A quattro anni dal rogo Teresa Moda: calano le violazioni della sicurezza

Il sindaco Biffoni: "Resta molto da fare, ma l'obiettivo del Patto lo stiamo perseguendo. Controllate oltre 8.200 aziende, comprese tintorie e stamperie". Enrico Rossi: "Più controlli e meno fabbriche illegali"


A quattro anni dal rogo del Teresa Moda, in cui morirono sette operai, è stato convocato un Tavolo straordinario del Patto lavoro sicuro con tutte le parti coinvolte, invitando anche le associazioni cinesi più rappresentative. Un’occasione per fare il punto della situazione sul progetto, voluto dalla Regione Toscana e dal Comune di Prato, che nacque nel 2014 per contrastare l’illegalità e in particolare le norme sulla sicurezza sul lavoro.

I passi avanti fatti in questi anni sono stati illustrati oggi nel corso dell'incontro organizzato dal Comune di Prato, dal coordinatore regionale del progetto Prato lavoro sicuro, Renzo Berti. I numeri parlano di controlli su dormitori illegali (1039), cucine abusive (299), impianti elettrici fatiscenti (1.564), macchinari irregolari (1729) che hanno portato alla chiusura di alcune imprese e in molti casi alla eliminazione delle carenze riscontrate. Sono state sequestrate e chiuse ben 418 imprese e la situazione è progressivamente migliorata, portando le irregolarità riscontrate da un 15,9% mensile (6,8% a Prato dove la situazione è più critica) di aziende in regola al 55,7% dello scorso marzo. Sono inoltre molte (84%) le imprese che hanno adempiuto nei tempi assegnati alle prescrizioni impartite, pagando le relative sanzioni (11.659.198 euro dall'avvio dell'attività sino a fine giugno 2017). Anche la qualità delle carenze, nel tempo, si è modificata e oggi è assai meno frequente il rilevamento delle problematiche più gravi e macroscopiche, quali ad esempio la presenza di dormitori all'interno dei capannoni. Un trend positivo, dunque, che ha spinto la giunta regionale a non mollare la presa, confermando il piano per almeno altri due anni e raffinandone ed ampliandone nel contempo, sempre d'intesa con le Procure, il raggio ispettivo. La fase due ha preso il via lo scorso aprile e ha già realizzato 1.469 ispezioni. Le carenze riscontrate continuano ad essere numerose, ma si conferma un quadro in miglioramento. L'analisi dei risultati ottenuti ha portato a rilevare un nuovo fenomeno, una sorta di nuova frontiera dell'illegalità: il fenomeno delle ditte fantasma, che ufficialmente non esistono perchè nascoste all'interno delle civili abitazioni - spesso non a norma e sovraffollate - che mascherano condizioni di vita e di lavoro potenzialmente ancora più rischiose. Per combattere su questo nuovo difficile fronte, la giunta ha recentemente varato un numero verde 800-017835, per consentire segnalazioni da parte di cittadini che saranno raccolte e verificate da tecnici.

“Dobbiamo sempre ricordare l’obiettivo che ci siamo posti alla nascita del progetto: per Prato non è tollerabile che le persone muoiano sul lavoro a dispregio delle conquiste sociali e sindacali di una città e di un intero Paese – ha sottolineato il sindaco Matteo Biffoni -. Sicuramente non tutto è risolto e molto resta da fare, ma i risultati illustrati oggi e grazie al sostegno della Procura della Repubblica dimostrano che è la strada corretta. Sono state controllate 8.257 imprese, un dato impressionante che non ha eguali su altri territori”. Il sindaco ribadisce come molto resti da fare: “Comune e Regione stanno mettendo in campo tutte le forze possibili per quanto di competenza. Ovviamente non risolviamo così tutti i problemi, a cominciare da quello dell’evasione fiscale che in Italia è pari a 110 miliardi l’anno e che evidentemente richiede un lavoro specifico di controllo che non può essere fatto solo a livello locale – ha ribadito Biffoni -. Chi però dice che non si fanno controlli efficaci non dice la verità: i dormitori sui luoghi di lavoro sono sempre meno, adesso stiamo aggredendo il fenomeno dei laboratori nelle case private con ogni mezzo possibile e anche se guardiamo i dati dei controlli in tintorie e stamperie vediamo che già solo dall'inizio dell'anno ne sono state controllate oltre 20 solo dalla Polizia Municipale, segno della forte attenzione anche su questi settori”.

