E-justice in Italia. Ci sono gli investimenti ma il sistema non decolla


La giustizia è probabilmente il settore che è stato meno coinvolto nel processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana. A differenza di altri Paesi europei dove i processi di e-gov hanno garantito una ristrutturazione e un notevole risparmio, l'Italia non ha saputo cogliere le opportunità che si sarebbero create informatizzando molti processi burocratici. L' e-justice infatti porterebbe immediatamente a un'accelerazione delle cause di almeno il 20% con un recupero di efficienza nei servizi di cancelleria del 30-40%. All'estero i casi di successo dei servizi elettronici sono diversi. In Inghilterra e Galles il Money Claim On-Line permette, tramite un apposito data base, di ottenere un decreto ingiuntivo on line. In Finlandia è possibile iniziare un procedimento civile o penale attraverso una comunicazione via fax o e-mail. In questo modo il 65% dei documenti ricevuti dalle corti in materia civile viene depositato in forma elettronica. L'Austria, invece, "incentiva" l'utilizzo del proprio sistema di e-justice attraverso una riduzione dei diritti di cancelleria da applicare ai documenti giudiziari inviati per posta elettronica. Questi, come altri esempi di successo realizzati in Europa, sono accomunati da una costante attenzione alla semplicità di utilizzo. E' questo il quadro emerso dalle analisi dell'Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari (Irsig) del Cnr di Bologna. L'istituto, diretto dal Prof. Giuseppe Di Federico, nella sua indagine sulle Tecnologie per la giustizia ha tracciato un quadro decisamente preoccupante sull'e-gov del sistema giustizia. Un sistema in cui non è decollato il regolamento ministeriale per l'informatizzazione dei processi civili nonostante i benefici che produrrebbe sui 9 milioni di processi pendenti. L'utilizzo di tecnologie di supporto al lavoro di cancellieri e magistrati sono poco sviluppate in Italia. Altrettanto si può dire per l'utilizzo di reti informatiche per scambiare dati e documenti giudiziari. Dal 2000 sono stati avviati i progetti che dovrebbero condurre al procedimento civile senza carta. La sperimentazione di fascicoli elettronici, sentenze on-line e soprattutto dei processi telematici dovrebbe coinvolgere dapprima 7 uffici giudiziari pilota (Bari, Bergamo, Bologna, Catania, Genova, Lamezia Terme e Padova) per poi essere estesa ad altri 50 ma, seconda la ricerca Irsig, questo progetto dovrà fare i conti con le resistenze interni degli uffici. Il quadro normativo, organizzativo ed istituzionale non rende ottimisti nonostante siano stati fin'ora spesi circa 9 milioni di euro in questo progetto ed altri finanziamenti siano stati messi in cantiere. Uno dei problemi sin'ora registrati in molti tribunali riguarda il Re.Ge (Registro Generale). L' utilizzo del software è stato disincentivato per problemi di interoperabilità fra i diversi uffici sebbene sia stato installato in tutti i 165 tribunali e sia stato spesso integrato con programmi di videoscrittura per la creazione automatica dei provvedimenti. Un discorso analogo riguarda l'utilizzo della posta elettronica che il ministro Nicolais vorrebbe stimolare vietando nella p.a l'invio di posta cartacea. L'e-mail ha un uso limitato. Spesso serve solo per preannunciare documenti inviati via fax o posta tradizionale. Il protocollo informatico, invece, è stato attivato, ma solo come registro, e perciò non consente l'archiviazione e lo scambio di documenti. Per ovviare a questi inconvenienti è stato firmato nei giorni scorsi un Protocollo d'intesa fra i ministeri della Funzione pubblica e della Giustizia per la digitalizzazione dei sistemi informativi dell'amministrazione della giustizia. Una cooperazione che dovrebbe dare al sistema giustizia gli strumenti per fare il salto di qualità. Il Protocollo serve infatti a ridurre i tempi dei processi, a istituire per alcuni casi i processi per via telematica e ad avviare un processo di informatizzazione delle giustizia. Tutto questo grazie ad un investimento di 20 milioni di euro a cui vanno aggiunti il 50% delle somme confiscate per reati contro la Pubblica amministrazione. Giustizia civile, giustizia penale, informatica giuridica e giustizia minorile saranno i quattro focus su cui concentrare gli sforzi per migliorare organizzazione ed efficenza. “Si cercherà di operare anche apportando miglioramenti in tema di interoperatività”, ha spiegato il sottosegretario alla Funzione pubblica Beatrice Magnolfi. “Se le banche dati dei ministeri sono interoperative diventa possibile per gli avvocati accedere piu' facilmente ai calendari dei processi, consultare plichi e fascicoli on line in tutta sicurezza. Il tutto con un notevole risparmio di tempo”.

Redazione Nove da Firenze