Livorno, la sfida col Toro rievoca struggenti ricordi


LIVORNO - Dopo oltre mezzo secolo Livorno e Torino si ritrovano di fronte in campionato. Per l'esattezza, dopo 54 anni. L'ultima volta fu il 30 gennaio 1949 e fu in serie A. In terra piemontese finì 1 a 0 per i granata, che all'andata, il 10 ottobre 1948, avevano espugnato anche l'Ardenza per 2 a 0. Ma quello era il Grande Torino che pochi mesi dopo, ai primi di maggio, avrebbe trovato la morte nella sciagura aerea di Superga. E che, per la cronaca, si fregiò ancora una volta del titolo di campione d'Italia. Il povero Livorno, dunque, ben poco poteva fare di fronte ad una tal corrazzata del calcio italiano. Gli amaranto, nonostante i 19 gol di Stradella, giunsero ultimi con 26 punti (attenzione, all'epoca si assegnavano due punti per la vittoria, non tre come adesso) e quindi retrocessero in B ignari del fatto che in A, almeno finora, non sarebbero più tornati. E fu lì che le strade di Livorno e Toro, che fino ad allora avevano dato vita ad epiche battaglie, si separarono. Eppure alcune di quelle battaglie sono state veramente storiche. La più importante e fascinosa, diremmo affascinante, è stata senz'altro quella che vide di fronte, nel torneo 1942-43, la Triglia di mister Fiorentini (come allora veniva chiamato il Livorno) e quello che in nuce era già il Grande Torino, perché proprio in quegli anni la squadra granata si era rafforzata prendendo Loik, Gabetto e Mazzola (nella foto), e divenendo così quello squadrone che solo la luttuosa tragedia di Superga poté fermare. Ebbene, il Livorno operaio e grintoso tenne testa al mitico Toro tenendolo dietro le spalle fino a tre giornate dalla fine. E comunque la distanza finale fu di un solo punto, 44 a 43. Il capolavoro di quell'anno il Livorno lo fece proprio a Torino, alla seconda giornata, vincendo per 2 a 1. Fu quella una delle pochissime sconfitte interne subite dal Grande Torino al Filadelfia. Il Livorno, quell'11 ottobre 1942, mentre in Europa infuriava la seconda guerra mondiale, scese in campo con questi uomini: Assirelli, Del Bianco, Lovagnini, Tori, Capaccioli, Zidarich, Piana, Stua, Raccis, Miniati e Degano. Fuori squadra c'era uno degli uomini simbolo, Traversa, che si era infortunato nel vittorioso esordio ardenzino col Venezia. Anzi, proprio l'assenza forzata del centromediano Traversa consentì al mister, che non aveva certo una rosa interminabile, di trovare quell'accorgimento tattico che fece del Livorno, da buona squadra qual era, una compagine fortissima. La retrocessione della mezzala Zidarich sulla linea mediana del campo al posto di Capaccioli dette al reparto centrale una solidità inaspettata, ed ugualmente si può dire per la corsia laterale destra che con Capaccioli al posto di Traversa trovò quella fluidità e velocità che non aveva, il tutto per consentire l'inserimento in squadra di una giovane mezzala sinistra prodotta dal vivaio livornese, Miniati, che prese conseguentemente il posto di Zidarich. In altre parole, questo accorgimento tattico dette al Livorno un centrocampo ed una difesa di maggiore qualità, o comunque di maggiore solidità, e permise alle punte amaranto di avere una quantità infinita di palloni calibrati sulle loro teste e sui loro piedi. E' da considerare, per inciso, che quell'anno il Livorno giocava un po' all'inglese senza il goleador da cercare a tutti i costi ma con una serie di finalizzatori come Piana, Stua, Raccis e Degano che potevano andare in gol in modo interscambiabile ed in tutti i modi possibili ed immaginabili. E torniamo a quella famosa partita del Filadelfia. In uno stadio stracolmo, fra i vessilli granata che oscillavano al vento, il Torino del tecnico Janni, privo di Bodoira e Gabetto, scese in campo con questo undici: Cavalli, Cassano, Piacentini, Baldi, Ellena, Grezar, Menti, Loik, Ossola, Mazzola e Ferraris. Una squadra da far tremare gli avversari. Ma come tutti sanno, ormai, fu il Livorno a prevalere. Al gol granata di Loik verso la fine del primo tempo, fece seguito il pareggio di Zidarich nei primi minuti della ripresa ed il raddoppio amaranto di Degano a metà tempo. Il Torino non si riprese più. Certo, in quel Livorno giocavano fior di giocatori come Stua o Raccis, Capaccioli o Degano, Piana o Del Bianco, ma nessuno all'epoca lo sapeva ancora che quelli erano dei campioni, tutti sapevano che erano dei buoni e bravi calciatori, ma non dei fuoriclasse. Poi, come detto, le strade si sono divise. Ma oggi Torino e Livorno tornano ad incrociarsi. Il campionato è quello di serie B, lo stadio non è più il Filadelfia e neppure il Comunale, ma l'asettico delle Alpi, però la partita rimane ugualmente affascinante, almeno per i tifosi amaranto. Dispiace vedere il Toro in crisi societaria e tecnica. L'augurio è che dopodomani, nel freddo pomeriggio torinese, nel clima ormai natalizio, le due squadre sappiano onorare, anche in B, i prestigiosi fasti di un passato che deve necessariamente tornare. (Marco Ceccarini)

Redazione Nove da Firenze