Andi, il medico di Cantù rifiutato perché nero: su Radio Fiesole

La paziente arrivata alla Guardia Medica ha rifiutato le cure del medico "negro"


L'episodio, accaduto a Cantù nelle scorse ore, è rimbalzato sui Social in tutta Italia anticipando un fine settimana di grande dibattito sul tema dell'odio e dell'accoglienza del "diverso" scaturito dopo i tragici fatti di Macerata che a Firenze hanno ricordato la Strage dei senegalesi del dicembre 2011.

Il giovane Andi è un medico della Guardia Medica di Cantù, arrivato dal Camerun 12 anni fa, che davanti al rifiuto di una paziente di essere visitata dal medico "negro" ha risposto "Bene, ho 15 minuti di tempo, vado a prendermi un caffé" postando poi tutto su Facebook.

Intervenendo in diretta a Gli Infami, trasmissione di Radio Fiesole condotta da Benedetta Rossi ed Alessio Nonfanti, il giovane Andi ha ricordato l'accaduto "La signora ha detto che si rifiutava di essere visitata da un medico negro.. no nero, proprio negro. Ho dovuto contenere la rabbia ed ho risposto che avrei avuto un po' di tempo per prendere un caffè. Non è la prima volta che accadono episodi simili, una volta una bambina si è stupita che fossi gentile e mi ha detto che era sorpresa perché i genitori le avevano detto di non parlare con i neri perché sono cattivi..". Per il medico che ha prestato servizio anche nei centri di accoglienza "I veri infami sono i negazionisti, quelli che oggi non riconoscono quello che è accaduto nella storia contribuendo così a creare ignoranza nell'opinione pubblica". L'attività di Andi non si ferma alla medicina, con un progetto musicale Gospel Goes DiverCity si impegna nella sensibilizzazione verso il tema dell'accoglienza e della multiculturalità.

Il Presidente dell'Ordine dei medici di Napoli, leader dei Medici di famiglia della Federazione italiana medici è intervenuto sul tema pubblicato sui Social una sua foto con il volto scuro "Credo che l’episodio di Cantù sul rifiuto di una paziente di farsi visitare da un collega di colore descriva pienamente il degrado culturale di questo paese. Non è solo una questione di razzismo ma a mio avviso una evidente perdita dei valori fondamentali di riconoscimento di un ruolo professionale, sociale, umano e scientifico di un essere umano che si mette al servizio per la cura di un fragile o di una fragilità senza né dover né poter essere nemmeno lontanamente condizionato dalla sua o altrui razza, genere, orientamento sessuale, politico, religioso e chi più ne ha più ne metta. Io sono un medico non mi ricordo di che razza, non mi ricordo di che genere, non ricordo niente delle mie appartenenze di qualunque genere sono un medico. E se serve a far capire allora oggi #sonounmediconero domani sarò forse giallo o rosso non mi interessa e credo che nessuno dei miei pazienti lo debba considerare perché io se sono un medico non lo considero mai".

 Solidarietà al medico è stata espressa anche dalla Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia "La Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia conosce bene il Dottor Andi Nganso che ha svolto più di una volta servizio nel centro di accoglienza di Lampedusa, distinguendosi per la sua umanità, professionalità, competenza e disponibilità. A lui va tutta la solidarietà delle Misericordie, insieme alla ferma condanna di qualsiasi episodio di razzismo".

Antonio Lenoci