Alluvione Arno: rischio idraulico, domande e risposte 50 anni dopo

Il rischio c'è ancora, ma il sistema si affida oggi a modelli matematici in grado di rilevare in tempo reale precipitazioni e stato del fiume


In occasione dei 50 anni dalla tragica alluvione che colpì Firenze e tutto il bacino dell’Arno, l’Autorità di Bacino pubblica una serie di pagine che ripercorrono i fatti del novembre 1966, e informano su quello che si è fatto da allora per gestire il rischio idraulico.

Prima di guardare le risposte fornite dall'Ente toscano però, occorre soffermarsi sulla polemica delle ultime ore: la poltrona vacante del Segretario Generale.
I deputati di Alternativa Libera Massimo Artini e Samuele Segoni hanno presentato un’interrogazione parlamentare sulla fase di stallo che sta attraversando l’Autorità di Bacino del fiume Arno “Mentre governo ed amministratori locali celebrano il cinquantennale dell’alluvione del 1966 e ci ripetono incessantemente che siamo tutti più sicuri, ci è sembrato doveroso segnalare al Ministro Galletti e alla cittadinanza che l’organo tecnico, che ha il compito gestire e programmare in maniera unitaria ed integrata a scala di bacino le opere di difesa idraulica e di assetto del territorio e che ci dovrebbero mettere al sicuro dai rischi idrogeologici, sta andando alla deriva, in balia della corrente, in attesa di un intervento governativo che tarda a giungere”.

Questo accadrebbe perché “Più di un anno fa - sottolineano i parlamentari toscani - il Parlamento procedeva alla riorganizzazione della governance del rischio idrogeologico, sancendo il passaggio da autorità di bacino a Autorità di Bacino Distrettuali. Il passaggio è rimasto sulla carta, perché mancano ancora i decreti attuativi che riallocano il personale e rendono pienamente operative le nuove strutture. Nel caso dell’Arno la situazione è poi paradossale. Questa fase di transizione, non è guidata da nessuno: l’ex Segretario Generale dell'autorità di Bacino Gaia Checcucci non è più operativa da quando è stata chiamata a ricoprire l’incarico di direttore generale per la Salvaguardia del territorio e delle acque al Ministero dell’Ambiente” evidenzia Segoni, oltre ad essere deputato è anche un geologo specializzato in rischi idrogeologici.

Dopo l'Alluvione del '66 la Commissione Interministeriale De Marchi, predispone dettagliati progetti per fronteggiare il rischio idraulico nel bacino dell’Arno, a protezione di Firenze e degli altri abitati.
 Il progetto, datato 1974, prevedeva il recupero di una certa capacità di invaso attraverso la realizzazione di 23 serbatoi sull’asta principale e sugli affluenti, di cui 17 a monte di Firenze, per una capacità totale di 240 milioni di metri cubi.
Molte delle idee di tale progetto sono state riprese nel Piano di Bacino, stralcio “Riduzione del Rischio Idraulico“, approvato dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno nel 1999. Tale piano prevede una serie di casse di espansione che coprono una superficie di oltre 20.000 ettari; l’impegno economico stimato originariamente era di circa 3.115 miliardi di Lire, ovvero 1,6 miliardi di Euro.
Dal 2007 è entrata in vigore la “Direttiva Alluvioni” (direttiva comunitaria 2007/60/CE) e l’Autorità di Bacino ha lavorato all’elaborazione del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni per l’unità gestionale “Bacino del fiume Arno”, che di fatto rappresenta l’evoluzione attuale del Piano di Bacino, superando e includendo i contenuti del Piano per l’Assetto Idrogeologico e le opere previste dal Piano stralcio “Riduzione del Rischio Idraulico”. Con la Legge 116 del 2014 il Presidente della Regione Toscana è stato nominato “Commissario Straordinario Delegato per la realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico in Regione Toscana”.
Per prendere visione dei lavori in corso, basta osservare la mappa dei cantieri, a cura di ItaliaSicura.

Sul portale dell'Autorità di bacino è segnalata la sede vacante, nonostante questo sono presenti alcune risposte a quelle domande che oggi, chiunque potrebbe desiderare porre agli esperti.

 Se la stessa pioggia cadesse oggi, cosa succederebbe? "In termini di rischio idraulico, nel centro di Firenze esso è diminuito, perché, a parità di piena, l’abbassamento delle platee di Ponte Vecchio e Ponte Santa Trinita e l’innalzamento delle spallette nel tratto cittadino favorisce lo smaltimento di portate maggiori rispetto al ’66. Ma alla periferia di Firenze il rischio è senza dubbio aumentato, visto la progressiva edificazione, anche e soprattutto dopo il ’66, di vaste zone nelle aree limitrofe al fiume".

Dove si verificherebbero le prime esondazioni? "E' possibile, tramite adeguati modelli idraulici, stimare quali portate possono transitare senza esondare lungo il corso del fiume. È questo lo studio sviluppato e continuamente aggiornato dall’Autorità di Bacino del Fiume Arno, e sintetizzato nella cartografia web gis dedicata, in cui si riportano, per tutte le sezioni da Levane alla foce dell’Arno, le condizioni di deflusso della piena con tempo di ritorno 30 anni".

