Rubrica — Agroalimentare

Annata nera: colpa del caldo e della siccità

Il Consorzio del Chianti scrive al ministro Martina. Olio: produzione in calo del 60%. Miele: produzione ai minimi storici


Firenze. 14 settembre 2017- L’estate 2017 verrà ricordata per la siccità, e per le terribili conseguenze avute su molte culture.

Annata nera per la produzione dell’olio in Toscana, con un calo medio regionale pari al 60 per cento. Colpa del caldo eccessivo e della siccità. Compensa però la qualità, che si prevede ottima. E’ quanto emerso dall’indagine di Confagricoltura Toscana condotta in tutte le province della regione. “Si registrano notevoli difficoltà per le coltivazioni investite ad oliveto - spiega il presidente di Confagricoltura Toscana, Francesco Miari Fulcis - Nelle zone interne della Toscana e nell’area del fiorentino sono previsti cali produttivi stimati mediamente nell’ordine di circa il 60% rispetto alla normale produzione. In alcune zone centrali collinari la situazione è anche più grave, con perdite produttive stimate intorno al 70-80%. Anche sulla costa toscana, in alcune aree, non va di certo meglio.”A soffrire di più sono le varietà Moraiolo e Leccino, mentre la varietà Frantoio si è distinta mantenendo una discreta resa. “La qualità dell’olio - precisa Miari Fulcis - si prevede ottima, complice l’assenza, al momento, del patogeno mosca olearia”Le cause di questo calo sono da ricercarsi nella “straordinaria siccità e nei picchi di calore registrati a fine primavera che hanno compromesso l’allegagione - continua il presidente di Confagricoltura Toscana - Inoltre, le piogge tardive che hanno interessato solo parte della Toscana non hanno purtroppo ad oggi contribuito a ridurre la cascola dei frutti soprattutto per alcune varietà tradizionali”.

Siccità e sostegno al reddito per le imprese, sburocratizzazione, registro telematico e ex voucher. Il Consorzio Vino Chianti scrive al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, dopo l’incontro dello scorso 29 agosto a Firenze e mette nero su bianco le richieste di un settore trainante dell’economia toscana che sta vivendo un’annata complicata. “I viticoltori stanno lavorando con la grande difficoltà, come non accadeva da decenni. La qualità è garantita, ma in alcune zone abbiamo registrato cali di produzione del 50% - spiega Giovanni Busi, Presidente del Consorzio - Abbiamo chiesto al Ministro di gestire questa situazione con interventi straordinari. A rischio ci sono gli investimenti delle imprese e i posti di lavoro. Abbiamo raccolto le richieste dei viticoltori, proponendo anche delle soluzioni. Il nostro vuole essere un contributo costruttivo, per risollevare un settore fondamentale per la nostra economia”. Una moratoria sui pagamenti alle banche, Enti previdenziali e detassazione fiscale, quindi, come primo intervento per dare respiro alle aziende dopo la grave siccità che ha procurato danni ingenti alle uve DOP e IGP. Uno squilibrio nella produzione che si riverserà nei bilanci aziendali con perdite di fatturato. “Data l’eccezionalità del fenomeno - si legge nella lettera - a nulla servono i normali strumenti oggi in essere, come l’assicurazione agevolata, ma occorre almeno una moratoria della situazione debitoria delle aziende nei confronti degli istituti bancari, degli enti previdenziali e la detassazione fiscale 2017 per riportare i bilanci aziendali alla normalità nel medio termine”. Affinché non si ripetano situazione di tale gravità si richiede anche una nuova gestione delle risorse idriche disponibili, sviluppando una rete di bacini strategica e incentivando aziende agricole o Enti a realizzarli. Per quelli esistenti invece, nel rispetto delle regole della sicurezza, la semplice manutenzione dovrebbe avere carichi burocratici e costi ridotti al minimo. Oltre alla necessità di una più tempestiva promozione del prodotto all’estero attraverso lo strumento dell’O.C.M. promozione - che al momento risulta essere ancora alla firma della Corte dei Conti, impedendo di fatto la possibilità di presentare progetti per tempo - e di una sburocratizzazione del settore, si evidenziano anche le criticità dei nuovi strumenti che sostituiscono i voucher. Se il primo, come scrive il Consorzio “era uno strumento molto efficace e di semplice applicazione per il settore agricolo, lo strumento che li ha sostituiti, oltre alla difficoltà iniziale dell’uso e del funzionamento, appare complesso e si rischia che ingeneri aree grigie anziché mettere a pulito situazioni non chiare”.

La produzione di miele è l’ennesima vittima, un anno da dimenticare anche per gli apicoltori, e a inizio settembre si iniziano a contare i danni. La produzione di miele cala, con il raccolto ai minimi storici e in alcuni territori pari quasi allo zero. In Provincia di Siena si prevede un calo dal 70% all’80% della produzione. In totale l'Italia conta 45.000 apicoltori, di cui quasi 20.000 quelli che lo fanno non per diletto e autoconsumo, ma per immettere miele e prodotti apistici sul mercato. Per quanto riguarda invece i problemi riscontrati nella provincia di Siena “Ci sono la siccità, la riduzione del livello di nettare nelle piante, soprattutto colza e girasole che hanno un basso reddito nettarifero, e un calo della semina del coriandolo, una pianta che rendeva e durava - afferma Alessio Fantozzi, apicoltore senese e proprietario degli Apiari S.Antonio - Purtroppo noi apicoltori rappresentiamo un settore fortemente legato al clima: in inverno è piovuto pochissimo, in primavera lo stesso, durante l’estate mai.” Una stagione come quella di quest’anno, per la produzione del miele, apre degli scenari estremamente penalizzanti. “Durante La Settimana del Miele a Montalcino - prosegue Alessio Fantozzi - sono state presentate immagini satellitari scattate sul territorio toscano, confrontando uno scatto di giugno 2016 con uno di giugno 2017, ed era evidente, a livello visivo e cromatico, il processo di desertificazione in corso quest’anno. La speranza è che si tratti di un anno anomalo, perché se si dovesse ripetere una stagione come questa, il rischio a cui andiamo incontro è che non ci siano più le condizioni per produrre miele.”

L'apicoltura rappresenta un settore importante per l'agricoltura, con 1,2 milioni di alveari, un valore stimato di 150-170 milioni di euro. Significativa è la presenza della Toscana che con i suoi 23 mila quintali di miele detiene il 10% della produzione nazionale per un valore di circa 16 milioni di euro. Gli apicoltori nella nostra regione sono circa 4700 e sebbene sia un settore dove è sviluppato l’hobbismo, una buona parte di questi sono veri e propri imprenditori agricoli. L’anagrafe regionale ad oggi censisce oltre 98.000 arnie. “Quest’anno oltre ai problemi cronici del settore, come quelli legati alla varroa o alla neo-arrivata vespa vellutina – spiega Tulio Marcelli, Presidente di Coldiretti Toscana – si è aggiunto un clima bizzarro con fioriture anticipate e gelate primaverili, alle quali è succeduta un’estate caldissima e siccitosa. In queste condizioni estreme la produzione in certe zone è crollata dell’80%.” “La nostra Organizzazione – dice Antonio De Concilio, direttore regionale di Coldiretti – è molto preoccupata ed avverte tutta la responsabilità di assistere le molte imprese agricole che hanno creduto nello sviluppo del settore e che hanno nelle api l'attività esclusiva o prevalente.”

Redazione Nove da Firenze