Alluvione di Livorno: la conta dei danni. Rinvenuta l'8^ vittima

Proclamato il lutto cittadino. 40 livornesi ospitati negli alberghi. 360 interventi e più di 400 volontari all'opera. Enrico Rossi: "Serve un intervento eccezionale dello Stato" in vista dello stato di emergenza. In zona sono mancati gli interventi di manutenzione in vista delle piogge? Stella (FI): "Chiudere i consorzi di bonifica"


Il nubifragio abbattutosi nella notte tra sabato e domenica ha riportato danni enormi soprattutto nel Comune di Livorno. La richiesta dello stato di emergenza per l’alluvione potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri già giovedì prossimo. Lo ha detto il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli presente all’ultima riunione delle ore 20 dell’unità di crisi che si è svolta al centro operativo della Protezione Civile di via Maria Terreni.

Il capo del Dipartimento della Protezione Civile ha espresso soddisfazione per l’efficienza con cui si è mossa la macchina dei soccorsi per fronteggiare l’emergenza alluvione. Dalla Sala operativa regionale della Protezione civile toscana arrivano i numeri degli interventi realizzati nel corso della giornata a Livorno dopo il nubifragio e l'alluvione di domenica: trecentosessanta da stamani, mentre quattrocento sono stati i volontari toscani all'opera a cui se ne sono aggiunti un centinaio provenienti da Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Veneto e Val d'Aosta. L'attività di soccorso, fanno sapere sempre dalla Soup, è stata coordinata in in accordo con i vigili del fuoco con cui la Regione ha condiviso le richieste che pervenivano, le ha ripartite e attuato gli interventi, secondo un modello organizzativo particolarmente apprezzato.Con l'attività destinata a crescere, domani il numero dei volontari potrebbe ulteriormente aumentare. Personale della Protezione civile è stato ed è presente al Coc di Livorno, il centro operativo comunale, e al Centro coordinamento dei soccorsi, istituito dalla Prefettura. Compito della protezione civile regionale è anche la gestione dell'area di accumulo soccorritori presso palazzo Modigliani.

Sono 8 i morti accertati nell’alluvione di sabato notte che ha colpito la città di Livorno. E’ questo il dato più doloroso uscito dall’ultima riunione dell’unità di crisi che si è svolta alle 12 al centro operativo di via Maria Terreni. Individuato anche il corpo dell’ultimo disperso. Il ritrovamento è avvenuto in località Tre Ponti, dove era stato rinvenuta ieri anche la precedente vittima dell’alluvione che ha sconvolto la città. Il corpo era stato ritrovato dai carabinieri. La procura di Livorno ha aperto un'inchiesta per disastro colposo.

Il lutto cittadino è stato proclamato su decisione della Giunta Municipale a partire da ieri fino al giorno di svolgimento dei funerali delle vittime. Il lutto si esprimerà con l’esposizione a mezz’asta della bandiera della città (a palazzo comunale sono state issate le bandiere a mezz’asta già dalle prime ore di questa mattina); con un minuto di chiusura degli esercizi commerciali e dei locali di spettacolo- su proposta delle Organizzazioni rappresentative - in concomitanza con l’inizio della cerimonia funebre; con la sospensione di tutte le attività pubbliche ludico-ricreative organizzate dall’Amministrazione comunale da ieri fino alla data di svolgimento delle esequie e con la partecipazione del Gonfalone della città alla cerimonia funebre. “La proclamazione del lutto cittadino è un modo per concretizzare e rendere visibile il dolore e la vicinanza della città a tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia, in primis ai familiari delle vittime” dichiara il sindaco Nogarin. “Semplici gesti simbolici che vanno ad aggiungersi alla grande e fattiva catena di solidarietà che, fin dalle prime ore d’emergenza, si è creata in tutta la città nei confronti di chi è stato coinvolto nella drammatica alluvione. Ribadisco ancora una volta che lgenerosità e la risposta dei livornesi è stata fondamentale in queste ore”.

Ad oggi sono circa quaranta i livornesi che hanno trovato alloggio nelle molte strutture alberghiere che si sono rese disponibili a ospitarli.

