Crisi economica: la fine per libreria Le Monnier di Firenze e per la SCM di Vicchio?

La società, la Città di Firenze S.r.l. che è proprietaria della libreria Le Monnier è subentrata alla Mondadori ma è stata fortemente penalizzata dal raddoppio del canone d’affitto dei locali. La nuova società si è trovata a fronteggiare una situazione debitoria pesante. Per non vedersi aggredire dai creditori, la strada scelta è stata quella di restituire la merce perché non erano in grado di pagarla. Quindi hanno cominciato a restituire i libri che avevano nella libreria e ad oggi la libreria è pressoché vuota. Hanno provato a trasformare la libreria e a realizzare un sistema di franchising con Mondadori però questo richiedeva il rilascio di una pesantissima fideiussione, a garanzia dei libri che venivano dati in franchising che la Città di Firenze S.r.l. non è in grado di sostenere. Un paio di settimane fa era stato intravisto un possibile acquirente ma, nei giorni scorsi questo acquirente si è ritirato. Il proprietario è di Milano ed è probabile che punterà a trasferire tutto a Milano. Nelle ultime ore potrebbe essersi materializzato l’interessamento di qualcuno per poter riprendere in mano questa libreria e ci sarebbero stati dei contatti con la Città di Firenze S.r.l. ma, al momento, l’unica certezza che c’è è che questa libreria purtroppo si avvia a chiusura.
La SCM occupa 64 addetti, produce lattulosio in diverse forme per utilizzo farmaceutico ed è articolata in tre stabilimenti: a Vicchio, a Pistoia e a Latina. L’azienda è tra le prime dieci del Mugello e, dal mese di gennaio, la cassa integrazione ordinaria viene utilizzata, ma non applicata, perché vengono usate le ferie dell’anno precedente. Un meccanismo consentito dalla legge. L’azienda aveva ipotizzato una ripresa dell’attività per fine aprile ma, nell’incontro sindacale di metà marzo, ha confermato le difficoltà occorse nel frattempo, dal mancato decollo del mercato statunitense alle difficoltà finanziarie dovute anche all’aumento del costo delle materie prime. Il 26 aprile si terrà un incontro tra le parti presso l’associazione degli industriali per verificare la situazione e giungere ad un accordo. L’azienda chiederà una proroga della cassa integrazione ordinaria di tre mesi e gli addetti coinvolti dovrebbero essere 18. Secondo la dirigenza è opportuna l’interruzione della produzione a ciclo continuo ma le organizzazioni sindacali non sono d’accordo sia per lo stato delle parti che per la qualità del prodotto. I sindacati lamentano l’impossibilità ad avere un interlocutore valido e affidabile dal punto di vista della contrattazione perché c’è un continuo turn over forte nel gruppo dirigente. Un dramma sociale che coinvolge 60 famiglie.

Redazione Nove da Firenze