Donne e impresa, ecco l'indagine in Toscana

Un'indagine specifica su problemi e opportunità in Toscana, in vista della conferenza regionale di giovedì 12 sulle pari opportunità.

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
10 novembre 2009 14:15
Donne e impresa, ecco l'indagine in Toscana

È sempre più rilevante il ruolo delle imprenditrici in toscana, anche dal punto di vista del contributo in termini di creatività e innovazione, ma anche loro devono fare i conti con tutti i problemi delle altre donne lavoratrici relative alla conciliazione dei tempi e ai carichi di lavoro familiare. Questo quanto emerge con chiarezza da “Donne innovatrici: impresa, lavoro e famiglia”, prima ampia ricerca della Regione Toscana sul tema dell'impresa e del lavoro al femminile. Coordinata dal settore statistica della Regione e realizzata su due ampi campioni (3 mila donne imprenditrici e 3 mila donne in età 25-44 anni), i risultati sono stati presentati questa mattina dal vicepresidente Federico Gelli, che tra le sue deleghe ha anche quella alla parità di genere: «Un'indagine – sottolinea Gelli – con cui abbiamo voluto fa r emergere quanto finora è stato abbastanza in ombra e cioè che le donne, nonostante per loro fare impresa sia assai più difficile che per gli uomini, rappresentano spesso la parte più innovativa dell'imprenditoria toscana, quella da cui ci possono aspettare ancora di più novità e buone idee per andare oltre la crisi.

E tuttavia questo loro ruolo deve ancora misurarsi con i vecchi problemi di tutte le donne nel mondo del lavoro e per di più affrontare anche problemi francamente sorprendenti, come la percezione di una maggiore difficoltà di accesso al credito rispetto all'impresa guidata da uomini. Tutto questo – conclude Gelli – ci servirà come una preziosa base di conoscenza per definire le future politiche regionali per la cittadinanza di genere». La ricerca sarà anche oggetto del confronto giovedì prossimo, 12 novembre, giorno degli stati generali sulle pari opportunità .

Questi alcuni dei dati più significativi. Quali imprese. Ben il 40,8% delle imprese in cui figurano donne imprenditrici o comunque titolari di cariche sociali si concentrano nei servizi (contro il 34,9% del commercio e il 21,5% del manifatturiero). Di esse un significativo 6,6% riguardo aziende specializzate nell'Ict, cioè nelle nuove tecnologie della comunicazione. Come sono nate le imprese. Nel 46,5% per cento dei casi le imprenditrici si occupano di aziende familiari preesistenti, ma le risposte indicano anche una forte propensione a tentare strade nuove.

Il 18,4%, infatti, ha costituito un'azienda per “desiderio di mettersi in proprio”, il 7,1% perché “conosce bene il settore”, solo lo 0,2% perché “invogliata da aiuti e agevolazioni”. Le difficoltà di fare impresa. Ben il 54,6 ha dichiarato di non aver avut o difficoltà in fase di avvio, ma questa percentuale crolla al 32,1% quando ci si riferisce alle “difficoltà attuali”. Al contrario, quando ci si riferisce a problemi di reperimento di finanziamenti, di crisi economica, di costi amministrativi diretti la percentuale sale dal 21,9% della fase di avvio al 51,6% delle “difficoltà attuali”.

Anche la “concorrenza sul mercato” cresce dal 6,5 al 15,9%. Impresa e innovazione. Il 26% delle intervistate hanno realizzato miglioramenti e innovazioni negli ultimi 2 anni (di esse il 45% ha introdotto innovazioni del prodotto). Tra quante hanno fatto questo ben il 59% ha aumentato il suo fatturato. L'80% di chi non ha realizzato innovazione negli ultimi 2 anni ha visto invece il suo fatturato diminuire. Interventi a sostegno. Il problema avvertito con più forza dall'imprenditoria femminile è quello dell'accesso al c redito.

Facilitazioni e opportunità in questo senso sono richieste dal 58,2% delle intervistate, contro il 45,7% che richiede corsi di formazione per sviluppare imprenditorialità e il 34,2 che chiede consulenza e orientamento per l'avvio di impresa. Più difficile per le donne. Il 57,7% delle intervistate ha la percezione di maggiori ostacoli per le donne imprenditrici rispetto ai colleghi uomini. Al di là dei problemi di conciliazione del lavoro con le esigenze della famiglia e dei figli (il 65,5% dichiara di dover pensare da sola all'organizzazione della casa, il 49,2 alla cura dei figli) ci sono ostacoli che investono direttamente l'impegno professionale.

In particolare, il 39,2% registra una minore fiducia da parte dei fornitori e dei clienti, il 20% ritiene che le banche siano più restie a concedere prestiti e finanziamenti, il 18,1 registra una maggiore difficoltà a coinvolgere soci. Opportunità meno conosciute. Imprenditrici, ma anche lavoratrici autonome o che comunque hanno pensato di avviare attività sono comunque ancora poco informate sulle opportunità esistenti. Il 62,4% non conosce i sostegni finanziari di Fiditoscana, il 71,8 non conosce i progetti di formazione per imprenditrici.

Molto meglio va per altre iniziative regionali: il 69,8% delle donne tra i 25 e i 44 anni ha sentito parlare di “Mai più sola”, la campagna informativa contro la violenza sulle donne. Per migliorare il lavoro delle donne. Per molte imprenditrici esiste il problema della conciliazione dei tempi e il 40,7% ritiene importante un orario flessibile in entrata o in uscita o comunque avere a disposizione diversi tempi della città (il 22,5% richiede orari scolastici conciliabili con il lavoro).

Molto forte l'esigenza di avere servizi per la prima infanzia (31%), ancor a più forte quella di avere servizi per i propri figli (compreso asili e scuole) vicino al posto di lavoro (lo richiedono il 42,7%), cosa a cui andrebbe aggiunto un 9,2% che richiede “tempi rapidi per raggiungere il posto di lavoro” e un 7,7 che auspicherebbe di poter lavorare a casa o nel centro di telelavoro più vicino a casa. Sono percentuali che in alcuni casi cambiano in maniera significativa quando ci si riferisce più generalmente alle donne di età 25-44.

Sale infatti al 47,2% l'esigenza di orario flessibile, diminuisce l'esigenza di aver servizi vicini al posto di lavoro (38,8%) e di telelavoro (4%), ma cresce notevolmente il bisogno di servizi per la prima infanzia accessibili economicamente (15,3%). Il lavoro difficile. Una domanda specifica è stata rivolta a tutte le donne tra i 25 e i 44 anni in cerca di lavoro negli ultimi 6 mesi. La difficoltà più grave incontrata & egrave; stata la precarietà dell'offerta (31%), seguono gli orari inadeguati (19,5), le mansioni troppo qualificate (14,5%), l'età avanzata (9,5). di Paolo Ciampi

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