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I beni culturali sono ancora a rischio: scuole ed ospedali? "Sì, lo sono. Dal 2006 l’Autorità di Bacino del Fiume Arno lavora a stretto contatto con Prefettura e Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per definire e mantenere aggiornata la mappatura della pericolosità idraulica per gli edifici contenenti beni culturali nella città di Firenze ed in generale nel bacino dell’Arno. Per questo è stata realizzata una cartografia web gis dedicata, in cui sono riportati localizzazione e tipologia dei beni a rischio, sovrapposti al livello id pericolosità seconda la scala definita nel Piano di Gestione del Rischio Alluvioni".

La mappa con gli edifici contenenti beni culturali in zone di pericolosità idraulica nel centro di Firenze

 Che impatto sta avendo il cambiamento climatico? "Mentre l’innalzamento globale delle temperature medie è ormai un dato di fatto, ed anche a livello locale, gli effetti in termini di variazioni del regime delle precipitazioni e degli eventi di piena sono ancora da mettere a fuoco. In generale, anche i più recenti report IPCC evidenziano come nell’area mediterranea si andranno a verificare con sempre maggiore frequenza gli eventi brevi ed intensi, che porteranno ad un incremento delle flash floods ovvero alluvioni caratterizzate da forte intensità e una breve durata, molto localizzati. Ciò nonostante, sarebbe errato considerare come meno probabili eventi a scala di bacino come quello del novembre ’66: è importante evidenziare che non ci sono evidenze correlate al cambiamento climatico tali da giustificare un “calo di attenzione” su questo tipo di rischi".

 Esiste un piano contro le alluvioni e che interventi prevede? "Il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni prevede un Programma delle Misure, che elenca gli interventi da porre in essere per attuare quelle opere di protezione che permettono di gestire il rischio alluvionale nel bacino dell’Arno. Principalmente si tratta di casse d’espansione, aree confinate lungo l’asta del fiume in cui la piena può essere laminata".

Non si scava più il fiume, aiuterebbe ad evitare alluvioni? "La risposta è: NO, lo aumenterebbe, perché aumenta la portata, liquida (acqua) e solida (i sedimenti – sabbia e ghiaia – trasportati dall’acqua), aumenta la velocità della corrente (e quindi il fiume scava ancora con più forza l’alveo), aumenta l’instabilità delle sponde ed aumenta il rischio a valle. Mediamente l’Arno è in erosione da decenni,  l’alveo si sta abbassando. Misure locali di scavo potrebbero (forse) alleviare temporaneamente e molto localmente la situazione, ma alla piena successiva il deposito sarebbe nuovamente formato e nel frattempo il fiume avrebbe scavato ulteriormente, più a monte o più a valle, per recuperare i sedimenti sottratti, in modo imprevedibile e ancora più dannoso".

 Esiste un modo per prevedere le alluvioni? "Lo sviluppo dei modelli meteorologici a scala globale e a scala locale, con le associate previsioni quantitative di precipitazione, ha permesso di costruire modelli di previsione idrologica in grado di simulare con un certo preavviso la formazione dell’onda di piena. Nel caso del bacino dell’Arno, si possono avere previsioni ragionevolmente affidabili con tempi di preavviso dell’ordine di 36-48 ore. La catena previsionale attualmente operativa nel bacino dell’Arno viene realizzata grazie al lavoro del Consorzio LaMMA e del Centro Funzionale della Regione ToscanaNel bacino dell’Arno, a partire dai primi anni novanta, sono stati installati da Regione Toscana e dall’ex Servizio Idrografico (ora confluito nel Centro Funzionale / Servizio Idrologico della stessa Regione) una numerosa serie di sensori in telerilevamento che forniscono un quadro aggiornato in tempo reale dell’andamento delle precipitazioni e dell’evolversi dei livelli e delle portate nell’asta principale dell’Arno e nei suoi principali affluenti. Essi, insieme al quadro delle previsioni quantitative di precipitazione, forniscono gli input per i modelli idrologici/idraulici che servono poi per prevedere l’onda di piena lungo il fiume".

 Chi interviene in caso di allerta alluvione? "La protezione civile nel bacino dell’Arno è organizzata direttamente dalla Regione, in stretto contatto con le strutture nazionali preposte a questo compito, ma anche con tutti i Comuni e le Province in modo che gli interventi siano rapidi, tempestivi e capillari. Centro Funzionale e Consorzio LaMMA sono i soggetti che emettono i bollettini meteo e gli avvisi di criticità per rischio idraulico e rischio idrogeologico per la Protezione civile regionale, che dispone di una Sala operativa in funzione 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno. È in grado di allertare in tempo reale non solo tutte le forze e le strutture che devono intervenire in caso di alluvioni, terremoti, grandi nevicate o altre situazioni di pericolo legate a particolari condizioni atmosferiche. La Protezione civile regionale si avvale anche della fitta rete di associazioni che operano in questo settore e che sono iscritte nel Registro regionale del volontariato".

 Cosa fare per difendersi durante una prossima alluvione? "Il Dipartimento della Protezione Civile ha organizzato una vasta campagna di sensibilizzazione contro i rischi naturali: “Io non rischio“. Anche l’Autorità di Bacino del Fiume Arno ha collaborato a questi eventi di diffusione delle buone pratiche prima e dopo un evento alluvionale".

Antonio Lenoci