Al Cinema Vacci Tu - Coraline e la porta magica

La recensione del film ''Coraline e la porta magica''.

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
08 luglio 2009 10:29
Al Cinema Vacci Tu - Coraline e la porta magica

Regia: Henry Selick; sceneggiatura: Henry Selick; soggetto: Neil Gaiman; fotografia: Pete Kozachik; montaggio: Christopher Murrie e Ronald Sanders; musica: Bruno Coulais; produzione: Laika entertainment, Pandemonium; distribuzione: Universal Pictures; origine: Usa; durata: 100’. Per essere ormai a fine stagione cinematografica, dobbiamo ammettere di aver avuto la fortuna di imbatterci in un film come questo, a ricordarci che un altro modo di arricchire e rimettere in discussione il linguaggio del cinema è sempre possibile.

Coraline e la porta magica è il primo film d’animazione ad alta definizione 3D girato in stop-motion. Si tratta di una fiaba moderna e oscura, diversa da tutto quello che il pubblico abbia visto fino ad ora: più che ad un film sembra di assistere ad uno spettacolo di magia. Dopo James e la pesca gigante, Monkeybone e Moongirl, Selick decide di tornare all’animazione e alle atmosfere di quel suo piccolo immenso gioiello che è The Nightmare Before Christmas (spesso erroneamente attribuito a Tim Burton, ideatore e produttore), riadattando questa volta l’omonimo libro di Neil Gaiman, autore del fumetto cult “Sandman” (famosissimo nel Nord America ma ancora tutto da scoprire da noi) già vincitore nel 2002 del Premio Victor Hugo.

Coraline e la porta magica non è il primo adattamento da questo best seller, vari artisti e in diverse forme l’avevano già trasposto (tra queste uno spettacolo di marionette e una commedia musicale). La storia di Gaiman, già avvezzo alle dimensioni oniriche e tenebrose, si sposa perfettamente con lo stile figurativo e la fantasia visionaria di Selick che, memore dell’esperienza con Tim Burton, ricrea un’ambientazione tutta immersa in un’atmosfera squisitamente dark e gotica.Fedele al testo originale, il film racconta di una intraprendente e curiosa undicenne di nome Coraline Jones, trasferitasi da poco nell'Oregon con i genitori, in una casa che ricorda quella di Psyco.

Mamma e papà però sono completamente assorbiti dal loro lavoro e dai propri impegni, così Coraline si annoia mortalmente. Un giorno, per sopperire alla noia, comincia a contare le porte e le finestre di casa scoprendone una più piccola, nascosta da una carta da parati, che attraverso un tunnel sfavillante di suadenti luci, conduce magicamente in un’altra casa, del tutto speculare alla sua (genitori compresi) tranne che per un piccolo e sinistro particolare: tutti gli abitanti di questo mondo parallelo hanno due bottoni cuciti al posto degli occhi. In questa nuova dimensione tutto è decisamente più soddisfacente: gli “altri genitori” sono pieni di attenzioni, generosi, premurosi e accoglienti, ma ben presto la piccola si accorge che non è tutto oro quello che luccica.

Tutto quello che appariva fantastico diventa insidioso e pericoloso, e Coraline diventa prigioniera di un mondo che vuole chiuderle gli occhi con dei bottoni come fosse una bambola di pezza. Dovrà allora mettere insieme tutto il suo coraggio e le sue capacità per trovare il modo di salvare se stessa e la sua famiglia. La sua genesi, sia cinematografica che letteraria, è stata davvero particolarmente lunga: l'autore infatti ne ha iniziato la stesura come racconto per la figlia all'inizio degli anni '90, per poi interrompersi a causa degli impegni lavorativi, e riprenderla anni dopo al ritmo di qualche riga al giorno (nel frattempo però ha tenuto informati i fan sul progetto grazie al suo blog personale).

Mentre l'adattamento di Selick ha richiesto quasi un anno e mezzo di riprese e due anni di preparazione. Mischiando tecniche artigianali e tecnologie d' avanguardia, cura delle scenografie, studio dell' incidenza della luce e della profondità di campo, Selick crea decisamente un capolavoro dell’artigianato cinematografico, di cui l’esperienza della visione tridimensionale ne è solo un arricchimento. E’ un incredibile mondo in miniatura quello in cui si muovono i piccoli personaggi del film, pupazzi rifiniti in ogni particolare che sfoggiano espressioni sorprendentemente umane, create ogni volta dalle mani pazienti degli animatori che spostano impercettibilmente l’angolo di una bocca o di un sopracciglio: la tecnica dello stop-motion (o passo uno) consiste infatti nel mettere in successione un fotogramma (o scatto) alla volta.

Si pensi in particolare alla sequenza in cui tutti i fiori del giardino sbocciano illuminandosi per comporre quello che, visto dall’alto, si rivela essere un simpatico ritratto di Coraline: la perizia nella realizzazione e la suggestione visiva ne fanno qualcosa di assolutamente imperdibile e miracoloso. Le parole di Selick ci possono aiutare a comprendere meglio la portata di questo immenso lavoro: “il miracolo dello stop-motion è che vedi nascere e vivere un personaggio. Per ogni pupazzo gli animatori fanno delle vere performance.