Imminente lo stato di calamità naturale

Sono iniziati intanto i sopralluoghi da parte del Dipartimento centrale della Protezione Civile ai fini di elaborare la relazione necessaria alla richiesta di stato di emergenza del territorio. "Bisogna che lo Stato intervenga in via eccezionale anche qui, a Livorno, perché con provvedimenti ordinari non ne usciamo. Ne servono di straordinari". Sono queste le prime richieste che il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha portato al tavolo convocato in prefettura. "Occorre renderci conto - ha precisato Enrico Rossi - che qui la situazione è ancora peggiore, perché è piovuto sul bagnato di una situazione sociale resa esplosiva dalla crisi economica. E noi non ci dichiareremo contenti finché non farete come avete fatto per Emilia e Veneto. Anzi, siamo pronti a portare la Toscana sotto Palazzo Chigi e sotto il Parlamento". Il presidente, che nel primo pomeriggio si era recato nelle zone più colpite dalla forza dell'acqua, era rimasto impressionato dai danni e ha ripetuto che "le famiglie non devono assolutamente essere lasciate sole a riparare i danni subiti", e non possiamo dire a loro e agli imprenditori che "per legge avranno, bene che vada, diritto ad avere al massimo il rimborso del 25 per cento dei danni subiti documentabili". Così ha chiesto a Borrelli di avere un primo stanziamento nazionale per gli interventi in somma urgenza così da "stornare i 3 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione per destinarli ad aiutare chi è rimasto senza nulla, invece che alle opere urgenti". Rossi ha poi preso accordi con i tre sindaci presenti per una riunione a tempi brevi per stilare un primo bilancio dei danni ed un elenco delle opere ritenute più urgenti.

Ieri i tecnici del Dipartimento hanno visitato le zone colpite dal disastro di Quercianella, Montenero alto e Rio Ardenza, evidenziando le infrastrutture danneggiate e facendo una prima stima degli interventi necessari di ripristino. Oggi toccherà a Stagno e a Guasticce. Il presidente Enrico Rossi sta tornando oggi a Livorno dove si tratterrà tutto il giorno. Prima tappa al Pala Modì per incontrare i volontari, dove arriverà intorno alle 9. Poi sopralluoghi su Chioma, Ardenza, Rio Maggiore e Ugione.

Il servizio elettrico ripristinato

Tutti gli impianti che si trovavano nelle zone allagate sono di nuovo attivi dal tardo pomeriggio di oggi (a parte la cabina elettrica Lido di Chioma, situata in un’area non raggiungibile a causa del crollo di un ponte). Il lavoro della task force di e-distribuzione, la società del Gruppo Enel che gestisce la rete di distribuzione elettrica, proseguirà anche nei prossimi giorni per verificare eventuali ulteriori situazioni nei condomini o nelle abitazioni alluvionate, in collaborazione con Prefettura, Comune di Livorno, Protezione Civile e Vigili del Fuoco. Il lavoro della task force di e-distribuzione, composta da 150 uomini tra tecnici e operativi, proseguirà per verificare le singole situazioni sulle linee di bassa tensione e procedere con l’eventuale sostituzione dei contatori nei condomini o nelle abitazioni alluvionate.

Riaprono le scuole

Dopo la chiusura disposta ieri dal sindaco Nogarin, per oggi è programmata la riapertura delle scuole di ogni ordine e grado nonché dei servizi educativi 0/3 (nidi e spazio gioco) comunali e convenzionati e delle scuole dell'infanzia. Lo ha deciso la vicesindaco Stella Sorgente al termine di una serie di sopralluoghi condotti insieme ai tecnici del comune fin dalle prime ore della mattinata per verificare lo stato degli edifici. In classe i bambini degli asili nido e delle scuole materne, ma aperte anche le scuole statali dove il personale insegnante e ausiliario riprenderà servizio in vista dell’avvio delle lezioni che, come prevede il calendario scolastico regionale, sarà venerdì 15 settembre. Le attività di monitoraggio degli ambienti non si fermerà comunque con la riapertura dei plessi scolastici: la vicesindaco Stella Sorgente è in contatto con i dirigenti scolastici e i responsabili di plesso a cui ha rivolto l’invio affinché il personale in servizio collabori a tutte le attività di verifica degli ambienti nel dopo alluvione.L’unico plesso che presenta effettivi problemi di agibilità è la Scuola Media Marconi, di P.zza San Simone dove il piano terreno è stato completamente invaso dall’acqua e dal fango.Sul posto, oltre ai tecnici comunali, è intervenuta la Protezione Civile che ha provveduto a spalare il fango.