"La Regione ha lanciato il progetto Prato lavoro sicuro - ricorda il presidente Enrico Rossi - ci abbiamo messo 12 milioni di euro, abbiamo assunto 76 ispettori del lavoro e, d'intesa con Asl e Procure è partito un piano di ispezioni straordinarie che, dal settembre 2014 al marzo 2017 ha già controllato 8257 imprese, il 59% delle quali risultate non in regola. Oggi la prima fase si è conclusa ma la Regione non abbassa la guardia. Il progetto Prato è diventato un modello. Una sfida per far emergere da condizioni di illegalità diffusa, con un lavoro di squadra, realtà produttive capaci di contribuire alla ricchezza della Toscana e del Paese. Oggi vogliamo consolidare questa esperienza ma anche anche allargarla, per renderla uno strumento più raffinato ed efficace contro lo sfruttamento dei lavoratori quasi degli schiavi, inaccettabile in una terra civile come la Toscana".

Il risultato dei controlli è stato illustrato dal Responsabile Renzo Berti: “Con l’inizio della fase 2 registriamo un calo delle notizie di reato e delle irregolarità maggiori, come la presenza di dormitori nei capannoni, ma al contempo si registrano casi di sovraffollamento o presenza di attività lavorative abusive nelle civili abitazioni. Da qui la nascita anche di un numero verde dedicato per ricevere segnalazioni dai cittadini e dare il via a verifiche sulle abitazioni private”. Dall’attivazione del numero verde 800017835 in una settimana sono arrivate 11 segnalazioni circostanziate, delle quali 9 su Prato e 2 su Firenze per le quali sono in corso verifiche.

Un modello, quello del Piano lavoro sicuro, che la Regione Toscana vuole utilizzare per una legge: “Come suggerito anche dal procuratore Nicolosi e come annunciato dal Presidente Rossi stiamo lavorando per rendere strutturale questo tipo di lavoro, creando una legge regionale ad hoc – ha annunciato la consigliera regionale Ilaria Bugetti -. Ci sono i numeri per certificare che si sta facendo un lavoro importante che certamente deve continuare con un investimento sul lungo periodo”. L’impegno della Regione è stato ribadito anche dal consigliere regionale Nicola Ciolini: “Anche per il 2018 sono state confermate le risorse e si sta avviando la procedura per stabilizzare il personale in forza al servizio di prevenzione, che non a caso ha sede a Prato. Adesso abbiamo davanti la sfida del fenomeno delle case laboratorio che dobbiamo combattere e per il quale devono lavorare insieme comunità italiana e cinese”.

A rivolgersi direttamente alla comunità cinese è il vicesindaco Simone Faggi: “Ce lo dobbiamo dire con sincerità ed amicizia, siamo ancora molto indietro. Ribadisco la necessità di un maggior dialogo tra le associazioni cinesi e il nostro territorio, per trovare una sana dialettica sui temi del lavoro, della scuola e anche della gestione dei rifiuti. Il lavoro degli ispettori durerà ancora per anni perché non siamo ancora arrivati a un livello adeguato di virtuosità produttiva – ribadisce Faggi -. Nel giorno dell’anniversario della morte di 7 operai cinesi nel rogo della loro azienda e a pochi mesi dalla tragedia della Tignamica, vogliamo senza retorica evidenziare l’impegno della nostra città per affrontare i problemi che il territorio ancora sta vivendo”. Al tavolo sono intervenuti i rappresentanti di Camera di commercio, Confindustria, Cna, Confartigianato e Rete Imprese. Forte anche la presenza delle associazioni cinesi al tavolo: oltre a China World Cna, erano presenti l’associazione generale del commercio Italo-Cinese, l’associazione di amicizia Italia-Cina, l’associazione Buddista e l’Associazione Fujian.

Redazione Nove da Firenze