratori dello stabilimento chiantigiano. I lavoratori erano in attesa dell'incontro in programma per il 18 ottobre prossimo, quando la CementirSacci Spa avrebbe dovuto presentare, a sindacati e rappresentanze unitarie di base, il piano industriale e gli investimenti previsti, quando martedì, del tutto inaspettatamente, è arrivata da parte dell'azienda la comunicazione dell'apertura della procedure di mobilità per 32 addetti, sui circa 100 totali, nell'unità produttiva di Testi-Greve in Chianti.

“Siamo preoccupati - commentano i sindaci Paolo Sottani di Greve in Chianti e Massimiliano San Casciano Val di Pesa - ed esprimiamo vicinanza ai lavoratori della Sacci. Come abbiamo fatto in passato, continuiamo a seguire le vicende del cementificio insieme sono state le organizzazioni sindacali e, in un secondo momento, il direttore dello stabilimento a metterci a conoscenza della situazione che è delicata e complessa. Nonostante le rassicurazioni del direttore, quello che ci è stato presentato come un intervento di riorganizzazione funzionale, che interessa un piano più ampio relativo a Testi e ad altri stabilimenti, di fatto porterà al taglio netto di un quarto della forza lavoro complessiva. Un fatto grave per il quale è necessario al più presto un confronto con l'azienda e un coinvolgimento diretto da parte della Regione Toscana. Lavoreremo perché la forza lavoro venga recuperata. E' importante che il cementificio riparta ma è altrettanto importante che questo avvenga nella piena tutela dei diritti dei lavoratori. Le modalità che sono state scelte destano forti preoccupazioni e non possono essere in alcun modo condivise”.

La Giunta regionale interviene ancora nelle aree di crisi di Livorno e dell'Amiata con un avviso per progetti formativi rivolti a lavoratori di imprese localizzate. E stanzia dal bilancio regionale 700mila euro di cui 500mila sull'area di Livorno, i restanti 200mila per l'Amiata. La misura è stata approvata su proposta dell'assessora alla formazione e al lavoro Cristina Grieco.Si tratta di interventi finanziati grazie al Fondo sociale europeo specifici tesi a favorire sia la permanenza la lavoro che che la ricollocazione di lavoratori coinvolti da riconversioni e/o ristrutturazioni. L'avviso finanzia interventi di formazione continua, sulla base di accordi sindacali, diretti all'aggiornamento e alla riqualificazione di lavoratori neo-assunti presso imprese localizzate nelle suddette aree di crisi e di lavoratori di imprese, localizzate nelle suddette aree di crisi, che attuano programmi di riconversione produttiva.

E' stata fissata per giovedì 20 ottobre al Ministero dello svluppo economico la firma dell'accordo di programma che approverà definitivamente il Prri (progetto di riqualificazione e riconversione industriale) per il rilancio dell'area di Livorno. A firmare, per la Regione Tosacana, sarà il presidente Enrico Rossi. La firma permetterà al ministero di aprire, a breve, il bando da 10 milioni di euro, che sarà gestito da Invitalia, per l'attrazione di nuove imprese finalizzata a rilanciare attività produttive e occupazione nel territorio. Nella call lanciata qualche mese fa in vista del bando del ministero, sono arrivate 71 proposte progettuali presentate da piccole, medie e grandi imprese, di cui 64 di investimenti produttivi e 7 programmi di ricerca e sviluppo, per un valore complessivo di circa 200 milioni e una potenzialità stimata di circa 1280 addetti. Con la firma della prossima settimana si avvia la fase operativa, quella della presentazione formale delle richieste da parte di coloro che avevano manifestato interesse. Nella valutazione dei progetti, avranno un punteggio più alto i progetti che creano occupazione e utilizzano lavoratori della zona espulsi dai processi produttivi. Per l'area livornese è comunque aperto anche il bando della Regione sui protocolli di insediamento, che prevede risorse per 3 milioni di euro. La prima scadenza del bando, che si rivolge a grandi, medie e piccole imprese con interventi differenziati per dimensioni e tipologia (si va dai 10 milioni ai 250 mila euro di investimenti) è prevista per il 31 ottobre. Il bando resta aperto e la giunta, per il 2017, ha già previsto un ulteriore stanziamento di 7 milioni.

Redazione Nove da Firenze