La complessità del lavoro sta nel fatto che gli animatori muovono un fotogramma alla volta e tutto deve essere studiato a priori. Tutto quello che vedete in ogni singola scena è creato e posato a mano. Un lavoro certosino e molto complesso. Al punto che per realizzare 75 secondi di girato ci vuole una settimana”. Coraline riesce a mostrare 16 diverse espressioni in soli 35 secondi! Ci son voluti 130 set costruiti in 52 teatri diversi e 4 mesi di lavoro per ogni singolo pupazzo utilizzato. A questo aggiungiamo la peculiare maniacalità del regista che ha voluto anche una sarta che realizzasse a maglia (usando due aghi al posto dei ferri) i vestitini usati i dai pupazzi, migliaia parti di ricambio, microparrucche e marionette in scala diversa, pop corn scoppiati e dipinti a mano per farne fiori di ciliegio, raggiungendo una tale profusione di dettagli ed espressività dei personaggi da far sospettare inesistenti interventi digitali a truccare l’animazione.

Solo in prossimità del finale entra in scena la computer graphic per animare lo stop-motion e gli effetti speciali sono a loro volta così sbalorditivi da alterare l’intera percezione dello spazio filmico. L’ingegnosità del regista si rivela anche nell’utilizzo di una diversa gamma cromatica per differenziare i due mondi (così come avveniva anche ne La sposa cadavere di Tim Burton): la realtà vera è più spenta e più opaca di quell’altrove che seduce e alletta con la sua vivacità e perfezione.

"Quando ho letto per la prima volta il manoscritto sono rimasto colpito dalla giustapposizione dei due mondi; quello in cui viviamo e quello in cui ‘l’erba del vicino è sempre più verde’. E’ una cosa che conosciamo tutti” dice Selick. Chi di noi non ha mai sognato una vita alternativa? Magari simile a quella che stiamo vivendo, ma con l’opportunità di migliorare tutti quegli aspetti che non ci piacciono; e allora basta trovare una “porta” che ci faccia entrare e scoprire che esiste quello che desideriamo, o che, almeno, pensavamo di desiderare.

Di porte misteriose, soglie magiche che mettono in comunicazione diversi luoghi e mondi paralleli, è piena la letteratura fantastica di tutti i tempi e tutti i paesi, e il pensiero corre subito ad Alice nel paese delle meraviglie, madre di tutte le bambine curiose ed intrepide, solo che qui Alice pare incontrare i fratelli Grimm! E come in una loro storia, l’atmosfera si tinge di inquietudine: si pensi in primo luogo alla trovata originale di presentare un mondo parallelo sostanzialmente identico, almeno nelle apparenze, a quello reale, come fosse un doppio nascosto, un gemello segreto.

Non un luogo esplicitamente stravolto o deformato dunque, ma una copia speculare dove tutto sembra più bello e accogliente, un universo che turba e sconcerta in maniera molto più sottile, poiché il pericolo è camuffato e i mostri più spaventosi somigliano fin troppo alle persone che amiamo…E mentre all' inizio l' andirivieni tra i due mondi è semplice e quasi piacevole (basta addormentarsi nell' “altro” letto per svegliarsi in quello reale), a un certo momento l' “altra” madre comincerà a pretendere sempre di più, fino a chiedere appunto a Coraline di farsi sostituire gli occhi reali con due bottoni.

Il segno angosciante della diversità di questa dimensione parallela risiede proprio negli occhi di chi la abita: come monete che propiziano il trapasso, i bottoni sugli occhi sono il prezzo da pagare per vivere in questo mondo perfetto dove tutto, a prima vista, è come Coraline ha sempre desiderato. L’altro universo non è altro che apparenza e finzione, come spiega il regista stesso: “l’altro mondo l’ho reso come seduzione e piacere, a parte gli occhi a bottone, esagerando gli aspetti gradevoli fino al momento della scoperta, quando diventa tutto molto orribile”, l’agnizione avverrà quando Coraline aprirà gli occhi sulla trappola che si nasconde dietro le accattivanti sembianze di serenità, metafora di un'umanità pronta a vendersi per dei bisogni o desideri effimeri ed autoindotti.

Selick filma più volte il risveglio della sua piccola “Alice”, il suo passare dal mondo reale, grigio e senza stimoli, a quello multicolore e leggero della fantasia e del desiderio. “Questo è il migliore mondo possibile”, dice a Coraline la sua “seconda”, all’apparenza, amorevole madre, in realtà strega incantatrice, ragno che tesse la tela nella quale la piccola protagonista rischia di restare affascinata e prigioniera. E il sogno si trasforma in un incubo, il mondo torna a capovolgersi: dalla realtà al sogno e dal sogno all’incubo.

Il perturbante così si rivela nello scenario di una bambina che resta intrappolata nei suoi desideri e nel fascino costituito da universo fasullo e mortale. Laura Iannotta

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