A Firenze la mostra su Leon Battista Alberti

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
10 marzo 2006 15:25
A Firenze la mostra su Leon Battista Alberti

Firenze – Circa 170 opere, in parte di Leon Battista Alberti, in massima parte dei grandi artisti sui quali si è esercitato l’ascendente delle sue teorie: Donatello, Ghiberti, Beato Angelico, Bernardo Rossellino Andrea del Castagno, lo Scheggia, Filippo Lippi, Filarete, Verrocchio, Botticelli, Fra Carnevale, Andrea Sansovino, Neri di Bicci e tanti altri.

Questi i contenuti della grande mostra L’uomo del Rinascimento. Leon Battista Alberti e le Arti a Firenze tra Ragione e Bellezza destinata a celebrare il sesto centenario della nascita del genio fiorentino, uno dei massimi protagonisti della cultura rinascimentale.

Alberti (1404 – 1472) fu infatti sommo architetto, letterato prodigioso, teorico dell’arte acutissimo, ma anche urbanista, matematico, pittore, archeologo, fisico, chimico, musicista. Fu, in altri termini, l’uomo che prima di Leonardo incarnò gli ideali universali dell’Umanesimo, pronto ad addentrarsi nei campi più diversi, prodotto emblematico di un’ascesa culturale capace di formulare sintesi inedite di razionalità e bellezza, di dettare le regole di una nuova estetica, di forgiare la sensibilità di un’epoca.

Curata da Cristina Acidini Luchinat (soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure) e da Gabriele Morolli (ordinario di Storia dell’Architettura presso l’Università di Firenze), la mostra è stata presentata oggi.

E’ posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è progettata e prodotta dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ed è realizzata e organizzata da Firenze Mostre. Hanno dato il loro apporto prezioso la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino e le altre Soprintendenze territoriali, l’Opificio delle Pietre Dure, il Comune di Firenze, l’Università di Firenze e il Comitato Nazionale per le Celebrazioni Albertiane. Main sponsor il Gruppo Banca CR Firenze. Il catalogo è di Mandragora/Maschietto Editore.

L’esposizione presenta in totale 34 dipinti, 22 disegni, 30 sculture o rilievi, 4 elementi architettonici, 11 gessi, 21 manufatti di arti minori (tessuti, modellini, oreficerie, etc.), 6 medaglie, 20 manoscritti di cui alcuni miniati, 5 lettere, 13 volumi a stampa.

Tra i pezzi più pregiati alcuni straordinari Donatello: la Madonna con Bambino (Piot) eccezionalmente prestata dal Louvre, il Banchetto di Erode dal Musée des Beaux Arts di Lille, la Madonna col Bambino e Angeli del Victoria and Albert Museum di Londra. E ancora: la spalliera con la Presa di Troia del Maestro di Apollo e Dafne prestata in via altrettanto eccezionale dalla New York University, la placchetta ritenuta Autoritratto di profilo di Alberti dalla National Gallery di Washington, la Calunnia di Botticelli dagli Uffizi, l’Armadio degli Argenti di Beato Angelico dal Museo di San Marco.

Una delle grandi attrazioni è La città ideale dal Museo Nazionale delle Marche con a fianco, esposto per la prima volta, l’eccezionale disegno scoperto sotto la pittura grazie alle indagini diagnostiche commissionate dalla Soprintendenza di Urbino. Riconsiderato oggi, il disegno lascia ipotizzare la mano di Alberti in persona.

Un apporto particolarmente importante è dato da un gruppo di documenti inediti provenienti dagli archivi della famiglia Alberti, che offrono importanti contributi circa la figura e l’opera di Leon Battista.

In proposito, viene esposto per la prima volta un albero genealogico, da poco scoperto, con 141 nomi di antenati, scritto su pergamena da Alberti stesso.

La mostra nasce con criteri di decisa impronta comunicativa ed educativa. E’ un viaggio alla scoperta di una Firenze rinascimentale da rileggere e reinterpretare alla luce delle opere progettate o ispirate da Leo Battista Alberti. Il percorso espositivo è diviso in sette sezioni: la vita, gli anni fiorentini, la committenza Rucellai, la città di Alberti, il trattato di architettura, la città ideale, la scienza.

Nel labirintico snodarsi di segni eleganti e di materie preziose, emerge la forza del pensiero albertiano: non necessariamente e non sempre razionale e solare, ma dedito a volte a spunti oscuri e misteriosi, bordeggiando quel confine d’ombra interiore oggi chiamato depressione.

Sono toccati i motivi importanti della sua vita: la nascita in esilio a Genova nel 1404, gli studi itineranti, la scelta della carriera ecclesiastica nella segreteria pontificia, nonché le opere teoriche e i loro riflessi sulle arti. Senza i suoi trattati (Della Pittura - De Pictura, De Statua, De Re Aedificatoria) il corso delle arti del secondo Quattrocento, e dunque del Rinascimento fiorentino e italiano, sarebbe stato diverso.

La mostra si proietta anche all’esterno di Palazzo Strozzi in forma di itinerario albertiano, segnalando le opere progettate da Alberti architetto e i luoghi ove si avverte il suo suggerimento intellettuale.

Tra le prime e principali quelle che riflettono la committenza di Giovanni Rucellai, il nobile mercante che gli dette piena fiducia: Palazzo Rucellai, la facciata di Santa Maria Novella, il tempietto del Santo Sepolcro in San Pancrazio. Inoltre, sempre a Firenze, il Coro circolare della SS. Annunziata e, nel contado, la Pieve di San Martino a Gangalandi di cui Alberti era rettore. Tra i secondi la Cappella del Crocifisso in San Miniato, il tempietto della SS. Annunziata, il portico della Cappella dei Pazzi e il chiostro grande nel convento di Santa Croce, l’incrostazione marmorea del tamburo della cupola di Santa Maria del Fiore, il chiostro di San Lorenzo.

Un percorso che, passando per Impruneta, Pescia, Piombino e Pienza abbraccia luoghi ed esperienze d’eccellenza della Toscana rinascimentale.

Collegamenti
In evidenza