Amianto a Scuola: nuova richiesta di chiusura per il Biennio di Firenze

 M5S: “Chiudere biennio, intollerabile riesporre a rischio studenti, docenti e collaboratori scolastici”. Palazzo Vecchio rassicura "Se ci fosse un rischio, la ASL sarebbe intervenuta"


Il 15 settembre riaprirà l’anno scolastico anche per il Biennio del Leonardo Da Vinci di Firenze.
A pochi giorni dall'apertura dei cancelli di via del Terzolle ecco salire un nuovo grido di allarme nella "scuola dei veleni" dove dopo il clamore suscitato negli anni '90 durante le contestazioni studentesche in cui si vociferava della presenza dell'amianto tra le pareti delle aule è seguita una (tardiva?) presa di coscienza anche da parte del corpo docente, sfociata in recenti denunce legate al rischio di un contatto con la pericolosa sostanza messa al bando in Italia nel 1993.

Il Movimento 5 Stelle chiede la chiusura delle aule, la replica di Palazzo Vecchio non tarda ad arrivare "Non è vero che l'amministrazione non si è interessata. La manutenzione della scuola è conforme a norme di sicurezza. Con responsabilità, in tema di controlli abbiamo sempre applicato la legge. E questo vale anche nel caso dell’Iti Leonardo da Vinci" rende noto la vicesindaca e assessora all’educazione Cristina Giachi.
La vicesindaca ipotizza anche una struttura volano dove poter trasferire prossimamente docenti e studenti durante i lavori di ricostruzione. Al momento la Asl non avrebbe riscontrato problematiche ritenendo le coperture in sicurezza rispetto ad eventuali dispersioni di materiale.

A sancire una volta per tutte la reale pericolosità degli ambienti scolastici è stato un Vademecum stampato ed affisso ai corridoi. Davanti alle regole comportamentali da tenere per evitare di sollecitare la struttura il condizionale che accompagnava le proteste degli studenti si è lentamente dissolto lasciando spazio ad un ravvedimento che ha portato la politica locale a sussurrare prima e dichiarare apertamente poi, che la "demolizione e ricostruzione" del complesso sarebbe la soluzione auspicata.

Nel frattempo cosa fare? Le lezioni proseguono ogni anno nell'Istituto del Comune, passato allo Stato, che raccoglie giovani da tutta la Toscana avviandoli a numerose professioni nei campi dell'edilizia, della chimica, dell'elettronica, dell'idraulica e di tutti quegli sbocchi occupazionali che caratterizzano il mercato del lavoro in grado di far ripartire la macchina nazionale. 

Una "Struttura oggetto di un procedimento penale per correlazione tra l’amianto, noto da sempre nell'edificio, e 5 tumori asbesto correlati" così il Movimento 5 Stelle definisce il complesso e torna sul caso annunciando nuove azioni a tutti i livelli istituzionali.

“Lo Stato deve tutelare la salute dei cittadini, non è un’opinione del M5S ma un dato di fatto che al biennio del Da Vinci ci sia amianto. Questo da decenni mette a rischio studenti, docenti e collaboratori scolastici. L’unica soluzione che prenderebbe uno Stato serio e responsabile sarebbe la chiusura immediata del biennio e la sua sanificazione. Invece il 15 settembre quella struttura tornerà ad ospitare questi cittadini, contro ogni principio di precauzione. La salute non dovrebbe avere colore politico, serve un intervento veloce. Oggi dovevamo fare un sopralluogo, il Preside ci ha rinviato al 20 settembre dopo quindi l’avvio dell’anno scolastico. Ci andremo perché sono anni che sosteniamo questa causa e continueremo a difendere instancabilmente il diritto dei cittadini a veder rispettati i loro diritti costituzionali” così Alfonso Bonafede, deputato M5S vicepresidente della Commissione Giustizia.

“Denunciamo la cialtronaggine del sistema. Siamo arrabbiati perché è intollerabile che dopo decenni lo Stato continui a rinunciare alla sua funzione genitoriale e si disinteressi di sottoporre dei cittadini, ancor peggio degli studenti, al rischio amianto. Basta una fibra d’asbesto inalata per ritrovarsi con un tumore a 17 anni dall’esposizione. Fosse solo per un principio di cautela bisognerebbe intervenire subito. Abbiamo presentato l’ennesima mozione in Consiglio regionale ma non accetteremo l’ennesimo attestato di importanza associato al nulla di fatto” ha aggiunto Andrea Quartini, consigliere regionale M5S.

“In Consiglio Comunale ci hanno bocciato l’atto dove chiedevamo la chiusura immediata del biennio. Vorremmo sapere dove sono finiti i 600 mila euro annunciati da Nardella a marzo per risolvere il problema. Qui abbiamo una vicesindaca che una volta dice che bisogna chiudere, l’altra che se ne parla il prossimo anno. Ricordo che nel 1997, 19 anni fa, l’ASL disse che il biennio del Da Vinci andava chiuso” ha commentato Arianna Xekalos, consigliera comunale M5S Firenze.

Un ricordo personale l’ha offerto il consigliere M5S del quartiere 4, Giampiero Palazzo ero studente lì negli anni ottanta. Il problema si conosceva ma non era divulgato. Sappiate che simile al Da Vinci è la situazione, nel quartiere 4, dell’ex Barsanti dove quando era una scuola feci le medie. Per la metà è bonificato, per l’altra metà è pieno d’amianto. In quella parte ci sono palestre dove fanno ginnastica ritmica, sedi di associazioni. So di essere a rischio come cittadino e sono arrabbiato”.

"Su questa vicenda è ancora aperta un’indagine della magistratura – ha ricordato Cristina Giachi – ed è bene, prima di avanzare giudizi affrettati, aspettare il termine dell’inchiesta. È opportuno comunque ricordare che l’unico caso riportato dai registri dei mesoteliomi tra i professori dell'Iti riguarda un docente che ha lavorato nella scuola fino al 1963, quando l’edificio incriminato non era ancora stato costruito. L’amministrazione comunale – ha concluso la vicesindaca – ha collocato questo edificio in diverse graduatorie di finanziamento per la ricostruzione e sta comunque pensando ad una sede-volano per iniziare a trasferire i ragazzi in attesa di poter demolire e ricostruire la scuola. Sarà difficile che possano essere spostati durante questo anno scolastico, ma noi intanto partiamo e ci proviamo. Va ricordato che i monitoraggi dell’amianto stanno comunque dando sempre risultati negativi. Insomma, la scuola è in sicurezza e se non lo fosse stato l’azienda sanitaria locale avrebbe già fatto scattare l’allarme".

Redazione Nove da Firenze