Acqua pubblica e calcare: torniamo sul caso delle otturazioni

I detriti si depositano, riducono la pressione ed in alcuni casi comprometterebbero il funzionamento degli elettrodomestici. Cosa fare?


Proseguono le segnalazioni riguardo la durezza dell'acqua che comporterebbe formazioni calcaree sui filtri e non solo. Una sabbia di calcare fine che finisce con l'otturare le microfessure dei rubinetti e della doccia, o dello scarico del wc, riducendo in taluni casi la pressione dell'acqua ed alterando il funzionamento della caldaia domestica.
Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto anche la segnalazione di un dentista fiorentino preoccupato per la breve durata della delicata strumentazione messa a dura prova dalla calcarosità dell'acqua.

Ce ne siamo occupati nel 2015. Nell'occasione davamo notizia del servizio di Publiacqua con il quale è possibile geolocalizzare le tubature ed ottenere una scheda dell'acqua e della sua durezza: a Firenze sui 21°F. Nel frattempo la Regione Toscana ha varato una normativa che prevede: "dal 01/10/2015 è previsto un condizionamento dell’acqua per tutti gli impianti termici di potenza < 100 kW indipendentemente dalla durezza dell’acqua; con trattamento di addolcimento per impianti > 100 kW nel caso di durezza totale ≥ 15 °f".

Su internet sono presenti diverse soluzioni ad iniziare dagli addolcitori che presentano però alcune criticità e nella maggioranza dei casi vi è il consiglio di 'sdoppiare' l'impianto. Nelle abitazioni di recente costruzione gli impianti potabile e per elettrodomestici sono divisi in maniera tale da poter inserire filtri di diversa tipologia a monte del sistema.

 Nell'ottobre 2015 su Nove da Firenze abbiamo affrontato il tema dei rubinetti otturati a seguito di una segnalazione giunta da parte di un lettore fiorentino a nove@nove.firenze.it preoccupato perché all'apertura del rubinetto la caldaia non si avviava.
"Andiamo incontro all'inverno con tutte le conseguenze del caso -
scriveva il lettore - Ho pensato fosse un problema di pressione ed ho aspettato qualche giorno prima di consultarmi con un tecnico che mi ha prospettato le soluzioni più drastiche: perdite occulte sulla rete domestica, impianto da rifare, caldaia da cambiare. Ho contattato la manutenzione della caldaia che ha aggiunto ulteriori opzioni tutte costose, ma più che altro tentativi. Mani nei capelli e disperazione. Cosa fare? Consultandomi con il vicino ho scoperto che il suo impianto aveva un getto più potente del mio; tentando il tutto per tutto ho svitato l'estremità del mio rubinetto trovandoci granelli di sabbia trattenuti dal filtro. Una volta pulito il getto è aumentato e la caldaia è partita regolarmente". 

Nell'occasione chiedevamo a Publiacqua un consiglio in merito. La risposta è arrivata a febbraio 2016 in pieno periodo di verifiche e controlli sugli impianti. I lettori intanto, dopo l'articolo, hanno monitorato il proprio impianto notando in alcuni casi una riduzione del flusso dell'acqua, particolare cui non avevano mai badato, riscontrando la presenza di detriti nel filtro e risolvendo la situazione.
"Il tecnico della caldaia - scriveva un lettore - non si occupa di filtraggio dell'acqua, mi ha invitato a sentire l'idraulico. L'idraulico mi ha detto che la durezza dell'acqua dipende dall'acquedotto ed un impianto per lo scioglimento del calcare oltre che costoso, dovrebbe essere deciso a livello condominiale".

Publiacqua risponde così al nostro appello: "Per quanto riguarda i residui che impedirebbero l'accensione delle caldaie, vogliamo sottolineare come già al contatore generale è presente un primo filtro che impedisce il passaggio a materiale grossolano che può smuoversi a causa di lavori o di cambi di pressione nelle tubazioni dell'acquedotto. Il materiale che arriva ai riduttori di flusso dei rubinetti è quindi molto spesso derivato dagli impianti interni delle abitazioni. Una manutenzione è necessaria con cadenza regolare (tarata sulla quantità di materiale che vi si deposita) e, se di plastica, è sufficiente sciacquarli sotto l'acqua corrente".

Sulla durezza dell'acqua Publiacqua spiegava: "Con il termine durezza dell’acqua si intende il contenuto in sali di calcio e di magnesio, tra questi il più abbondante è il carbonato di calcio. Si esprime in gradi francesi °F: un grado equivale a 10 mg/l di carbonato di calcio (<10 °F dolce; 10-20 °F moderatamente dura; 20-30°F dura; >30°F molto dura). Per la durezza non esiste un limite di legge, ma un intervallo consigliato compreso fra 15 e 50°F a dimostrazione che tutte le persone sane e di qualunque età possono bere acque con tali valori di durezza. Una durezza media o elevata potrà determinare solo variazioni nel gusto dell'acqua. La presenza di calcio, e quindi la durezza, è determinata dalle caratterristiche dell'acqua "grezza" da cui si approvvigiona ogni singolo acquedotto. L'acqua erogata rispetta tutti i parametri del decreto legge 31/2001 che riguarda le acque destinate al consumo umano. Se in caso di acqua particolarmente dura si registrano problemi alle caldaie, esistono in commercio dei piccoli addolcitori domestici che possono lavorare solo sull'acqua della caldaia stessa senza aver la necessità di addolcire, come invece avviene con un impianto condominiale, anche l'acqua del rubinetto" concludeva il gestore idrico locale.

Alle segnalazioni già raccolte oggi se ne aggiungono altre relative agli impianti di scarico wc che, interessati dall'eccesso di calcare, vedrebbero compromesso il funzionamento di galleggianti e guarnizioni di blocco. C'è stato un aumento del fenomeno nell'ultimo periodo?

L'acqua erogata dal gestore rientra nei parametri normativi, ma la Regione Toscana sembrerebbe aver riconosciuto l'esistenza del problema soprattutto sulle caldaie nel caso di durezza superiore ai 15°F.
  Il problema esiste, specie per alcune tipologie di elettrodomestici. In alcuni casi, come ad esempio le lavatrici, la durezza inciderebbe anche sulla qualità del lavaggio poiché il detersivo tenderebbe a non svolgere la funzione di pulizia riconoscendo lo sporco da aggredire nelle molecole d'acqua e non sui capi da trattare, da qui ne conseguirebbe anche l'infeltrimento degli stessi. 

Forse si tratta di una problematica da approfondire e chiediamo ad esperti del settore se vi siano novità sull'argomento o consigli utili per i nostri lettori.

Antonio Lenoci