E’ uscito l’ultimo disco della Casa del Vento: ''Articolo Uno''

Si intitola “Articolo Uno” il nuovo album della Casa del Vento. Tredici canzoni che affrontano con decisione il tema del lavoro, tra rabbia, delusione, senso di impotenza e commozione.


MUSICA — Si intitola “Articolo Uno” il nuovo disco della Casa del Vento, un “concept-album” che ruota attorno ad un tema di amara e stringente attualità: il lavoro.

“Articolo Uno” proprio come il conosciuto e troppe volte disatteso inizio della Costituzione italiana, che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Tredici canzoni che dall’amara situazione “locale” ci accompagnano con coraggio a quella “globale”, tra rabbia, delusione, senso di impotenza e commozione.

Quelle di “Articolo Uno” non sono semplici canzoni, ma veri e propri inni che rivendicano con rabbia il sacrosanto diritto al lavoro, e che ci raccontano con passione le tante faticose conquiste e le altrettante amare sconfitte, che in tempi recenti sono state rimarcate dalla lenta e silenziosa “dissolvenza” di alcuni diritti tanto faticosamente conquistati.
Una cosa è certa: le canzoni di “Articolo Uno” non hanno bisogno di effetti speciali per rimanere ben scolpite nella mente.

Come non fermarsi a riflettere ascoltando le parole di Ciro Argentino, sopravvissuto al rogo della Thyssenkrupp, che fanno da preludio al rock senza mezzi termini di “7”, canzone che rende omaggio ai morti di quell’impunita ed evitabile tragedia?
Difficile poi non commuoversi ascoltando il testo sussurrato di “Figlia mia” o la profonda “Dal cielo”, accorato omaggio al lavoro migrante, che si avvale dei magici tocchi di chitarra di David Rhodes, 25 anni passati al fianco di Peter Gabriel.
C’è anche spazio per una bella cover in stile folk di “Redemption song” del grande Bob Marley, celebre inno contro lo sfruttamento e la schiavitù nel mondo, e per le incursioni di alcuni ospiti, musicisti e non solo, che hanno deciso di collaborare alla buona riuscita di questo concept-album.

Sono infatti presenti gli interventi dell’attore Ascanio Celestini, le musiche di Francesco Moneti dei Modena City Ramblers e di Andrea De Rocco dei Negramaro e soprattutto le testimonianze degli uomini e donne che lavorano o hanno lavorato, operai di oggi e di ieri, tra cui: Ciro Argentino della Thyssenkrupp di Torino, Adriana Sensi della Lebole di Arezzo, Mario Giusti del Fabbricone di Arezzo e Mohamed Chafferdine Mahoud, migrante dalla Tunisia.

A volte la musica riesce a raccontare storie e a comunicare emozioni meglio di mille parole: “Articolo Uno” ci accomuna tutti in un identico senso di rabbia, misto ad un’imbarazzata sensazione di impotenza. Eppure è forte il desiderio di cambiare le cose…

M. Locandro

Redazione Nove da Firenze