Il resto della Toscana

«Nonostante a Volterra sia piovuto tantissimo, la pagina dell'emergenza idrica purtroppo non è, al momento, ancora archiviata». Così il sindaco Marco Buselli dopo le precipitazioni delle scorse ore. «Troppo poche le piogge dove si sarebbero dovuti ricaricare i pozzi – spiega il primo cittadino – Per il momento i razionamenti sono sospesi su Volterra e Pomarance. Dopo le piogge degli ultimi giorni, quindici giorni di autonomia aggiunti. Lunedì prossimo ci sarà un nuovo punto della situazione, per decidere, anche alla luce di nuove eventuali piogge, se considerare conclusa l'emergenza idrica nel volterrano, compresa la Valle del Cecina, o meno. Ieri la struttura comunale è stata al lavoro su più punti, per far fronte alle numerose criticità sul campo». E proprio la situazione di emergenza che si è venuta a creare a Livorno ha portato il sindaco Buselli a esprimere la solidarietà di tutto il territorio volterrano alla città labronica: «Solidarietà alla città di Livorno – scrive il primo cittadino sul suo profilo Facebook - . Vi siamo vicini in questo momento Di qualsiasi cosa ci sia bisogno, sindaco, Volterra c'è. Ho chiamato lo staff del sindaco Nogarin per offrire la nostra disponibilità».

Il sindaco di Siena, Bruno Valentini, sulla stampa, in riferimento alla vicenda di Livorno, ha posto l'accento sulla necessità di rivedere le procedure di allerta meteo e la loro frequenza. "Le allerte emesse dal sistema regionale di Protezione civile servono a segnalare il verificarsi di fenomeni meteorologici che possono generare scenari di rischio. Né più né meno" è il commento dell'assessora alla Protezione civile Federica Fratoni "Si tratta di previsioni - prosegue Fratoni - che come tali comportano una variabile, ma il senso dell'allerta è quello non di creare falsi allarmismi ma di consentire alle amministrazioni e alla popolazione di prevenire, per quanto possibile, situazioni e comportamenti a rischio e gestire al meglio il verificarsi di eventuali eventi. In tal senso, un codice arancione è un codice di allerta che prevede la possibile esondazione del reticolo minore, che è quello che è successo a Livorno". "La Regione Toscana con la Protezione civile - conclude Fratoni - ha anche creato e distribuito una App, scaricabile sul telefonino, per Comuni e addetti ai lavori e organizzato apposite giornate informative. Mi rendo conto che il compito dei sindaci, in qualità di Autorità comunale di Protezione civile, è delicato e di grande responsabilità, ma oggi più che mai, davanti agli scenari che i cambiamenti climatici ci mettono di fronte, occorre lavorare proprio sulla cultura del rischio e della consapevolezza".

E' mancata la manutenzione?

