Affitti a canone agevolato: al via il bando per gli alloggi all’ex Longinotti

Funaro: “Una risposta ad una fascia di popolazione che non ha i requisiti per le case popolari, ma che trova difficoltà sul libero mercato”. Gli esponenti di Alternativa Libera hanno presentato un esposto in Procura e alla Corte dei Conti sugli immobili considerati ERP in via dei Pepi


Un canone agevolato per chi guadagna troppo poco per affittare ai prezzi di mercato, ma troppo per poter chiedere una casa popolare. E’ questo il contenuto del bando che sarà pubblicato dall’assessorato alla casa di Palazzo Vecchio il prossimo 1 agosto e che resterà aperto fino al 2 ottobre. Grazie a questo bando verrà formata una graduatoria per la concessione in locazione a canone ridotto del 25% di cinque appartamenti realizzati in via Ambrogio Traversari, nell’ambito del Programma di Intervento di edilizia sociale realizzato da Casa SpA nell’area ex Longinotti. Gli alloggi in questione hanno una dimensione tra i 62 e i 75 metri quadrati. 

“Si riapre il bando per gli alloggi a canone calmierato di via Traversari - ha commentato l’assessore alla casa Sara Funaro - che sono destinati a chi ha redditi medi e uno sfratto per finita locazione. Una risposta ad una fascia di popolazione che non ha i requisiti per le case popolari ma che trova difficoltà sul libero mercato. Un impegno concreto del Comune che si aggiunge alle altre azioni in atto per dare risposte alla tematica fondamentale della casa”.
Possono partecipare al bando i nuclei familiari che hanno in corso uno sfratto per finita locazione e che hanno una o più delle seguenti caratteristiche e requisiti: nuclei familiari nei quali siano presenti soggetti ultrasessantacinquenni o affetti da invalidità superiore al 66%; nuclei familiari nei quali siano presenti almeno un figlio di età inferiore ai tre anni o almeno due figli minorenni fiscalmente a carico; nuclei familiari che abbiano sostenuto spese mediche documentate per un componente del nucleo familiare anagraficamente residente, superiori al 10% del reddito annuo netto complessivo; nuclei familiari nei quali siano presenti soggetti affetti da malattie invalidanti – ai sensi della normativa vigente (D.M. Ministero della Salute n. 329 del 28.05.1999 e successive modifiche) - o che non ne consentono il trasferimento – attestato da certificato medico specialistico rilasciato da un medico del servizio sanitario nazionale, purché non dispongano di altra abitazione né di redditi sufficienti ad accedere alla locazione di un nuovo immobile. Inoltre tutti i componenti del nucleo familiare devono avere i seguenti requisiti: cittadinanza italiana o di uno Stato appartenente all’Unione Europea oppure di un altro stato purché siano in regola con il D.Lgs 286/98; essere titolari di un regolare contratto di affitto esclusivamente ad uso abitativo riferito ad un alloggio, corrispondente alla residenza anagrafica del richiedente, situato nel territorio del Comune di Firenze, regolarmente registrato ed in regola con il pagamento del canone di locazione o indennità di occupazione; sfratto per finita locazione (dall’intimazione al rinvio per forza pubblica) dell’alloggio in cui il nucleo familiare ha la residenza; situazione reddituale – determinata con i criteri di cui al regolamento adottato con DPCM n. 159/2013 – non inferiore alla soglia di euro 16.500 di valore Isee e non superiore alla soglia di euro 26.000 di valore Isee (cioè nella fascia intermedia tra il limite di accesso all’Edilizia Residenziale Pubblica ai sensi della LRT 96/1996 e il limite Isee preso a riferimento per il “Fondo nazionale destinato agli inquilini morosi incolpevoli” ai sensi del D.M. 30 marzo 2016); assenza di titolarità di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su immobili ad uso abitativo in Italia o all’estero; assenza di titolarità di beni mobili registrati il cui valore complessivo sia superiore ad 25.000 euro e assenza di precedenti assegnazioni in proprietà o con patto di futura vendita di alloggi realizzati con contributi pubblici.

"Procura della Repubblica e Corte dei Conti verifichino la correttezza della procedura di alienazione degli immobili di via dei Pepi da parte dell'amministrazione comunale". E' quanto chiedono la consigliera comunale Miriam Amato e Massimo Artini, deputato di Alternativa Libera. Questa mattina hanno depositato un esposto segnalazione alla Procura e alla Corte dei Conti per i 14 immobili ERP posti in via dei Pepi, e attaccano: “L'amministrazione comunale vuole vendere case popolari solo per fare cassa, quando in città regna sempre più l'emergenza abitativa, ma questi alloggi, come molti altri dei 60 in vendita, sarebbero ascrivibili al patrimonio di ERP e quindi l'amministrazione starebbe violando norme regionali, come ha fatto capire recentemente lo stesso assessore regionale alla casa, Ceccarelli, rispondendo a una interrogazione in Consiglio Regionale". "Il Comune insiste - accusano Amato e Artini - e si sta apprestando alla vendita di questi alloggi come patrimonio disponibile per circa 13 milioni di euro a INVIMIT (Investimenti Immobiliari Italiani), un fondo immobiliare di proprietà dello Stato, e per fare ciò l'amministrazione ha svolto le procedure per liberare gli alloggi, trasferendo gli inquilini che ci vivevano".
Secondo i due esponenti di AL il Comune di Firenze, a partire dalla fine degli anni 70, ha inserito molti di questi 60 immobili nei piani di recupero, utilizzando finanziamenti regionali per interventi di Edilizia Residenziale Pubblica, ai fini del loro recupero e ristrutturazione. "E poi questi alloggi sono stati utilizzati da assegnatari ERP per fronteggiare l'emergenza abitativa - spiegano Amato e Artini - quindi sarebbe errata la decisione del Comune di non individuare gli immobili come Erp. Così sembra che il Comune - aggiungono i due esponenti - cerchi anche di aggirare l'obbligo a reinvestire i soldi ricavati dalla vendita di questi immobili in edilizia popolare residenziale, dato che i proventi potranno finire nel bilancio senza vincoli di sorta per il loro utilizzo". "Inoltre con l'alienazione di alloggi popolari considerati non ERP - sostengono i due - il Comune lede anche il diritto alla prelazione degli assegnatari. E gli atti del Comune sulla mobilità degli stessi assegnatari, atti spesso secretati, potrebbero contenere elementi di illegittimità: anche per questo – concludono Amato e Artini - ci attendiamo una verifica da parte degli organi competenti".

Redazione Nove da Firenze