Cereali: nel 2008 raccolto abbondante, ma ai produttori i conti non tornano

Redazione Nove da Firenze
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01 luglio 2008 21:46
Cereali: nel 2008 raccolto abbondante, ma ai produttori i conti non tornano

Crescono le superfici e crescono le produzioni di frumento duro e tenero. Anche se c’è qualche preoccupazione per gli effetti delle piogge associate alle alte temperature delle scorse settimane, la mietitura in pieno svolgimento dovrebbe dare buoni risultati in tutta la Toscana. In Toscana, le superfici seminate a grano duro sono cresciute del 20% (+18% in Italia) raggiungendo quota 122..943 ettari, mentre la produzione attesa – secondo la previsione di Toscana Cereali – sarà d 424.013 tonnellate, con un incremento del 24% (+30% in Italia).
Positivo anche l’incremento produttivo del grano tenero, che crescerà del 5,6% (+23% Italia), a fronte di una sostanziale stabilità delle superfici coltivate (+14% Italia).
Buono il contenuto proteico delle prime spighe di “duro” mietute ne campi della Toscana, superiore al 13% in oltre la metà del grano consegnato nei centri di stoccaggio.
«La campagna di commercializzazione 2007-08 – sottolinea Luciano Rossi, direttore di Toscana Cereali – si è chiusa il 30 giugno, caratterizzandosi nei mesi passati per il forte incremento dei valori delle materie prime agricole, non solo di quelle cerealicole.

Il prezzo del grano duro, infatti, è passato da 170 fino punte di 500 euro a tonnellata, mentre il tenero da 150 a 250. Oggi inizia la campagna di commercializzazione 2008-09, ma già da alcune settimane – aggiunge Rossi – i prezzi sono scesi intorno ai 320 euro/tonnellata, mentre una fetta consistente dei maggiori introiti degli agricoltori sarà mangiata dall’impennata dei costi di produzione: gasolio, sementi e fertilizzanti. D’altra parte, stando al secondo rapporto annuale dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) dal 1995 al 2004 i prezzi del frumento tenero sono scesi del 17%, e quelli del duro del 24%.

Nello stesso periodo i costi di produzione del frumento sono aumentati del 15%. Mentre in media i Prezzi del Pane sono passati da 1,03 € al kg del 1995 a 2,05 del 2005 con un incremento del 100%».
«La campagna di commercializzazione 2007-08 – sottolinea Luciano Rossi, direttore di Toscana Cereali – si è chiusa il 30 giugno, caratterizzandosi nei mesi passati per il forte incremento dei valori delle materie prime agricole, non solo di quelle cerealicole. Il prezzo del grano duro, infatti, è passato da 170 fino punte di 500 euro a tonnellata, mentre il tenero da 150 a 250.

Oggi inizia la campagna di commercializzazione 2008-09, ma già da alcune settimane – aggiunge Rossi – i prezzi sono scesi intorno ai 320 euro/tonnellata, mentre una fetta consistente dei maggiori introiti degli agricoltori sarà mangiata dall’impennata dei costi di produzione: gasolio, sementi e fertilizzanti. D’altra parte, stando al secondo rapporto annuale dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) dal 1995 al 2004 i prezzi del frumento tenero sono scesi del 17%, e quelli del duro del 24%.

Nello stesso periodo i costi di produzione del frumento sono aumentati del 15%. Mentre in media i Prezzi del Pane sono passati da 1,03 € al kg del 1995 a 2,05 del 2005 con un incremento del 100%».
«Attualmente – sottolinea il presidente di Toscana Cereali Avio Assunto Marretti – il mercato cerealicolo ha un andamento ribassista in conseguenza dell’aumento delle superfici coltivate un po’ in tutti i Paesi produttori. In quelli dell’Unione, in particolare, gli agricoltori sono stati spinti a seminare anche dal superamento del set-aside.

Il costo di produzione per ettaro è passato dai 500 euro di un paio d’anni fa, agli attuali 900. In termini colturali, infine, abbiamo notato uno spostamento del frumento duro dalle zone vocate del Centro Sud a quelle del Centro Nord, come evidenzia il dato dell’Emilia Romagna che passerà dalle 134.000 tonnellate dell’anno scorso, alle 400.000 di quest’anno. Una delle nostre battaglie di Organizzazione dei produttori – conclude Marretti – è quella di differenziare il premio previsto dall’art.

69 della nuova Pac, che oggi viene erogato a tutti nella stessa misura, in modo da privilegiare le zone ad elevata vocazione produttiva. Il grano migliore per produrre la pasta cresce infatti nei terreni collinari e argillosi, dove però la resa per ettaro è sensibilmente più bassa che nella pianura padana».
Infine, Rossi conclude con un ragionamento sulla speculazione. «La dinamica inflazionistica che incide sul costo dei prodotti finti pagati dal consumatore – spiega – non è responsabilità dei produttori di materia prima, ma dei comportamenti speculativi di fondi pensione e d’investimento, che acquistano con molto anticipo grosse quantità di prodotto.

Immettendole sul mercato nel momento più utile per loro. Anche la destinazione di grosse partite di cereali alla produzione di bio-etanolo per trazione, contribuisce molto all’aumento dei prezzi. Infine – conclude – esistono anche fenomeni speculativi al ribasso, che danneggiano in primis i produttori. Nonostante il raccolto abbondante nel nostro Paese, ad esempio, nel prossimo settembre è atteso l’arrivo da Messico di diverse navi con frumento duro a basso prezzo, destinato al’industria pastaria».
Nelle provincie di Grosseto e Siena - che costituiscono un po’ il “granaio” della regione – la produzione di grano duro cresce rispettivamente del 66% e del 14%, mentre il grano tenero registra una flessione netta del -40% a Grosseto, ed un +7% a Siena.

Tenero che (come si vede dalle tabelle) è comunque residuale rispetto al duro (utilizzato per produrre pasta).

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