Il Consorzio di Bonifica 5 Toscana Costa, competente per la manutenzione dei corsi d’acqua sul vasto comprensorio che va da Livorno a Castiglion della Pescaia, passando per l'Alta Val di Cecina, si è recato sin da subito sui luoghi maggiormente colpiti dalla piena nel Comune di Livorno. L'eccezionalità della quantità di acqua abbattutasi in un lasso di tempo molto breve sulla città di Livorno, ha fatto sì che i corsi d’acqua presenti nel centro abitato non siano stati in grado di contenere la piena. “Tutta la manutenzione ordinaria in carico nostro sul Comune di Livorno era stata eseguita – ha sottolineato il presidente del Consorzio 5 Toscana Costa Giancarlo Vallesi – con interventi di sfalcio della vegetazione infestante e ripulitura dell'alveo dei corsi d'acqua. Tutti interventi finalizzati al libero e corretto deflusso delle acque. Ciò che ha fatto tracimare i fossi non è stata la mancata o la scarsa manutenzione, bensì l'enorme quantità di acqua concentratasi su Livorno in poche ore”. A questi interventi di manutenzione ordinaria si sono aggiunti interventi strutturali per tamponare ed affrontare situazioni di pericolo preesistenti, finalizzati a mitigare il rischio idraulico, primo tra tutti l'intervento su Rio Ardenza. Un progetto di circa 400.517,00 € finanziato dall’Accordo di Programma tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Toscana (3 novembre 2010), conclusosi a fine 2015, che ha previsto il consolidamento di un versante in frana in destra idraulica del Rio Ardenza a protezione dell’abitato di Via Remota nel comune di Livorno. In particolare il tratto interessato è stato quello in località Molino Nuovo, dove si è realizzata una gabbionata in destra idraulica per un tratto di circa 130 m, una scogliera in sinistra idraulica per un tratto di circa 30 m. e la sistemazione del versante in destra idraulica mediante la realizzazione di opere di drenaggio. “Un intervento che oggi possiamo dire è stato decisivo – ha affermato il Presidente Vallesi - perché ha consentito la tenuta della collina dove si registrava una pericolosa frana indicata sulle carte. Se il Consorzio non avesse portato a termine questo intervento probabilmente la situazione già disastrosa si sarebbe aggravata con la caduta a valle di materiale di risulta, quale fango, detriti, massi ecc”. Su Rio Ardenza, corso d'acqua oggi in cronaca, il Consorzio di Bonifica aveva portato a termine anche altri lavori ed in particolare in loc. Lo Stillo 2 diversi interventi: la realizzazione di una scogliera e i lavori di realizzazione di difesa in gabbioni al piede di sponda in frana e regimazione delle acque a monte della stessa, per un importo pari a circa 150.000 € e una difesa spondale eseguita tramite scogliera al piede e posa in opera di grata viva, per un importo pari a circa 200.000 €. Oltre a questi interventi, importante l'opera sul Fosso Ugione, finalizzata alla riduzione del rischio idraulico dell'area circostante; 2.104.917,15 € finanziati con l’“Accordo di Programma per l’individuazione dei soggetti attuatori degli interventi di cui alla L. 183/89 (annualità 2001-2002) e al D.L. 180/98 convertito con L. 267/98 (fondi residui annualità 1998-2000 e fondi art.16 L. 179/2002 e fondi residui annualità 2003)” che ha consentito di portare a termine il consolidamento e il rifacimento degli argini del Torrente, dal ponte della linea ferroviaria Pisa-Roma al ponte sulla vecchia ferrovia ex Saiet, in particolar modo attraverso la posa in opera di muri prefabbricati di sottoscarpa nella parte esterna degli argini nel tratto tra la linea ferroviaria Pisa-Roma e il ponte di Via Enriques e il ripristino ed adeguamento delle sezioni arginali. In progetto sul Comune di Livorno c’è poi anche l'intervento su via Firenze: 2.254.600,00 € finalizzati alla realizzazione di un impianto di sollevamento costituito da una vasca di raccolta al cui interno sono previste 6 idrovore a elica, per una portata totale di 18.000 l/s che consentirà di evitare il frequente allagamento del sottopasso ed il conseguente forte disagio della cittadinanza in presenza di piogge e eventi meteorologici avversi “Quanto accaduto a Livorno – prosegue il presidente Vallesi - ci sconvolge e ci chiama in prima linea a prenderci la responsabilità, insieme agli altri soggetti a vario titolo coinvolti, di interrogarci su quali siano le azioni necessarie per difendere il territorio da eventi sempre più frequenti, quanto sempre più difficilmente contenibili. Allo stesso tempo però, come presidente del Consorzio di Bonifica, ho il dovere di rivendicare l’esecuzione corretta e tempestiva del lavoro che la Regione Toscana ha demandato al nostro ente».

