Aeroporto di Firenze: fare business tra illusioni e novelle

La crescita dello scalo fiorentino sarebbe un valore aggiunto per il circuito turistico del quale Firenze ha deciso di vivere


Un aeroporto competitivo creerebbe un flusso importante di capitali con investimenti industriali sul territorio, oltre a facilitare il transito di buyers da e per le mete dell'economia mondiale verso quello che, soprattutto nei progetti della Camera di Commercio di Firenze, sarà il nuovo Polo Congressuale e Fieristico toscano, la Fortezza da Basso. Perché citiamo la Fortezza ogni volta che parliamo di Peretola? Perché il fatto che la riqualificazione del complesso fortificato nel cuore di Firenze sia sottoposta al potenziamento dell'Amerigo Vespucci per ammissione di un imprenditore 4.0 qual è Leonardo Bassilichi, rende bene il concetto di new economy.
Non solo. La crisi economica ha portato una svolta nella filosofia italiana "dalla Cultura si mangia" questa la frase che racchiude il senso di una nuova sfida generazionale. Quel che fino a ieri era un piccolo orgoglio campanilistico è diventato il prodotto da mettere in vetrina e questo ha comportato, a dispetto delle tante pro loco che da anni si impegnano per sostenere le tradizioni popolari, spolverare contrade e borghetti, arnesi del passato, aneddoti, leggende misteri e tutto ciò che possa attirare la curiosità e l'interesse dei potenziali ospiti, paganti.

Se da una parte la discussione si è giocata a livello politico tra opposte bandiere, da un'altra sono intervenuti i Comitati fino ad arrivare ai singoli cittadini, divisi anch'essi tra chi subisce da anni il transito dei voli e chi vorrebbe evitare la convivenza con le future rotte di decollo ed atterraggio.

A che punto siamo con la burocrazia? “La commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale del Ministero - ricorda Aduc - già lo scorso dicembre, nella valutazione del Masterplan di Peretola 2014-2029 ha previsto 142 prescrizioni: l’elenco dei vincoli comincia con la costituzione dell’Osservatorio ambientale che sarà composto dai ministeri dell’Ambiente, dei Beni Culturali, delle Infrastrutture, poi Regione, Arpat, Comuni di Firenze, Sesto e Campi, Enac e Toscana Aeroporti. Tra le prescrizioni, al capitolo di rischio incidente aereo, la commissione ha reso indispensabile la redazione di uno studio da parte di un soggetto pubblico, terzo, che abbia esperienza in materia”.

Un futuro roseo oppure fitto di ostacoli? A detta dell'opinione pubblica rappresentata da una associazione di utenti e consumatori che da anni monitora il territorio, i veti incrociati potrebbero ancora fermare tutto.
Da qui la continua e pressante richiesta di valutare un collegamento veloce con Pisa, magari una linea ferrata dedicata che possa attenuare i tempi di percorrenza rendendoli paragonabili ai 35 minuti che oggi occorrono per collegare Santa Maria Novella e Peretola, ma che già a metà 2018 saranno ridotti con la Linea 2 della Tramvia in esercizio.

Secondo alcune fonti la Valutazione Impatto Ambientale dell’aeroporto di Firenze, potrebbe arrivare entro fine anno, con avvio dei lavori della nuova pista per l’estate 2018.
Vincenzo Donvito, patron di Aduc che da tempo segue la vicenda commenta "Auspichiamo altre soluzioni, ma questa sarebbe comunque una soluzione che, a fronte dello stagnamento della situazione da anni ed anni, porterebbe comunque un vantaggio - nel rispetto, pare, dei criteri di salvaguardia ambientale - al cronico problema di una adeguata mobilità aerea da e per Firenze".

I dubbi. Le prescrizioni. "A partire dall’Osservatorio ambientale, composto da amministrazioni comunali che hanno già deciso di piantare alberi proprio lì dove dovrebbe sorgere la nuova pista… Da associazione di utenti e consumatori non abbiamo nessuna voglia di fare l’uccello del malaugurio, ma non possiamo far finta di non vivere in questo Paese, in questa Regione, in questa area metropolitana e in questa città. L'elenco di tutti coloro che dovrebbero contribuire a delineare tutto quello che andrebbe fatto per la realizzazione, ci fa “accapponare la pelle” e, per l’ennesima volta, sognare una semplificazione amministrativa dove, per esempio, la città metropolitana sia vera e non finta come oggi, e possa decidere senza rimandi a tizio o caio. Parlare di democrazia è azzardato, perché siamo più che altro di fronte a burocrazia immobilizzante. Si sta pedissequamente andando incontro ad una soluzione che non potrà non suscitare forti contestazioni. Siamo protagonisti e reduci dalle conseguenze delle dissennate politiche ambientali, infrastrutturali e non decisioniste. Non ci stupiremmo se l’entusiasmo mostrato per i lavori della pista che dovrebbero partire l’estate del 2018, possa diventare un plof. La fretta si basa solo un’ipotesi, la pista parallela all’autostrada. Sulla cui tenuta infrastrutturale ed ambientale, proprio per gli sconvolgimenti in corso, temiamo non sia stata proprio pensata alla bisogna".

L'alternativa all'immobilismo resta la stessa e continua ad essere alimentata nelle ultime settimane anche da Aduc: "Il declassamento di Firenze ad “aeroclub”, con potenziamento di Pisa e collegamento ferroviario da Firenze in massimo 20/30 minuti, molto meno di un qualunque grande aeroporto di una qualunque città del mondo".

L'Hub Ferro - Aria. Il capoluogo toscano può crescere economicamente attuando un corridoio riservato con Pisa, ritenendo il Galileo Galilei una infrastruttura delocalizzata?
Il resto del sistema trasportistico reggerebbe l'impatto?
Basterebbe agli investitori poter contare su Pisa e sarebbero favorevoli i buyers a scegliere la Torre pendente come punto di riferimento per i loro trasferimenti professionali?
Sotto il profilo turistico cosa cambierebbe: ci sarebbe un deflusso di turisti tra le due città alla maniera dei vasi comunicanti oppure, più proficuamente, uno scambio di flussi con soggiorni prolungati e maggiore offerta di eventi e servizi?
Al netto delle infrastrutture da realizzare, potrebbero Pisa e Firenze collaborare tornando così al periodo degli scambi commerciali lungo l'Arno?

Antonio Lenoci