Viaggio in Etiopia e altri scritti africani: la valigia ingombrante di Malaparte rieditata da Vallecchi

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
09 novembre 2006 16:08
Viaggio in Etiopia e altri scritti africani: la valigia ingombrante di Malaparte rieditata da Vallecchi

Nel leggere il testo che raccoglie, per la prima volta in volume, gli articoli scritti da Curzio Malaparte inviato nei territori dell’Impero d’Africa Orientale per il “Corriere della Sera” nel 1939, mi è balenata alla mente una domanda imbarazzante. Mi sono chiesto se un lettore qualunque o, meglio ancora, se un viaggiatore (categoria a cui è espressamente rivolta la collana di testi edita da Vallecchi in praticissimo formato tascabile) potesse trovare di qualche utilità la raccolta di articoli brillantemente curata da Enzo R.

Laforgia e edita col titolo Viaggio in Etiopia e altri scritti africani. Non volevo certo mettere in dubbio il valore storico del libretto e neppure mi sognavo di negare l’interesse del pubblico per un autore apprezzato come romanziere e intellettuale poliedrico quale Curzio Malaparte, di cui il volume peraltro mette in luce aspetti poco noti, mi stavo chiedendo soltanto cosa potesse aggiungere questo nuovo libro di viaggio all’ipertrofico e desolante panorama costituito dalla letteratura “coloniale” africana.

Nella foto scattata da Roberto Masullo le cascate del Nilo Azzurro, toccate da Malaparte nel suo viaggio

Leggendo gli scritti odeporici dei molti giornalisti che percorsero l’Africa Orientale e l’Etiopia negli anni che vanno dal 1935 alla caduta dell’Impero si resta sbigottiti dalla desolante piattezza prodotta dalla propaganda fascista nelle coscienze; è veramente dificile imbattersi in un libro che dica qualcosa dell’Africa più che del suo autore.

Si ha la sensazione di imbattersi in un inutile spargimento di inchiostro, interessante solo marginalmente per lo storico. Quasi tutti gli scrittori del tempo sembrano dotati, oltre che del bel caschetto coloniale in sughero per proteggersi dal sole, di spessi occhiali che li rendono miopi, incapaci di incontrare l’alterità in qualsivoglia forma (dal paesaggio agli uomini). Il giornalista Curzio Malaparte non fu un’eccezione.

Tuttavia questi scritti sono attraversati da un intimo dissidio che ne rende unica e preziosa la raccolta, ne giustifica la pubblicazione e la rende cara a noi viaggiatori.

Il nostro giornalista intraprendeva il suo percorso africano nell’intento di dimostrare di aver assimilato l’armamentario concettuale di regime e di essere pronto a celebrare i trionfi della rivoluzione fascista portatrice di civiltà ai barbari abissini; Malaparte partiva per l’Etiopia con una valigia carica di pregiudizi e di stereotipi ben ordinati ma l’Africa dovette sorprenderlo, rapire la fantasia dello scrittore, sconvolgerne in qualche misura i piani. L’Etiopia lo costrinse ad intraprendere un viaggio vero, fatto di incontro con cose e persone.

Negli articoli l’armamentario concettuale di propaganda permane, rimane preponderante e spesso sembra ridurre uomini e paesaggi ad un piatto orizzonte chiamato Africa bianca ma questo piano si associa anche, sono i momenti migliori in cui l’inconscio sembra prendere il sopravvento, ad una scrittura che l’autore stesso chiama surrealismo, forgiata appositamente per descrivere ciò che non è assimilabile nelle categorie dell’ordine.

Caos, insensatezza, orrore e potenza di una natura scarsamente tenuta a freno dall’uomo segnarono la mente di quel giornalista; il paesaggio etiopico suggerì alla sua penna sensazioni che riuscì a malapena a frenare nella cornice di propaganda degli articoli ma che presto dilagheranno portando Malaparte alla scrittura della maturita. Ecco dunque dove il viaggio si fa incontro con le cose e Malaparte diviene osservatore attento, capace di spogliarsi per qualche istante dal suo pesante carico di pregiudizi, esempio prezioso per chiunque si accinga a partire.



Il curatore del testo, sin dal titolo, commette, a mio avviso, una lieve imprecisione che farebbe imbestialire un patrota eritreo. Analizzando il percorso di viaggio compiuto da Malaparte in Africa Laforgia dimentrica l’Eritrea e ingloba quest’ultima nel più generico appellativo ‘Etiopia’. In realtà, se il cuore del percorso del giornalista è indubbiamente costituito dall’Etiopia (circa 6.000 chilometri percorsi in parte a dorso di mulo), il suo itinerario, ce lo testimoniano inequivocabilmente gli articoli, iniziò a Napoli il 19 gennaio 1939 quando Malaparte si imbarcò sul piroscafo Palestina ed ebbe come base di sbarco il porto di Massaua da cui il viaggio vero e proprio prese le mosse.


Malaparte raggiunse quindi l’Asmara e, solo valicando la frontiera costituita dal fiume Mareb, entrò nell’Etiopia propriamente detta. I primi tre articoli del ‘Viaggio in Etiopia’, dunque, apparterrebbero integralmente ad un itinerario Eritreo dell’autore ma, bisogna pur riconoscerlo, l’attenzione del giornalista è tutta tesa al rapporto tra Europa ed Africa e spesso la penna si addentra con disinvoltura nel territorio etiopico tralasciando la convenzionale divisione con l’Eritrea.
L’apparente equivoco nasce forse dal fatto che, al tempo del reportage, i territori dell’Eritrea, italiana sin da prima del 1890, data di istituzione della Colonia Eritrea, e quelli etiopici erano stati riuniti in Impero o venivano genericamente designati col termine ‘Africa Orientale Italiana’ comprendente, oltre ad Eritrea ed Etiopia, anche la Somalia italiana.

Col dissolversi della frontiera tra la nostra vecchia colonia primigena e le terre del Negus, erano i territori di questo immenso paese, grande oltre quattro volte l’Italia, a richiamare l’attenzione delle masse e dei giornalisti ed è dunque lecito dire, con il curatore del testo, che il viaggio di Curzio Malaparte fu un reportage rivolto principalmente all’Etiopia.

Il libro si compone delle seguenti parti:
Introduzione (Enzo R. Laforgia ci guida verso un corretto approccio al testo)
‘Viaggio in Etiopia’ (13 articoli del 1939 scritti da Malaparte in Africa Orientale)
‘Altri scritti africani’ (5 articoli di varia data che spaziano da 1935 al 1941)
La vicenda editoriale del reportage dalle carte del “Corriere della Sera” (raccolta di documenti utili alla ricostruzione del contesto storico in cui gli articoli vennero scritti)
Glossario (utile spiegazione di alcuni termini amarici o coloniali utilizzati dall’autore)
Indice.



Roberto Masullo

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