"Dopo la tragica alluvione di Livorno che ha distrutto vite umane e intere zone costiere della Toscana, torniamo a chiedere la chiusura dei consorzi di bonifica della nostra regione, che hanno mostrato la loro inadeguatezza nella tutela dell'assetto idrogeologico del territorio". Lo dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella (Forza Italia). "Il presidente Rossi - sottolinea Stella - ci ha informato del fatto che i corsi d'acqua che hanno esondato nel Livornese sono corsi d'acqua la cui manutenzione spetta al Consorzio della Costa, il cui direttore, interpellato dalla Regione, ha risposto di aver fatto manutenzione sull'Uglione, sia sul Rio Maggiore, sia sull’affluente Chioma, sia sul Rio Ardenza. Ora occorre verificare come sono state fatte la pulizia e la manutenzione di fiumi e torrenti, e perché questi sono esondati, causando i danni che sono sotto gli occhi di tutti". "Per noi - prosegue il vicepresidente dell'assemblea toscana - è chiaro che i Consorzi di Bonifica non svolgono al meglio il loro ruolo e siamo convinti che la cosa migliore, per il bene di tutti, sia quella di chiuderli e di riportare in capo all'Ente Regione la tutela dell'assetto idrogeologico. Nel 2016 i cittadini toscani hanno versato 630 milioni di tasse, sono abbastanza per pagare anche le opere di messa in sicurezza di fiumi e torrenti. In Toscana, negli ultimi due anni, sono esondati 33 tra fiumi e torrenti (se contiamo anche quelli esondati negli ultimi due giorni il numero si avvicina a 40) e francamente non si capisce quale opera di pulizia e contenimento degli argini svolgano i consorzi di bonifica, se questi sono i risultati".

“E’ un paradosso che proprio oggi a Livorno si apra il convegno dell’International water association, e che perciò questa città, piegata dall’alluvione, ospiti i massimi esperti internazionali del settore idrico. E’ a quest’ultimi che rivolgo un appello: dedicare all’acqua l’attenzione che merita come elemento vitale sia del nostro corpo che del Pianeta. I gestori sono impegnati in prima fila nell’adattamento ai cambiamenti climatici”. Così Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia (l’associazione che riunisce le imprese di acqua ambiente e energia) parla della lotta ai cambiamenti climatici e di come ormai non si possa non tenere in considerazione l’argomento ‘clima’ nella programmazione e pianificazione delle scelte, facendo presente come “le nostre aziende siano passate dall’emergenza siccità a quella alluvioni nel giro di pochi giorni”. Nella città toscana si è aperto ieri il convegno internazionale sull’acqua dell’Iwa (fino al 13 settembre), dove verranno discusse oltre 70 tra studi e ricerche, 20 sessioni plenarie e personalità provenienti da circa 30 Stati diversi, parte dei quali saranno presenti al Festival dell’acqua, a Bari dall’8 all’11 ottobre, proprio per parlare delle soluzioni da proporre quando ci si trova a dover gestire emergenze legate alla carenza idrica o all’abbondanza d’acqua. “Dall’ultima analisi in nostro possesso emerge che è elevato il gap infrastrutturale del settore idrico italiano rispetto al contesto europeo – osserva Colarullo - le reti hanno un elevato grado di vetustà, tanto che il 60% delle infrastrutture è stato messo in posa oltre 30 anni fa; il 25% di queste supera anche i 50 anni. Inoltre gli acquedotti presentano elevate perdite di reti: al Nord arrivano al 26%, al Centro al 46% e al Sud al 45%”. “La logica in questo settore deve guardare alla qualità del servizio offerto all'utente finale, ai cittadini – mette in evidenza il direttore generale di Utilitalia – e questo dipende dalla qualità delle infrastrutture. Per una città è infatti fondamentale un buon equilibrio dell’assetto idrico, da un lato gli acquedotti dall’altro la rete fognaria e la capacità di assorbire e rispondere a eventi meteo di forte intensità. Servono investimenti per 5 miliardi all’anno, cifra che sarebbe il minimo necessario per coprire il fabbisogno di infrastrutture del nostro Paese. Ora invece siamo a meno della metà”. “Se vogliamo cambiare marcia e modernizzare il settore, e allo stesso tempo tutelare la risorsa puntando alla sostenibilità, è necessario investire avendo come obiettivo la sostenibilità e la resilienza delle infrastrutture – conclude Colarullo - basti pensare al modo in cui i cambiamenti climatici stanno ormai lasciando il segno; e come dopo mesi di siccità si debba ora affrontare l’arrivo delle piogge. Sarebbe auspicabile in questa chiave una sorta di coordinamento tra i diversi settori, per esempio con l’agricoltura, per avere una regia omogenea sulle politiche, sia quelle più generali che quelle prettamente più industriali, da dedicare alla risorsa; i distretti potrebbero essere lo spazio ideale per mettere in pratica questo coordinamento. Dobbiamo esser pronti a saper gestire in modo intelligente tutte le condizioni provando a trarre vantaggi e a sfruttare le diverse opportunità”.

Redazione Nove da Firenze